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Old 22-01-2009, 12:17   #46
Kharis2
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NEW YORK, 21 gennaio 2009 - New York vince con Gallinari protagonista (ascolta l'audio): per lui 10 punti, suo nuovo massimo in carriera nella Nba, ma soprattutto una prestazione effervescente con anche una stoppata su Shaquille O’Neal. Settima sconfitta consecutiva invece dei Raptors che ritrovano O’Neal. Per Andrea Bargnani 16 punti, ma solo 6/16 al tiro. Con 42 punti di Andrew Bynum (career high) i Lakers si aggiudicano il derby di Los Angeles. Bene Boston, Cleveland e New Orleans. Dallas crolla a Milwaukee.

New York-Phoenix 114-109
Mike D’Antoni consuma la sua vendetta su Steve Kerr, il General Manager che ha avuto un ruolo decisivo nel divorzio tra la squadra dell’Arizona e l’ex coach di Milano e Treviso, battendo i Suns 114-109 al termine di un match divertente e a tratti anche spettacolare. Gli ospiti iniziano giocando la loro miglior pallacanestro “dantoniana”. Steve Nash in regia fa la differenza e la coppia Stoudemire-O’Neal punisce la frontiline di New York. Phoenix arriva al +13 poi toglie il piede dall’acceleratore. Il momento di Gallinari arriva a 2’56’’ dalla fine del primo quarto con i Knicks che sbandano (28-18 a favore dei Suns), nonostante le fiammate di un buon Nate Robinson.

ENERGIA GALLINARI - L’azzurro ancora una volta porta in dote energia da vendere, il Madison approva e si scalda a ogni azione del rookie. Il Gallo si presenta con un giocata con i fiocchi: dribbling sul perimetro a Richardson e canestro da sotto. Con Nash in panchina Phoenix perde il filo del gioco e New York ne approfitta per rientrare nel match. Un'altra bella penetrazione di Gallinari porta la squadra di casa al -1 all’inizio del secondo quarto, poi l’azzurro fa esplodere il Garden piazzando una tripla che manda il tilt i Suns. I Knicks adesso dominano, grazie anche all’entusiasmo dell’azzurro che si permette perfino di piazzare una stoppata in faccia a un certo Shaquille O’Neal. La truppa di Mike D’Antoni arriva al +9, Danilo fallisce una tripla poi, tra gli applausi, torna in panchina a 3’36’’ dalla sirena con i Knicks avanti 51-45. Phoenix però non ci sta e chiude la frazione piazzando un parziale di 13-3, andando al riposo avanti 58-54. Gallinari nel primo tempo ha un impatto straordinario sulla squadra e non è un caso che Phoenix ritorni a imporre il proprio gioco proprio quando l’azzurro torna nel tunnel a fare i suoi esercizi per non far raffreddare una schiena che continua a dargli fastidio. Nella ripresa i Suns continuano a non difendere (Se Kerr voleva un atteggiamento difensivo diverso con Porter al posto di D’Antoni la mossa, almeno fino a questo punto della stagione, si sta rivelando un vero fallimento), David Lee sotto canestro si fa sentire anche contro Shaq e New York torna davanti.

GALLINARI-RECORD - Gallinari rientra, accolto dall’ormai solito boato del pubblico, a 1’51’’ dalla fine del terzo quarto con i Knicks avanti di tre lunghezze e punisce subito una difesa davvero troppo morbida di Barnes trovando un’altra tripla da giocatore di grandissima personalità. In attacco l’azzurro non ha molto possibilità, così il Gallo tenta un’altra tripla non facile, fallendola, prima di uscire a 6’46’’ dalla sirena sul punteggio di 99-91 a favore della squadra di casa. Con un po’ di fatica ma New York riesce a difendere il vantaggio nelle battute finali, centrando un successo che fa morale. Troppi turnover e una serie di liberi falliti non permettono ai Suns, che incassano così la loro quarta sconfitta nelle ultime cinque gare, di tentare la rimonta. Una deludente Phoenix così si deve arrendere a una squadra che per una volta riceve una produzione eccellente (57 punti) dalla sua panchina. Danilo Gallinari chiude un altro match molto positivo con 10 punti, suo nuovo massimo in carriera nella Nba (2/3 da due e 2/4 da tre), quattro rimbalzi, un assist e una stoppata in 18’ di gioco.
New York: Lee 25 (12/21), Robinson 20, Duhon 19, Harrington 17. Rimbalzi: Lee 16. Assist: Duhon 7.
Phoenix: Richadson 27 (9/15, 2/6), O’Neal 21, Stoudemire 20. Rimbalzi: O’Neal 12. Assist: Nash 19.

Golden State-Oklahoma City 121-122
Marco Belinelli sta meglio e sembra vicino al rientro in squadra. Contro Oklahoma City però l’ex bolognese, alle prese con i postumi di una distorsione alla caviglia destra, rimane ancora ai box e Golden State fatica parecchio, soprattutto in difesa, incassano così una brutta sconfitta. I Warriors, che devono rinunciare anche all’infortunato Andris Biedrins, tirano con buone percentuali (52% dal campo) ma difendono con troppa approssimazione. Golden State sembra poter portare a casa il match quando a due secondi dalla fine del match Jamal Crawford trova la retina dalla media distanza, riportando davanti la squadra di casa. Ma sul capovolgimento di fronte un ottimo Jeff Green (26 punti) trova proprio sulla sirena il canestro che mette ko i Warriors e regala ai Thunder il loro nono successo della stagione.
Golden State: Jackson 29 (6/14, 2/4), Maggette 26, Azubuike 21. Rimbalzi: Crawford 7. Assist: Turiaf 8.
Oklahoma City: Westbrook 30 (8/15, 3/4), Durant 27, Green 26. Rimbalzi: Durant 12. Assist: Westbrook 7.
Detroit Pistons-Toronto Raptors 95-76
Nella prima partita di Rip Hamilton da riserva dei Pistons (dopo 611 gare da titolare), Andrea Bargnani e i Raptors cedono in trasferta, allungando la striscia perdente a sette gare. A condannare Toronto all’ennesimo k.o. è soprattutto Prince, che segna 23 punti nei due quarti centrali del match.
I Raptors continuano a non trovare un filo conduttore in attacco e nemmeno l’apporto del rientrante Jermaine O’Neal (11 punti in 20’ dalla panchina) serve a tornare al successo. Bargnani chiude con 16 punti e 6/16 dal campo (2/5 da tre). In assenza di Calderon, Triano affida ancora la regia ad Anthony Parker, e contro una squadra solida come Detroit, i limiti attuali di Toronto non possono essere nascosti. Impossibile pensare di vincere al Palace con 76 punti realizzati, il 42% dal campo e il 58% dalla lunetta. Toronto sprofonda a -20 e gli ultimi quattro minuti sono garbage time. Il rookie australiano Nathan Jaway debutta con la maglia dei Raptors a 3’ dalla fine e chiude con una palla persa per infrazione di passi. Secondo Bosh, il problema principale è la circolazione di palla: “Non abbiamo mosso la palla. Restavamo a guardare e facevamo partire tiri forzati”. Sette partite perse rappresentano la più lunga striscia di sconfitte dalla primavera del 2006, quando i Raptors subirono dieci sconfitte consecutive.
Detroit: Prince 25 (11/16), Stuckey 17, Maxiell 16, Iverson 11, McDyess 10. Rimbalzi: Maxiell 11. Assist: Stuckey 7.
Toronto: Bargnani 16 punti (4/11 da due, 2/5 da tre, 2/4 tl), 6 rimbalzi, 3 assist, 1 palla persa in 41’. Bosh 19, O’Neal 11, Parker 10. Rimbalzi: Moon 7. Assist: Parker 8.

Miami Heat -Boston Celtics 83-98
I 20 punti realizzati da Eddy House nel secondo quarto lanciano Boston verso il sesto successo consecutivo. House non aveva ancora raggiunto quota 20 in alcuna partita della stagione in corso e contro Miami chiude con 7/11 da tre: “I compagni mi hanno sempre trovato libero - dice House -. Gli altri chiudevano sotto e noi abbiamo mosso bene il pallone”. Boston chiude con 15/25 nelle triple (7/11 di House e 5/6 di Ray Allen).
Miami: Wade 25 (9/17), Cook 20 (8/19), Beasley 17. Rimbalzi: Beasley 11. Assist: Chalmers 7.
Boston: R. Allen 27 (9/12), House 25 (9/15), Garnett 16, Pierce 14. Rimbalzi: Garnett 13. Assist: Rondo 10.

Charlotte Bobcats-Memphis Grizzlies 101-86
Quarta vittoria in cinque gare per i ragazzi di Larry Brown. “Una volta che inizi ad assaporare il successo, diventi goloso. Vuoi vincere ogni partita”, dice Raja Bell, il migliore in campo per Charlotte, sia per i 25 punti che per l’ottimo lavoro difensivo su O.J. Mayo, tenuto ad appena 13 punti.
Charlotte: Bell 25 (11/17), Okafor 20 (6/9), Felton 19, Wallace 13.
Rimbalzi: Okafor 15. Assist: Wallace 9.
Memphis: Gay 26 (10/15), Mayo 13, Gasol 11, Lowry 10. Rimbalzi: Gasol 6. Assist: Conley 5.

Portland Trail Blazers-Cleveland Cavaliers 98-104
Con 34 punti e 14 assist di LeBron James, Cleveland passa a Portland anche grazie a un grande Mo Williams, autore di 33 punti e sei triple (career high per Williams). Dopo aver segnato 13 punti nel primo tempo, LBJ ne aggiunge 14 nel terzo quarto, incluse due triple determinanti.
Portland: Roy 23 (8/23), Aldridge 21 (8/20), Oden e Bayless 10. Rimbalzi: Oprzybilla 15. Assist: Rodriguez 5.
Cleveland: James 34 (14/30), Williams 33 (12/19), Varejao 12. Rimbalzi: Szczerbiak 10. Assist: James 14.

Houston Rockets-Utah Jazz 108-99
I Rockets raggiungono 16 punti di vantaggio, ma Utah riapre l’incontro nel terzo quarto. Sono Yao Ming e Rafer Alston a impedire a Houston di cedere nel finale. Won Wafer chiude con 3/5 da tre.
Houston: Alston 23 (7/13), Wafer 21 (8/15), Yao e Scola 19. Rimbalzi: Yao 12. Assist: Alston 8.
Utah: Willams 32 (10/17), Brewer 23 (9/14), Millsap 20 (9/15). Rimbalzi: Milsap 12. Assist: Williams 11.

New Orleans Hornets-New Jersey Nets 102-92
Grazie a un’altra dominante prova di Chris Paul, gli Hornets non hanno problemi a battere New Jersey, pur privi di West e Chandler. CP3 sfiora la tripla doppia ed è autore di 29 punti, 9 rimbalzi e 8 assist.
New Orleans: Paul 29 (11/18), Stojakovic 20 (8/16), Butler 14, Peterson 11, Posey 10. Rimbalzi: Stojakovic 10. Assist: Paul 8.
New Jersey: Carter 20 (9/19), Simmons 16, Najera 12, Dooling 10. Rimbalzi: Andreson 10. Assist: Dooling e Harris 6.

Milwaukee Bucks-Dallas Mavericks 133-99
Dal 67-67 nel terzo quarto, Michael Redd e i Bucks si scatenano con un parziale mortifero di 19-2 che piega la resistenza di Dallas. Redd realizza tre triple consecutive e Milwaukee, in serata magica in attacco, umilia Nowitzi e compagni: “È stato imbarazzante - spiega il tedesco -. Hanno fatto ciò che hanno voluto. Tiri incontestati, penetrazioni, layup”.
Milwaukee:Villanueva 32 (12/17), Redd 27 (10/16), Sessions 21 (7/7), Jefferson 15. Rimbalzi: Villanueva 10. Assist: Jefferson 8.
Dallas: Nowitzki 30 (7/16), Howard 19, Kidd 18. Rimbalzi: Dampier 8. Assist: Terry 5.

L.A. Lakers-L.A. Clippers 108-97
Con il career high di 42 punti da parte di Andrew Bynum, i Lakers vincono il derby con i Clippers. Bynum diventa il primo Laker, oltre a Kobe Bryant, a raggiungere i 40 punti da quando Shaquille O’Neal ne segnò 48 contro Boston il 21 marzo 2003.
L.A. Lakers: Bynum 42 (17/24), Odom 19, Bryant 18, Walton 11, Gasol 10. Rimbalzi: Bynum 15. Assist: Bryant 12.
L.A. Clippers: Jordan 23 (11/12), Thornton 20 (7/20), Gordon 16, Collins 14. Rimbalzi: Jordan 12. Assist: Gordon 6.

Sacramento Kings-Washington Wizards 107-110
Con 19 punti da recuperare nell’ultimo quarto, i Kings provano il tutto per tutto e arrivano vicino a una grande rimonta, ma Jamison e i Wizards li respingono nel finale. Una tripla di Udrih riporta Sacramento a -2 a 43” dal termine. Due tiri liberi di Blatche chiudono la partita a favore di Washington.
Sacramento: Salmons 24 (7/13), Udirh 24 (8/11), Martin 22 (5/16), Garcia 14. Rimbalzi: Salmons e Williams 5. Assist: Salmons 5.
Washington: Jamison 33 (12/21), Butler 32 (13/25), Blatche 20. Rimbalzi: McGuire 12. Assist: Butler 5.
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NEW YORK, 23 Gennaio 2009. Boston gioca una signora partita a Orlando e batte i Magic, i Lakers, invece, passeggiano contro i Wizards.

Orlando-Boston 80-90
I Celtics sono tornati. La crisi è ufficialmente alle spalle. I campioni in carica, infatti, rispondono alla preoccupante striscia di quattro sconfitte consecutive con sette successi di file, il più importante dei quali arriva contro gli ambiziosi Magic in Florida. Boston si rimbocca le maniche e difende alla grande contro Orlando non concedendo ai Magic nessun tiro comodo. Così la truppa di Van Gundy alla fine tira con brutte percentuali (38% dal campo e 31% dalla lunga distanza) e mette a referto solamente 80 punti, suo minimo stagionale. I Magic deludono su tutta la linea ma sul banco degli imputati deve salire la stella Dwight Howard, il quale è diventato il primo giocatore nella storia della Nba a ricevere più di tre milioni di voti per l’All Star Game. La serata sfortunata di Howard inizia prima della palla a due. Il centro di Orlando, infatti, arriva in ritardo alla Amway Arena a causa di un ingorgo e non riesce a effettuare il suo solito riscaldamento. Sul parquet Howard non è solito avversario immarcabile per la difesa dei Celtics, che, invece, ha vita relativamente facile. Limitato dai falli il lungo di Orlando chiude con soli 11 punti (e 11 rimbalzi) a referto. Nonostante una brutta serata in attacco i Magic riescono ad avvicinarsi a Paul Pierce e compagni arrivando al -7 (82-75) a 3’10’’ dalla sirena. Il pubblico di casa si risveglia ma ci pensa Glen Davis (16 punti, suo massimo stagionale), con un canestro dalla media distanza a zittirlo. Troppi errori dal perimetro puniscono una squadra che costruisce i suoi successi con il tiro dalla lunga distanza. “Non abbiamo giocato malissimo – prova a dire Dwight Howard – però per battere i campioni in carica bisogna fare molto di più”.
Orlando: Turkoglu 22 (2/8, 4/7), Lewis 20, Nelson 17. Rimbalzi: Howard 11, Lewis 10. Assist: Nelson 3.
Boston: Pierce 27 (8/17, 0/1), Davis, Garnett 16. Rimbalzi: Pierce 10. Assist: Pierce 4.

Los Angeles Lakers-Washington 117-97
Nel terzo anniversario di una delle prestazioni individuali più straordinarie nella storia dello sport a stelle e strisce, gli 81 punti di Kobe Bryant contro i Raptors, i Lakers dominano i Wizards senza nemmeno dover chiedere gli straordinari alla loro stella. Troppo facile per la truppa di Phil Jackson avere la meglio su una squadra rimaneggiata e senza grandi motivazioni. Dopo aver ricevuto la sua scontata convocazione all’All Star Game (per Kobe si tratta dell’11° partita delle stelle consecutiva), Bryant si concede una serata di relax. L’idolo di Los Angeles, infatti, lascia il palcoscenico ai suoi lunghi (molto buona la prova della coppia Bynum-Gasol) e chiude con soli 11 punti a referto (con un poco brillante 4/11 dal campo) in soli 28’ di gioco. Con la partita saldamente nelle mani dei padroni di casa, Phil Jackson, infatti, limita il minutaggio dei suoi titolari, concedendo anche a Kobe un meritato riposo. Sempre buio pesto, invece, per Washington che incassa allo Staples Center la sua ottava sconfitta nelle ultime 10 gare.
Los Angeles Lakers: Bynum 23 (8/12), Gasol 18, Odom 16. Rimbalzi: Bynum 14. Assist: Fisher 8.
Washington: Jamison 19 (5/10, 2/3), McGee 18. Rimbalzi: McGee 9. Assist: James, Butler 6.
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Old 24-01-2009, 13:49   #48
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NEW YORK, 24 gennaio 2009 – Toronto ritrova Jose Calderon e il successo a Chicago, proprio grazie al play spagnolo e al sempre positivo Andrea Bargnani (8/13 per 22 punti). Con un canestro di LeBron James (32 punti) allo scadere Cleveland passa a Golden State. Nel gran duello tra Kevin Durant (46) ed Eric Gordon (42) prevalgono i Clippers sui Thunder. Dallas straccia Detroit e Charlotte affonda Phoenix.

Chicago Bulls-Toronto Raptors 94-114
È sufficiente il ritorno di Jose Calderon a Toronto per ritrovare gioco e risultato vincente: lo spagnolo, al rientro dopo aver saltato 10 delle ultime 11 gare per infortunio, rimette ordine ed equilibrio nell’attacco dei Raptors, e disputa anche un’eccellente partita dal punto di vista realizzativo. Calderon realizza la nona doppia doppia della stagione con 23 punti, frutto di 9/10 al tiro, e 10 assist. E grazie alla sapiente regìa di Calderon, Toronto chiude con un ottimo 56.6% dal campo, massimo stagionale in trasferta. Ancora una volta Andrea Bargnani è una delle note liete della serata, continuando a viaggiare a oltre 20 punti (da quando è titolare Bargnani ha una media di quasi 21 punti a partita). Il Mago mette a referto 22 punti con 8/13 e 4/6 dalla lunetta e conferma il suo grande stato di forma. Non solo canestri da tre (2/4), ma soprattutto tanto movimento senza palla, pericolosità costante, ottime conclusioni in transizione, e buona difesa compresa una stoppata su Rose in penetrazione nell’ultimo decisivo quarto. Bargnani corre su e giù per il campo con molta energia e si fa trovare spesso nella posizione ideale per concludere le azioni offensive in modo positivo. Contro Chicago, l’azzurro aveva ottenuto il career high di 31 punti il 14 gennaio, e stavolta oltre a una solida prestazione è arrivata anche la vittoria che ha interrotto una striscia perdente di 7 gare. Già nel primo quarto Bargnani fa capire di essere presente, corre tanto e segna i suoi primi due tiri, un jumper e un tiro morbido dopo palleggio arresto e tiro appena dentro l’area. Con 2/2 ai liberi (fallo subìto dopo una bella penetrazione sul fondo) e un canestro dalla media, Bargnani ha 8 punti all’attivo (3/3 dal campo) dopo un quarto e Toronto conduce 28-25. I Raptors difendono male sul perimetro nel secondo quarto e Chicago sorpassa grazie alle triple (39-36 dopo tre punti di Nocioni). Bargnani continua a farsi trovare pronto in attacco e va a concludere in contropiede. Bosh parte male (2/9) e non riesce a battere Noah. Sono Graham e Calderon insieme a Bargnani a sospingere Toronto nel primo tempo che termina in parità (54-54). Toronto domina il terzo quarto (con 7 punti del sempre attivo Bargnani) in cui l’attacco torna ad assere efficace e i punti arrivano con buona continuità (13/21 dei Raptors nella terza frazione). L’azione migliore si conclude con una tripla si Parker su assist di Bargnani per il 61-73. L’ultimo quarto vede il ritorno dei Bulls che si portano a -1 a 6’22” dal termine, e qui si nota la differenza con Calderon in campo a gestire il gioco. Troppe volte i Raptors hanno ceduto nel quarto periodo, ma lo spagnolo non ci sta a perdere e mantiene la calma necessaria per tenere a bada Chicago. Con Calderon in controllo, il resto del gruppo non si tira indietro e Toronto dimostra finalmente personalità e determinazione negli ultimi minuti di gara. Una tripla del positivo Parker (92-100 a 3’44” dalla fine) dà il via a un finale tutto di marca Raptors: un parziale di 17-2 negli ultimi 4’, con una tripla di Bargnani e 7 punti di Calderon, sorprende Chicago che getta la spugna. Se Calderon e Bargnani sono i migliori per Toronto, una menzione d’onore spetta anche a Joey Graham, 16 punti e 6/7 al tiro.
Chicago: Gordon 19, Hinrich 17, Nocioni 15, Deng 14, Rose 12. Rimbalzi: Gray 7. Assist: Hinrich 7. Toronto: Bargnani 22 punti (6/9 da due, 2/4 da tre, 4/6 tl), 5 rimbalzi, 1 assist, 1 palla persa, 1 stoppata e 2 falli in 31’. Calderon 23 (9/10), Bosh 17, Graham 16, Parker 14. Rimbalzi: Bosh 6. Assist: Calderon 10.

Golden State Warriors- Cleveland Cavaliers 105-106
Un bellissimo finale a Golden State regala il successo a Cleveland grazie a LeBron James, che infila il canestro vincente allo scadere. James riceve palla dalla rimessa con 4” da giocare e dopo un paio di palleggi si arresta e tira un attimo prima del suono della sirena. La conclusione è perfetta e si infila nella retina per il sorpasso finale. Si conclude con una grande delusione la partita di Golden State, illusa dai canestri di Jackson nell’ultimo minuto. Due tiri liberi di Jackson mandano a +2 Golden State, ma Mo Williams infila la tripla dall’angolo per il sorpasso a 51” dalla fine. Replica Jackson in jumper e i Warriors tornano in testa a 32” dalla fine, quindi James fermato fallosamente fa 2/2 dalla lunetta (103-104). Ancora Jackson illude Golden State con un canestro da fuori in faccia a James a 6” dalla sirena per il 105-104. I Cavs pasticciano nella rimessa, ma sono fortunati a mantenere il possesso. Al secondo tentativo dalla rimessa, King James riesce a liberarsi e ricevere il pallone e dopo la zampata vincente viene sommerso dagli abbracci dei compagni.
Golden State: Jackson 24 (6/15, 10/12 tl), Maggette 23 (6/16, 11/11 tl), Ellis 20, Morrow 19. Rimbalzi: Biedrins 13. Assist: Jackson 8. Cleveland: James 32 (10/24, 10/16 tl), Williams 14, Kinsey 11. Rimbalzi: James, Varejao e Pavlovic 9. Assist: James 8.

Charlotte Bobcats-Phoenix Suns 98-76
La rivincita dell’ex si materializza con una grande prova di Boris Diaw contro i Phoenix Suns e Charlotte si disfa anche di Nash e compagni. Diaw rifila 26 punti alla sua ex squadra e aggiunge 11 rimbalzi, ma è l’intera squadra allenata da Larry Brown che sta raggiungendo un rendimento insperato prima della trade che ha portato Diaw e Raja Bell ai Bobcats. “Abbiamo disputato una grandissima partita - dice un raggiante coach Brown -. Non credo che possiamo giocare meglio di così”. Una dichiarazione importante per Gerald Wallace e compagni, vittoriosi in 5 delle ultime 6 gare. I Suns, in crisi d’identità e alla terza sconfitta consecutiva, chiudono con 23 palle perse.
Charlotte: Wallace 28 (11/13), Diaw 26 (10/16), Felton 11. Rimbalzi: Diaw 11. Assist: Bell 8. Phoenix: O’Neal 20 (6/10), Stoudemire 12. Rimbalzi: Stoudemire 9. Assist: Nash 5.

Detroit Pistons-Dallas Mavericks 91-112
Dallas reagisce bene alla peggior partita dell’anno (ko con 34 punti di scarto a Milwaukee) ed espugna il campo di Detroit prima della difficile trasferta a Boston. “Dopo la disfatta di Milwaukee, stasera era questione d’orgoglio”, dice Jason Kidd, autore di 11 punti e 10 assist. Kidd pensa a mettere il pallone nelle mani giuste, mentre Nowitzki e Howard pensano a fare canestro per i Mavs che tirano con il 66% nel primo tempo (51-63). Lo scarto aumenta a +18 alla fine del terzo quarto e giunge anche a +25 nell’ultimo quarto.
Detroit: Hamilton 17 (5/13), Prince 12, Iverson 11, Stuckey e Bynum 10. Rimbalzi: Wallace 9. Assist: Bynum 4. Dallas: Nowitzki 26 (12/20), Howard 22 (8/15), Bass 18, Terry 14, Kidd 11. Rimbalzi: Nowitzki 7. Assist: Kidd 10.

Indiana Pacers-Houston Rockets 107-102
Gli infortuni continuano a rallentare la corsa di Houston che perde a Indiana dopo l’abbandono di Yao Ming, dolorante al ginocchio destro. I Rockets devono fare a meno della loro torre nel secondo tempo e i Pacers ne approfittano attaccando il canestro con aggressività e convertendo 26 tiri liberi nella seconda metà di gara. T.J. Ford va in lunetta 14 volte e realizza 12 punti grazie ai tiri liberi. L’infortunio a Yao non dovrebbe essere nulla di serio: “Solo una botta presa nel primo quarto”, spiega Yao dopo la sconfitta. A nulla serve il career high di 25 punti di Ettore Scola.
Indiana: Granger 25 (5/19), Ford 21 (4/12, 13/14 tl), Murphy 14, Dunleavy 13, Jach 10. Rimbalzi: Murphy 16. Assist: Ford 6. Houston: Scola 25 (9/16), Alston e Landry 17, Wafer 14. Rimbalzi: Battier 12. Assist: Alston 8.

Atlanta Hawks-Milwaukee Bucks 117-87
Con 25 punti di Flip Murray e 24 di Josh Smith, gli Hawks ottengono la più larga vittoria della stagione contro i Bucks, tra i quali si salva soltanto Charlie Villanueva. Smith aggiunge anche 8 rimbalzi e 3 stoppate, mentre Mike Bibby ispiratissimo in regìa chiude con 15 assist. “Abbiamo terminato il nostro lavoro in fretta stasera”, dice Bibby che ha trascinato Atlanta a +17 nel primo tempo. “Non ci siamo accontentati dei tiri da fuori - racconta invece Joe Johnson -. Siamo spesso andati fino in fondo trovando canestri da sotto. Il pick and roll stasera ha funzionato alla perfezione”.
Atlanta: Murray 25 (11/13), Smith 24 (11/15), Evans 18, Bibby 12, Williams 11. Rimbalzi: Williams 9. Assist: Bibby 15. Milwaukee: Villanueva 27 (10/14), Redd 16. Rimbalzi: Mbah a Moute 10. Assist: Ridnour, Redd e Lou 4 .

Minnesota Timberwolves-New Orleans Hornets 116-108
Priva degli infortunati West e Chandler, New Orleans non riesce a contenere Al Jefferson, e il centro dei Wolves è la chiave della vittoria di Minnesota. Con il dominio di Jefferson sotto canestro e un grande Carney nell’ultimo quarto in cui mette a segno 12 punti, i padroni di casa si sbarazzano degli Hornets mandando sette giocatori in doppia cifra. I Wolves segnano 52 punti nella zona pitturata e stravincono la lotta a rimbalzo 42-26. Minnesota ha il record migliore della nba nel mese di gennaio (8-2) alla pari degli Orlando Magic.
Minnesota: Jefferson 24 (10/19), Foye 24 (7/19), Smith e Carney 15, Miller 12, Telfair 10. Rimbalzi: Jefferson 14. Assist: Telfair e Foye 8. New Orleans: Posey 24 (8/19), Paul 23 (8/15), Stojakovic 17, Butler 12, Marks 10. Rimbalzi: Marks 7. Assist: Paul 12.

San Antonio Spurs-New Jersey Nets 94-91
New Jersey è brava a restare in partita fino agli ultimi minuti, ma nel finale viene fuori la differenza dei valori in campo. Duncan porta a scuola Lopez nell’ultimo quarto, e Ginobili poco appariscente fino all’ultimo minuto trova con una magia Finley smarcato in angolo, per la tripla del +4 di San Antonio a 23” dalla sirena. Tim Duncan è l’anima di San Antonio e chiude con 30 punti, 15 rimbalzi e 4 stoppate.
San Antonio: Duncan 30 (13/21), Parker 17, Mason 14, Finley 11. Rimbalzi: Duncan 15. Assist: Duncan 5. New Jersey: Harris 27 (9/19), Carter 26 (9/18), Lopez 15. Rimbalzi: Lopez 8. Assist: Carter 6.

L.A. Clippers-Oklahoma City Thunder 107-104
Con 41 punti di uno spettacolare Eric Gordon, i Clippers vincono nel finale contro i Thunder di un immenso Kevin Durant. La performance di Gordon è la migliore nella storia della franchigia di Los Angeles da parte di un rookie. Kevin Durant chiude con 46 punti e 15 rimbalzi, andando in lunetta addirittura 26 volte (24 realizzati).
L.A. Clippers: Gordon 41 (12/19, 12/14 tl), Thornton 34 (13/28), Jones 12, Novak 10. Rimbalzi: Samb 8. Assist: R. Davis 11. Oklahoma City: Durant 46 (10/23, 24/26 tl), Green 14, Westbrook e Watson 11. Rimbalzi: Durant 15. Assist: Weaver 5.
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NEW YORK, 25 gennaio 2009 - La schiena di Danilo Gallinari non è ancora del tutto guarita così lo staff medico dei Knicks consiglia a Mike D’Antoni di evitare all’azzurro lo sforzo di un “back to back” cioè di due partite in due giorni. Un po’ come Shaquille O’Neal in questa stagione, anche il Gallo si prende una giornata di riposo dopo aver disputato una gara intensa. Decisione saggia, inutile rischiare un giocatore che, nonostante abbia pochi allenamenti nelle gambe e fisicamente non sia al meglio, sta dimostrando di meritare grande considerazione da parte di coach D’Antoni. Senza Gallinari i Knicks giocano un primo tempo molto simile a quello disputato venerdì contro i Grizzlies ma, dopo essere rientrati in partita dopo il pesante passivo del primo quarto, non riescono a limitare l’attacco di Philadelphia e finiscono per farsi superare 116-110.

I 76ers ritrovano finalmente Elton Brand, out a causa di un problema alla spalla destra per 16 gare, e conquistano la loro 8ª vittoria nelle ultime nove gare. I Knicks ripetono il brutto inizio del match di venerdì e anche contro i 76ers vanno sotto di 15 punti nel primo quarto. Ma proprio come nella gara con Memphis, la compagine newyorchese torna in scia grazie ai canestri di Chris Duhon. Le triple della truppa di Mike D’Antoni (alla fine saranno 15) mettono in grande difficoltà Philadelphia nel secondo quarto. Tim Thomas e soprattutto un ottimo Nate Robinson trovano il canestro con troppa facilità. I padroni di casa accusano un preoccupante calo e vanno così al riposo sotto 66-63. Nella ripresa però l’attacco di New York si inceppa. Il terzo quarto è davvero deludente, i Knicks segnano solo 15 punti (dopo i 36 del secondo periodo) e sono costretti a inseguire i 76ers guidati dalla coppia Miller-Iguodala. Nell’ultimo periodo però David Lee e Tim Thomas riportano a galla la squadra newyorchese. I Knicks riescono addirittura a tornare davanti (98-95) a 5’27’’ dalla sirena, ma Philadelphia cambia marcia al momento giusto e piazza il parziale di 9-0 che permette alla squadra di casa di centrare il successo. “Abbiamo provato a rientrare in partita dopo il brutto inizio – commenta Tim Thomas – alla fine siamo riusciti solo ad avvicinarci senza però evitare la sconfitta”.
Philadelphia: Iguodala 24 (8/13, 1/5), Miller 21, Young 17. Rimbalzi: Dalembert 17. Assist: Iguodala 6.
New York: Robinson 26 (6/10, 4/10), Thomas 24, Lee 20, Duhon 18. Rimbalzi: Lee 10. Assist: Robinson 6.
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TORONTO (Canada), 26 gennaio 2009 – Con 24 punti di Bargnani e 31 di Bosh, i Raptors centrano la seconda vittoria di fila dal ritorno di José Calderon. Decisivo il terzo quarto, che vede protagonista Bargnani con 13 punti.

Toronto Raptors-Sacramento 113-97
Seconda vittoria consecutiva di Toronto, maturata nel terzo quarto grazie anche a 13 punti di Andrea Bargnani. La coppia Bosh-Bargnani funziona sempre meglio e Calderon in regia ha riportato equilibrio e ritmo all’attacco. Il primo quarto di Bargnani è positivo, dopo un inizio in salita con una palla persa (penetrazione con il piede che pesta la linea di fondo) e un airball da tre. L’azzurro segna il primo canestro in sottomano lasciando sul posto Jason Thompson e il secondo in arresto e tiro. Dopo una buona azione difensiva su Thompson, gli arbitri puniscono Bargnani con il primo fallo su Miller, quindi Jermaine O’Neal lo sostituisce a 4’51” dalla fine del primo quarto. Brad Miller colpisce due volte da tre e Triano richiama Bargnani. Toronto ha un passaggio a vuoto con il Mago unico titolare in campo. Nel finale del quarto, l’azzurro sbaglia un passaggio e poi un tiro da metà campo sul suono della sirena. Le rotazioni difensive piuttosto blande dei Raptors permettono a Sacramento di condurre 28-26 dopo un quarto. Bosh ha già 10 punti al suo attivo. Il Mago sbaglia un comodo tiro dalla media, e gli arbitri poi lo puniscono con il secondo fallo (ci stava lo sfondamento da parte di Thompson). Sacramento va a +5, ma Toronto ritrova fluidità in attacco con il quintetto iniziale sul parquet. Due liberi di Bargnani e una tripla di Moon, nata da una grande giocata di Calderon, rimettono i Raptors sui binari giusti (51-45). Ancora il Mago segna la sua prima tripla prima dell’intervallo, Thompson replica in schiacciata e le squadre vanno negli spogliatoi sul 56-53.
MAGO SHOW - Nel terzo quarto, Toronto rientra in campo più determinata e piega la resistenza degli avversari con Bargnani in gran spolvero: 13 punti in 12’ e il suo tabellino dice 22 punti dopo tre quarti. Punti ottenuti con soluzioni sempre diverse, un jumper dalla media, una tripla, un gioco da tre punti da un alley-oop di Calderon, e 8 viaggi in lunetta. Sull’83-69, Bargnani provoca un fallo tecnico a Francisco Garcia che, per cercare di fermarlo, non trova di meglio che agganciare l’azzurro in taglio a canestro. Il Mago si ritrova faccia a faccia con Garcia dopo il fischio arbitrale, dimostrando di non temere affatto la faccia da duro del dominicano. Una piccola scaramuccia che viene subito interrotta dai compagni. Toronto vola a +18 grazie alla ritrovata aggressività, poi chiude il terzo quarto 87-74. Bargnani rientra a metà dell’ultimo quarto con Toronto in pieno controllo. Con due punti in faccia a Mikki Moore il bottino di Bargnani sale a 24, quindi i Raptors concludono l’incontro in scioltezza. Ancora positivo Calderon (6/9 e 8 assist), ma anche Parker e O’Neal dalla panchina. I Raptors chiudono con 6/10 da tre e 25/29 dalla lunetta. Bene anche a rimbalzo (43-32). Per riaccendere le speranze playoff, Toronto ora deve andare a vincere in New Jersey mercoledì.
Toronto: Bargnani 24 punti (5/10 da due, 2/4 da tre, 8/10 tl), 7 rimbalzi, 2 palle perse e 1 recuperata, 1 stoppata e 3 falli in 32’. Bosh 31 (12/22), Calderon 16, Parker e O’Neal 11. Rimbalzi: O’Neal 10. Assist: Calderon 8.
Sacramento: Salmons 21 (8/17), Garcia 18, Miller 15, Thompson e Martin 12. Rimbalzi: Salmons 7. Assist: Udrih 5.
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NEW YORK, 27 gennaio 2009 – Adesso New York è una squadra vera, una compagine che gioca una buona pallacanestro e cova ambizioni di playoff e non una franchigia che sta costruendo per il fatidico 2010. Nella notte Nba, contro Houston, i Knicks mostrano grande personalità vincendo 104-98 al termine di una gara piena d’insidie.

New York Knicks-Houston Rockets 104-98
I Rockets devono rinunciare all’infortunato Yao Ming ma con Artest e McGrady nel lineup fanno comunque paura. Coach D’Antoni decide di giocarsi la carta Harrington dal primo minuto, mandando in panchina Wilson Chandler, in ombra nelle ultime gare. Proprio Chandler però alla fine fa la differenza realizzando 18 punti e difendendo con grande aggressività nell’ultimo quarto su Tracy McGrady. Nel primo quarto la squadra di casa, priva naturalmente di Eddy Curry volato a Chicago dopo aver appreso dell’assassinio della sua ex fidanzata Nova Henry e della figlia della donna Ava (il figlio di tre anni il cui padre è proprio Curry, invece, è stato trovato illeso nell’appartamento della donna), mette in grande difficoltà i Rockets. Lee è incontenibile e Duhon guida l’attacco con la solita leadership.
SPRAZZI DI GALLO - Danilo Gallinari (ascolta l'audio) fa il suo ingresso a 3’20’’ dalla fine del primo quarto e trova subito il ferro dalla lunga distanza. L’azzurro si rifà un minuto più tardi trovando un fallo (e andando i lunetta per poi realizzare i due liberi) dopo un sontuoso dribbling sul perimetro. Non ci sono giochi in attacco per l’azzurro che così è costretto a crearsi le sue opportunità offensive. All’inizio del secondo quarto il Gallo fallisce una tripla poi cattura un rimbalzo in attacco per offrire un eccellente assist a Duhon. D’Antoni decide di togliere Gallinari prima del previsto e lo sostituisce a 9’24’’ dal riposo. I Rockets nel secondo quarto giocano meglio con McGrady in panchina e tornano davanti arrivando anche al +7 nelle battute finali del primo tempo per poi andare negli spogliatoi avanti di tre lunghezze.
MALE McGRADY - La ripresa vede la squadra di casa difendere con maggiore intensità. Luis Scola sotto canestro si fa sentire ma New York risponde colpo su colpo. A 1’33’’ dalla fine del terzo quarto Gallinari torna in campo con i Knicks sotto di due punti. Non ci sono opportunità in attacco per l’azzurro che non tenta nemmeno una conclusione dal campo, si deve accontentare di due liberi prima di tornare definitivamente in panchina a 6’29’’ dalla sirena. I Rockets, intanto, provano a scappare e arrivano al +9 (89-80) ma la verve di Robinson e i canestri di un ritrovato Chandler permettono ai Knicks di riprendere in mano il match. La squadra newyorchese piazza un parziale di 14-5, Tracy McGrady fallisce tutte e cinque le conclusioni tentate negli ultimi cinque minuti del match e la truppa di Mike D’Antoni riesce così a centrare un successo prestigioso e decisamente importante. Danilo Gallinari chiude la gara con quattro punti (0/2 da tre, 4/4 ai liberi), due rimbalzi e un assist in 13’ di gioco.
New York: Robinson 19 (7/11, 1/4), Chandler 18, Lee 17. Rimbalzi: Lee 13. Assist: Duhon 11.
Houston: McGrady 20 (4/11, 3/9), Landry, Scola 16. Rimbalzi: Scola 14. Assist: McGrady 6.

LE ALTRE - Nelle altre gare della notte, Phoenix chiude la lunga trasferta con due successi consecutivi trascinata da O’Neal. Un mostruoso Chris Paul ottiene la quinta tripla doppia stagionale con 27 punti, 10 rimbalzi e 15 assist, aggiungendo anche 7 recuperi. Atlanta crolla a Miami segnando solo 27 punti nel primo tempo, mentre vincono Oklahoma City, Minnesota e Portland.

Washington Wizards-Phoenix Suns 87-103
Grazie a un grande Shaquille O’Neal, i Suns chiudono la lunga trasferta di sei partite con 3-3 di record e due vittorie consecutive, rendendo accettabile il ritorno a Phoenix. Shaq conduce i Suns al successo con 29 punti e ottime percentuali sia dal campo che dalla lunetta, confermando la positiva prestazione di domenica ad Atlanta. Contro il debole frontcourt avversario formato da Blatche e dal rookie McGee, Terry Porter decide di non dare riposo a Shaq nella seconda gara del back to back e la scelta viene premiata. Barbosa e Stoudemire sono bravi ad affiancare O’Neal in fase realizzativa e i Suns scappano via nell’ultimo quarto.
Washington: Butler 28 (9/20), Jamison 27 (8/20), Blatche 12. Rimbalzi: Jamison 13 Assist: McGuire 7.
Phoenix: O’Neal 29 (10/14, 9/10 tl), Barbosa 23 (9/14), Stoudemire 22 (9/13), Nash 14. Rimbalzi: Stoudemire 15. Assist: Nash 15.

Miami Heat-Atlanta Hawks 95-79
Un’orrenda prestazione offensiva di Atlanta nel primo tempo dà il via libera a Wade e compagni, che tengono gli Hawks a 27 punti nei primi due quarti. Atlanta non riesce a segnare un canestro su azione per 13 minuti e mezzo nel primo tempo e va al riposo con 8/26 dal campo, contro l’8/10 di D-Wade. Malgrado ciò, gli Hawks riescono a portarsi a -7 all’inizio del quarto periodo, ma Miami è pronta a ricacciarli indietro con un parziale di 8-2 firmato da Wade e Chalmers.
Miami: Wade 35 (13/19), Cook 16, Chalmers 12. Rimbalzi: Haslem 13. Assist: Chalmers 6.
Atlanta: Johnson 19, Williams 17, Smith e Murray 14. Rimbalzi: Smith 10. Assist: Johnson 4.

New Orleans Hornets-Philadelphia 76ers 101-86
Una fantastica tripla doppia di Chris Paul (la quinta in questa stagione) condanna i Sixers alla seconda sconfitta nelle ultime dieci gare. CP3 è incontenibile e con tre palle recuperate in più avrebbe chiuso con una quadrupla doppia. Ecco le sue stratosferiche cifre finali: 27 punti (12/12 dalla lunetta), 10 rimbalzi, 15 assist e 7 palle recuperate. Paul è aiutato in attacco dalla grande serata al tiro di Stojakovic che realizza 6/11 da tre.
New Orleans: Paul 27 (7/13, 12/12 tl), Stojakovic 26 (10/18), Butler e Posey 13. Rimbalzi: Paul 10. Assist: Paul 15.
Philadelphia: Young 22 (11/16), Miller 19, Iguodala 17, Williams 11. Rimbalzi: Dalembert 12. Assist: Iguodala 7.

Oklahoma City Thunder-New Jersey Nets 94-85
Traditi dai loro uomini migliori Harris e Carter, i Nets sprofondano a -30 contro i combattivi Thunder, entrati in campo con il doppio dell’energia prodotta dagli spenti avversari. Le riserve dei Nets mettono paura a Oklahoma City nel finale, riducendo per due volte lo svantaggio a soli 7 punti nel minuto finale. Il coach dei Thunder è costretto a reinserire Kevin Durant per scongiurare un’immeritata sconfitta. Vince Carter, nel giorno del suo 32º compleanno, ha la mira storta e chiude con 2/12. Il compagno di reparto Devin Harris gli fa buona compagnia con 4/17. Non è certo il modo migliore per convincere gli allenatori che voteranno le riserve per l’All Star Game di meritarsi la selezione.
Oklahoma City: Durant 18, Green e Westbrook 13, Collison 12, Krstic 11. Rimbalzi: Wilcox 9. Assist: Westbrook e Durant 4.
New Jersey: Lopez 18, Boone 11, Harris 10. Rimbalzi: Lopez 7. Assist: Dooling e Harris 6.

Milwaukee Bucks-Minnesota Timberwolves 83-90
Prima partita senza Michael Redd (stagione finita per lo sfortunato tiratore), top scorer dei Bucks con una media di 21.2 punti a partita. Milwaukee è priva anche di Bogut (mal di schiena) e Minnesota ne approfitta grazie al solito Al Jefferson (23 punti e 10 rimbalzi). I Bucks chiudono con 1/14 da tre punti. Michael Redd andrà sotto i ferri nel mese di febbraio per ricostruire i legamenti del ginocchio sinistro. Una brutta tegola per Milwaukee (22-26 di record), attualmente ottava nella Eastern Conference, ma con sei squadre alla spalle che bussano alla porta dei playoff.
Milwaukee: Sessions 18, Villanueva 15, Jefferson 10. Rimbalzi: Bogut e Elson 9. Assist: Ridnour 9.
Minnesota: Jefferson 23 (10/20), Gomes 22 (6/10), Foye e Love 12. Rimbalzi: Jefferson 10. Assist: Foye 7.

L.A. Clippers-Portland Trail Blazers 88-113
In avvio dell’ultimo quarto, Portland mette la freccia e con 9-0 di parziale allunga il vantaggio a +13 grazie a 4 canestri consecutivi di Travis Outlaw, autore di 16 punti nell’ultimo quarto. I Clippers si inceppano in attacco e segnano solo un canestro su azione con una tripla di Novak (5/8 da tre) in sei minuti e mezzo. Il finale è tutto di marca Blazers.
L.A. Clippers: Thornton 23 (9/20), Novak 21, Jones 19, Gordon 11. Rimbalzi: Skinner 10. Assist: Jones e Gordon 7.
Portland: Roy 33 (11/15), Outlaw 20 (8/9), Oden 16, Fernandez 11, Aldridge 10. Rimbalzi: Przybilla 8. Assist: Bayless 6.
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NEW YORK, 28 gennaio 2009 – Cleveland vola con 43 punti di Mo Williams e la terza tripla doppia dell’anno per LeBron James (ventesima in carriera). Orlando demolisce i Pacers ai quali rifila 135 punti. Memphis crolla in casa contro Denver e San Antonio passa a Utah con Ginobili determinante nel finale. Grande impresa di Charlotte che espugna il campo dei Lakers in una gara entusiasmante dopo due supplementari.

Cleveland Cavaliers-Sacramento Kings 117-110
Non conoscono battute d’arresto i Cavaliers (21-0 nelle gare a Cleveland) che si disfano anche di Sacramento con la ventesima tripla doppia di LeBron James, autore di 23 punti, 15 rimbalzi e 11 assist. Eppure la sua eccellente performance viene oscurata dal career high di Mo Williams, che con i 43 punti messi a segno rafforza la propria candidatura come riserva per l’All Star Game. Williams distribuisce anche 11 assist, gli stessi di LBJ, e infila 7 triple (altro record in carriera) chiudendo con 15/24 dal campo. Il leader dei Cavs sembra ben contento di lasciare un po’ di gloria al compagno di squadra che vorrebbe avere al suo fianco nella prossima partita delle stelle a Phoenix. James si accontenta di soli 10 tiri e con assist precisi arma la mano di Williams nel terzo quarto per 3 triple consecutive. L’exploit di Williams avviene proprio al momento giusto, poiché in serata scadeva il termine per scegliere le sette riserve selezionate da parte degli allenatori. I nomi saranno resi noti giovedì sera.
Cleveland: Williams 43 (15/24), James 23 (5/10, 13/15 tl), Pavlovic 12, Hickson 11, Gibson 10. Rimbalzi: James 15. Assist: James e Williams 11.
Sacramento: Martin 35 (8/17, 15/17 tl), Salmons 21 (8/13), Thompson 16. Rimbalzi: Martin 7. Assist: Martin 7.

Orlando Magic-Indiana Pacers 135-111
I Magic demoliscono Indiana con il loro attacco spumeggiante che manda otto giocatori in doppia cifra, guidati dai 27 punti di Mickael Pietrus. Impressionante il rullino di marcia di Orlando: 36 punti nel primo quarto, 32 nel secondo, 34 nel terzo e 33 nell’ultimo. Sotto i tabelloni non c’è competizione (50-29), e i Magic chiudono il match con il 55% al tiro e 15/33 nelle triple. Dopo aver saltato 12 partite per la frattura del polso destro, Pietrus si trova a meraviglia nel gioco brillante dei Magic e realizza una doppia doppia da 27 punti e 10 rimbalzi, partendo dalla panchina. Orlando si semplifica la vita chiudendo il primo quarto 36-18 e torna al successo dopo le ultime due sconfitte.
Orlando: Pietrus 27 (8/13, 8/10 tl), Lewis 24 (9/13), Howard 22 (7/14, 8/10 tl), Battie 13, Nelson 12. Rimbalzi: Howard e Pietrus 10. Assist: Nelson e Turkoglu 8.
Indiana: Ford 23 (9/12), Daniels 16, Murphy 13, Hibbert 12. Rimbalzi: Murphy 7. Assist: Dunleavy, Jack e Diener 4.

Memphis Grizzlies-Denver Nuggets 85-100
Chauncey Billups realizza 14 punti consecutivi nel terzo quarto, che danno a Denver 15 lunghezze di vantaggio. I Nuggets conquistano così la vittoria numero 30 della stagione grazie anche al grande contributo di Kenyon Martin, protagonista in ogni aspetto del gioco: 12 punti, 10 rimbalzi, 5 recuperi e 3 stoppate. Chris Anderson rifila 5 stoppate delle 15 totali di Denver (record stagionale). Il debutto di Lionell Hollins, nuovo coach di Memphis, non cambia la situazione dei Grizzlies che allungano la striscia perdente a 10 partite. Per Memphis ci sono 26 palle perse e il 37% dal campo.
Memphis: Mayo 19 (7/13), Gay, Lowry e Miles 13. Rimbalzi: Arthur 9. Assist: Lowry e Conley 4.
Denver: Billups 29 (8/15), Smith 20 (5/12), Kleiza 16, Martin 12, Nene 10. Rimbalzi: Martin 10. Assist: Martin 4.

Utah Jazz-San Antonio Spurs 100-106
Quinta vittoria nelle ultime sei partite degli Spurs, che prevalgono al termine di un combattuto ultimo quarto. Sono Duncan, Parker e Bonner a tenere in piedi San Antonio per tutto l’incontro, ma è Manu Ginobili a fare la differenza nel finale. L’argentino chiude con 1/5 dal campo e 11/12 ai liberi, ed è decisivo nel minuto finale: sul 94-93 per i Jazz, Manu segna un bellissimo canestro a 1’07” dalla sirena, ricevendo palla da Duncan dopo un taglio improvviso in area (ottavo assist del caraibico). Quindi Ginobili strappa il pallone di mano a Brewer in entrata a canestro ed è glaciale dalla lunetta in tre diverse occasioni. Gli alti due tiri liberi sono di Roger Mason e San Antonio chiude la pratica proprio dalla lunetta con 8/8 negli ultimi 44”. Ginobili cattura anche un rimbalzo difensivo fondamentale nelle battute finali, il nono della sua partita. Gli Spurs ringraziano anche Matt Bonner, micidiale da tre punti (6/7, massimo in carriera).
Utah: Brewer 23 (8/11), Okur 22 97/16), Willams 19, Miles 16, Millsap 14. Rimbalzi: Okur 17. Assist: Williams 13.
San Antonio: Duncan 24 (10/16), Parker 24 (9/18), Bonner 20 (7/10), Ginobili e Mason 13. Rimbalzi: Duncan e Ginobili 9. Assist: Duncan 8.

L.A. Lakers-Charlotte Bobcats 110-117 d2ts
I Lakers concedono a Charlotte il 52% nel primo tempo (12 punti e 6/9 di Gerald Wallace) che termina 48-49. A preoccupare Phil Jackson sono i 34 punti concessi in area agli avversari. I Lakers perdono anche Trevor Ariza nel secondo quarto per una botta. Sul 67-70 a un paio di minuti dalla fine del terzo quarto, Kobe Bryant viene punito con il quarto fallo e anche un tecnico. Sembra andare tutto storto ai Lakers che dopo una tripla allo scadere di Adam Morrison hanno 6 punti da recuperare dopo tre quarti (70-76). Il distacco aumenta a 9 dopo il canestro da tre di Shannon Brown che inaugura il quarto periodo. Bryant sbaglia un paio di tiri, ma una tripla provvidenziale di Vujacic tiene in partita i gialloviola. Di nuovo il serbo segna da tre e la partita torna in parità (81-81) a 6’ dal termine. Charlotte mantiene la calma e Boris Diaw ispira un parziale di 9-0 per i Bobcats (83-90). Un fallaccio (flagrant foul) di Bynum mette k.o. Wallace che viene portato in spogliatoio a 2’08” dalla fine. Bryant inizia il suo show con due canestri ci gran classe, ma Diaw risponde con una conclusione altrettanto bella. Cinque clamorosi errori ai liberi dei Bobcats negli ultimi due minuti permettono a Fisher di mandare la gara all’overtime con la tripla del pareggio su assist di Bryant a 14” dalla fine dell’ultimo quarto. Charlotte supera lo shock per aver gettato una partita ormai in pugno e con tre punti di Diaw pareggia a 32” secondi dalla fine del supplementare subito dopo il sesto fallo di Bryant. I Lakers giocano il secondo overtime senza la loro superstar e la perdita facilita il trionfo di Charlotte (14-7 negli ultimi 5’) dopo la lunga e pazza maratona. Determinante una tripla di Brown e un canestro di Okafor che sigla poi il successo proprio dalla lunetta. È la prima volta che Kobe esce per limite di falli allo Staples Center dalla stagione 2001/02.
L.A. Lakers: Bryant 38 (15/28), Bynum 24 (10/14), Fisher 14, Gasol e Vujacic 10. Rimbalzi: Bynum 14. Assist: Fisher 6.
Charlotte: Diaw 23 (8/24), Felton 22 (8/17), Bell e Okafor 17, Wallace 15, Brown 14. Rimbalzi: Okafor e Felton 11. Assist: Diaw e Felton 9.
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NEW YORK, 30 gennaio 2009 - Il cast ora è praticamente fatto. Dopo l’anticipazione dei quintetti base, l’Nba ha reso noto anche le riserve, completando i roster di East e West che il prossimo 15 febbraio, allo U.S. Airways Center di Phoenix, Az, daranno vita al 58° All Star Game. I 30 coach della lega hanno consegnato a Shaquille O’Neal la quindicesima partecipazione in carriera alla partita delle stelle: solo Kareem Abdul-Jabbar (19) ne ha di più. Shaq farà parte di un team dell’Ovest molto internazionale, con il francese Tony Parker, il tedesco Dirk Nowitzki e lo spagnolo Pau Gasol a fare compagnia al cinese Yao Ming e alla stella delle US Virgin Island Tim Duncan, scelti come titolari. Fanno discutere invece l’esclusione di Carmelo Anthony e Steve Nash. A Est invece tre debutti: Davin Harris, Danny Granger e Jameer Nelson, play dei Magic, la squadra più rappresentata(nel roster anche Howard e Lewis). Tra le riserve anche Paul Pierce dei Celtics campioni, mentre non è stato selezionato Ray Allen, l’unico dei Big Threes di Boston che a Phoenix non ci sarà (Kevin Garnett è tra i titolari). Manca solo un tassello: il nome del coach dell’Est. Se a ovest infatti Phil Jackson e lo staff tecnico dei Lakers si sono assicurati i posti in panchina, al di qua del Mississipi la lotta è ancora aperta, con Mike Brown di Cleveland e Stan Van Gundy di Orlando ancora in lizza (Doc Rivers, timoniere di Boston, è escluso per aver partecipato l’anno passato). La decisione verrà presa il 1° febbraio, in base a chi tra le due squadre avrà il miglior record. Ecco i roster
EST: Iverson (Detroit), Wade (Miami), James (Cleveland), Garnett (Boston), Howard (Orlando). Riserve: Harris (New Jersey), Johnson (Atlanta), Granger (Indiana), Lewis (Orlando), Bosh (Toronto), Nelson (Orlando), Pierce (Boston). Coach da decidere
OVEST: Paul (New Orleans), Bryant (Lakers), Stoudemire (Phoenix), Duncan (San Antonio), Yao (Houston). Riserve: Parker (San Antonio), Billups (Denver), Gasol (Lakers), Nowitzki (Dallas), O’Neall (Phoenix), Roy (Portland), West (New Orleans). Coach: Jackson (Lakers)

Orlando-Cleveland 99-88
Dopo la brutta prova offerta contro i Celtics la scorsa settimana in molti avevano iniziato ad avere qualche dubbio sul vero valore dei Magic. Dwight Howard e compagni non avevano gradito molto le critiche e alla prima occasione importante si sono riscattati con gli interessi. Grazie a un eccellente secondo tempo, infatti, Orlando surclassa Cleveland e dimostra di poter davvero puntare a traguardi ambiziosi in questa stagione. "sinceramente spero che la gente continui a sottovalutarci – commenta Jameer Nelson che ha festeggiato nel migliore dei modi la sua prima convocazione all’All Star Game – noi sappiamo bene quale sia il nostro vero valore". Un LeBron James decisamente nervoso e spesso critico nei confronti delle decisioni arbitrali vive una serata mediocre. Il fenomeno di Cleveland chiude con un poco brillante 10/27 dal campo e nelle ripresa non riesce ad avere il suo solito impatto sul match. Dopo un primo tempo equilibrato i Magic cambiano marcia nel terzo quarto, grazie anche al passaggio a vuoto dell’attacco degli ospiti. Il solito Dwight Howard fa la differenza sotto canestro, Cleveland, invece, nella ripresa realizza la miseria di 32 punti e va sotto anche di 25 lunghezze.
Orlando: Howard 22 (9/15), Turkoglu, Lewis 19, Nelson 18. Rimbalzi: Howard 18, Turkoglu 11. Assist: Lewis 5.
Cleveland: James 23 (10/25, 0/2). Rimbalzi: Varejao, James 8. Assist: James 8.

Phoenix-San Antonio 104-114
Quando San Antonio tocca quota 100 diventa pressoché imbattibile. Le ultime 29 gare chiuse con almeno 100 punti a referto, infatti, hanno visto gli Spurs uscire vincitori. A Phoenix il copione si ripete. I Suns giocano una pallacanestro a tratti spettacolare nel primo tempo, riescono a rimanere aggrappati agli Spurs anche nel terzo quarto ma nell’ultimo periodo San Antonio mette la freccia e scappa via. Gli Spurs, guidati da un Manu Ginobili assolutamente immarcabile (oltre che infallibile dalla lunetta, 18/18), piazzano un parziale di 9-2 nell’ultimo quarto e prendono possesso del match. Phoenix tenta di rientrare nel finale e grazie alla giocata da tre punti di Grant Hill torna al –3 a 1’05’’ dalla sirena ma il canestro dal perimetro di Tony Parker riporta gli ospiti a distanza di sicurezza. Decisivo il contributo dei Big Three di San Antonio (Duncan, Parker e Ginobili), poco brillante, invece, Shaquille O’Neal.
Phoenix: Stoudemire 28 (11/23), Hill 20, Nash 16. Rimbalzi: Stoudemire, Hill 10. Assist: Nash 18.
San Antonio: Ginobili 30 (6/9, 0/4), Parker 26, Duncan 20. Rimbalzi: Duncan 15. Assist: Parker 5.
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NEW YORK, 3 febbraio 2009 – Bryant implacabile e i Lakers volano a New York dove Danilo Gallinari (ascolta l'audio) chiude con 10 punti (ascolta l'audio di Vujacic: prevede che Danilo diventi più forte di Nowitzki). All Star Game a rischio per Jameer Nelson e Chris Paul, entrambi infortunati. Dopo l’abbandono dei due registi, Orlando e New Orleans cedono a Dallas e Portland. Bene Miami, Phoenix e Utah. San Antonio supera Golden State dopo un tempo supplementare.

New York-Los Angeles Lakers 117-126
di Simone Sandri
Quando davanti c’è un Kobe Bryant capace di segnare a piacimento battere i Lakers diventa praticamente impossibile. I Knicks ci provano ma devono inchinarsi davanti al fenomeno di Los Angeles che stabilisce un nuovo record per il Madison Square Garden realizzando qualcosa come 61 punti. Una brutta notizia, l’unica di una serata magica, per la truppa di Phil Jackson arriva prima della palla a due. La risonanza magnetica effettuata da Andrew Bynum ha dato esiti preoccupanti per i Lakers. Il lungo di LA, infatti, a causa di un problema ai legamenti del ginocchio destro dovrà rimanere fermo dai due ai tre mesi. Davvero un brutto colpo per Jackson che adesso dovrà fare a meno di un giocatore sempre molto affidabile che in questa stagione aveva messo a referto numeri di tutto rispetto: 14 punti, 8 rimbalzi e 1.9 stoppate a partita.
I Lakers non vogliono fare brutta figura davanti a un Garden esaurito. Kobe Bryant regala spettacolo in attacco ma nel primo quarto New York riesce a rimanere incollata al match con i canestri di Chandler e Lee. Al Kobe party partecipa anche un caldissimo Pau Gasol, i Lakers così provano ad allungare con le giocate nella zona pitturata dello spagnolo. Danilo Gallinari entra a 2’50’’ dalla fine del primo quarto e riceve subito applaudi per un’entrata da cinema chiusa con un canestro da sotto. 31-30 Lakers ma Bryant allunga e alla fine del primo quarto gli ospiti sono avanti 31-26. 30 dei 31 punti a referto per L.A. arrivano dalle mani di Kobe (18) e Gasol (12). All’inizio del secondo quarto il Gallo trova il ferro da sotto, dopo una bella apertura di un Robinson troppo altalenante. L’azzurro si rifà subito con una tripla delle sue che fa esplodere il Garden. Un errore dalla media distanza e poi Danilo, a 6’18’’ dal riposo, torna in panchina. Bryant intanto con le sue giocate infiamma il Garden tanto che il pubblico regala a Kobe il coro “Mvp” quando la stella dei Lakers va a firmare il suo 34o punto di un primo tempo assolutamente straordinario dalla lunetta nel finale della frazione.
I Knicks vanno al riposo sotto 65-54 e contro un Kobe così va già di lusso agli uomini di coach D’Antoni. La ripresa si apre nel modo migliore per i Knicks che tornano sotto piazzando un parziale di 11-2. Ma è un fuoco di paglia che un Kobe infallibile dalla lunetta (20/20 ai liberi) spegne subito. Bryant fa quello che vuole in attacco i Lakers tornano a +9 quando Danilo Gallinari rientra a 2’53’’ dalla fine del terzo periodo. L’azzurro fallisce due triple prima della fine del terzo quarto che si chiude con gli ospiti avanti 96-86 ma in difesa come al solito il Gallo si rimbocca le maniche. All’inizio dell’ultimo quarto Danilo si fa apprezzare per un bel canestro, condito dal fallo di Ariza. Gioco da tre punti e Knicks a -11 (89-100). Bryant però rientra dopo la boccata d’ossigeno in panchina e i Lakers allungano. Kobe è assolutamente incontenibile nonostante il costante raddoppio ordinato da Mike D’Antoni, Gallinari esce a 6’16’’ dalla sirena quando la partita ormai è segnata. Manca solo la ciliegia sulla torta per i tanti tifosi dei Lakers presenti al Garden e puntualmente Bryant non delude. Kobe, infatti, continua ad attaccare il canestro e alla fine chiude con 61 punti, firmando così la miglior prestazione nella storia del Madison Square Garden e battendo il record di Bernard King (60, il 25 dicembre del 1984). Danilo rientra nel garbage time (e realizza due punti dalla lunetta) ma il Garden ha occhi solo per Bryant e gli tributa una standing ovation da brividi quando il fenomeno di L.A. esce a 1’48’’ dalla fine del match. Una performance, quella di Kobe Bryant, che il Madison Square Garden non dimenticherà’ tanto facilmente. Danilo Gallinari chiude con 10 punti (2/5 da due, ½ da tre, 3/3 ai liberi), quattro rimbalzi, un assist e un recupero in 20’ di gioco.
New York: Harrington 24 (5/10, 2/6), Lee 22, Chandler 20. Rimbalzi: Lee 12. Assist: Duhon 9.
Los Angeles Lakers: Bryant 61 (16/25, 3/6), Gasol 31. Rimbalzi: Gasol, Odom 14. Assist: Walton, Gasol 5.

Orlando Magic-Dallas Mavericks 95-105
I Magic si fanno superare in casa da Dallas, ma la notizia peggiore è l’infortunio di Jameer Nelson, che rischia di dover rinunciare al suo primo All Star Game per colpa di una lussazione alla spalla. L’efficace difesa perimetrale dei Mavs tiene sotto controllo le bocche da fuoco avversarie (1/7 da tre nel primo tempo), quindi dopo l’uscita di Nelson arriva il parziale di 19-6, concluso da una tripla di Terry, che dona ai Mavs un cospicuo margine di vantaggio (57-75) nel terzo quarto. Rick Carlisle ha belle parole per i suoi ragazzi: “Stanno trovando motivi per giocare duramente anche quando i tiri non vanno dentro. Una formula vincente”.
Orlando: Howard 35 (13/19, 9/12 tl), Turkoglu 18, Lewis 12. Rimbalzi: Howard 11. Assist: Turkoglu 4.
Dallas: Nowitzki 29 (12/21), Terry 23 (7/15), Howard e Kidd 13. Rimbalzi: Dampier 7. Assist: Kidd 8.

Miami Heat-L.A. Clippers 119-95
In una serata di attacco ispirato, sotto la sapiente guida del leader Dwyane Wade, gli Heat dominano i Clippers dall’inizio alla fine. Miami ritrova anche Shawn Marion che, dopo cinque gare saltate per infortunio all’adduttore, scende sul parquet da riserva chiudendo con 11 punti e 7 rimbalzi: “È la prima volta che parto dalla panchina in dieci anni - sottolinea Marion -. È andata bene”. Miami tira con il 56% dal campo, e chiude con 9/16 nelle triple. Tra le fila dei Clippers si rivede dopo 19 gare Zach Randolph, top scorer per la sua squadra con 21 punti.
Miami: Wade 31 (10/17), 10/12 tl), Chalmers 15, Haslem 13, Marion 11. Rimbalzi: Marion e Anthony 7. Assist: Wade 9.
L.A. Clippers: Randolph 21 (7/15), Gordon e Camby 12, Jones 10. Rimbalzi: Camby e Thornton 7. Assist: B. Davis 9.

New Orleans Hornets-Portland Trail Blazers 89-97
Serata negativa per New Orleans, che nel terzo quarto deve fare a meno di Chris Paul (stiramento inguinale) e dopo l’abbandono della sua stella butta via un vantaggio di 17 punti, cedendo ai Blazers che ottengono la quinta vittoria consecutiva. CP3 chiude con 11 punti e 13 assist, e come per Jameer Nelson, la sua presenza all’All Star Game è ora in dubbio. Gli Hornets conducevano 72-55 al momento dell’infortunio di Paul. Nell’ultimo quarto, Portland approfitta dell’assenza di Paul, per sorprendere gli avversari grazie alla grande prova del rookie Jarryd Bayless, autore di 13 punti durante il vincente rush finale.
New Orleans: West 25 (11/24), Stojakovic 18, Paul 12, Butler 11. Rimbalzi: West 8. Assist: Paul 13.
Portland: Aldridge 22 (9/21), Bayless 19, Outlaw 16, Fernandez 15. Rimbalzi: Aldridge 11. Assist: Bayless 6.

Washington Wizards-Memphis Grizzlies 97-113
O.J. Mayo pareggia il suo career high di 33 punti, trascinando Memphis alla vittoria contro Washington, la prima in quasi un mese dopo dodici sconfitte consecutive. Rudy Gay e Marc Gasol segnano rispettivamente 23 e 22 punti, e lo spagnolo ottiene una doppia doppia aggiungendo 11 rimbalzi.
Washington: Jamison 29 (10/22), Butler 21 (7/14), Young 13, McGee 11. Rimbalzi: Jamison 13. Assist: Butler 5.
Memphis: Mayo 33 (12/22), Gay 23 (8/16), Gasol 22 (7/11, 8/11 tl), Conley 14. Rimbalzi: Gasol 11. Assist: Conley 5.

Phoenix Suns-Sacramento Kings 129-81
Phoenix infierisce sui derelitti Kings, sui quali Nash e compagni sfogano tutta la frustrazione per le ultime tre sconfitte casalinghe. “Avevamo proprio bisogno di questa vittoria dal punto di vista morale – dice Terry Porter –. Forse adesso inizieremo a credere di essere una buona squadra”. Sacramento si becca 49 punti di scarto, peggiorando i 45 che avevano preso in precedenza contro Boston. Jason Richardson segna 16 punti nel primo quarto e Stoudemire arriva a quota 25.
Phoenix: Stoudemire 25 (6/12, 13/13 tl), Richardson 24 (10/12), Hill 14, Barbosa 11, O’Neal 10. Rimbalzi: O’Neal 9. Assist: Nash 9.
Sacramento: Salmons 19, Martin 13, Thompson 12, Garcia e Douby 10. Rimbalzi: Hawes 9. Assist: Salmons 2.

Utah Jazz-Charlotte Bobcats 105-86
Utah impiega tutto il primo quarto per entrare in partita, poi domina Charlotte malgrado l’assenza di Deron Williams e i problemi di falli di Okur, che conquista lo stesso un buon bottino di 22 punti. Williams raggiunge Boozer e Kirilenko nell’infermeria dei Jazz per una contusione sopra al ginocchio destro. Ronnie Brewer realizza 14 dei suoi 16 punti nel secondo tempo.
Utah: Okur 22 (7/12), Brewer 21 (6/12), Millsap 14, Price 12. Rimbalzi: Korver 8. Assist: Knight 7.
Charlotte: Felton 16, Okafor 15, Bell e Howard 12, Diaw 10. Rimbalzi: Okafor 7. Assist: Felton 9.

Golden State Warriors-San Antonio Spurs 105-110 (dts)
Alla fine del terzo quarto, nel quale Manu Ginobili segna 17 punti e Stephen Jackson risponde con 16, ci sono solo 4 punti a dividere le due squadre (79-75). I Warriors vanno avanti nell’ultimo quarto 89-77 con i punti di Maggette e Watson, ma San Antonio reagisce e trova il pareggio con 12-0 di parziale. Un numero acrobatico di Ellis dà il +4 ai Warriors a 1’32” dalla sirena, ma Ginobili pareggia dalla lunetta (dubbio fallo di Turiaf) con soli 8” sul cronometro. Jackson è inconcludente nell’ultima azione e si va all’overtime. Cinque punti di Tim Duncan aprono il supplementare e i Warriors cedono all’esperienza degli Spurs.
Golden State: Jackson 33 (13/24), Ellis 17, Maggette 15, Watson e Biedrins 11. Rimbalzi: Biedrins 9. Assist: Jackson 11.
San Antonio: Duncan 32 (13/20), Ginobili 32 (10/23, 11/12 tl), Parker 23 (8/18). Rimbalzi: Duncan 15. Assist: Parker .
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NEW YORK, 5 febbraio 2009 - Le prove dei due fuoriclasse Kobe Bryant e LeBron James stendono Toronto e New York, squadre di Bargnani e Gallinari, che cedono dopo buone prestazioni.

Toronto Raptors-Los Angeles Lakers 107-115
I Raptors devono arrendersi al solito Kobe Bryant, 36 punti e autore dei canestri decisivi, ma se non altro si sono visti progressi concreti sui quali si può costruire per raddrizzare una situazione compromessa. Bene Andrea Bargnani (21 punti e 9 rimbalzi), benissimo O’Neal e Graham. Chris Bosh si procura una distorsione al ginocchio.
PARTENZA LENTA - Una partenza lenta dei Lakers che faticano a carburare nel primo quarto illude i Raptors, decisi fin dalle prime battute a far sudare gli avversari più del previsto. Toronto si presenta ancora con Bargnani, Bosh e O’Neal in quintetto e si porta avanti 20-9 (il primo canestro della serata è di Bargnani), quindi conduce 31-26 dopo un quarto, con Bargnani (8 punti e 3/7) e Graham protagonisti in attacco. Bryant è già a quota 14 punti. Nel secondo quarto, Bryant fa 0/5 e i Raptors mantengono un buon ritmo in attacco grazie a O’Neal e Graham, mentre Bargnani fallisce qualche tiro da fuori e va al riposo con 4/11 al tiro per 12 punti. Nel finale del quarto l’azzurro realizza comunque 4 punti consecutivi e Toronto si mantiene in testa (63-58). Dopo le ultime deludenti prestazioni finalmente la partita è apprezzabile. Bargnani è ancora positivo nel terzo quarto (6 punti) e, grazie anche al lavoro instancabile di O’Neal nel proteggere il canestro, Toronto resta avanti per tutto il periodo che si chiude 87-85. Per JO ci sono 5 stoppate nel terzo quarto, il centro dei Raptors ne ha per tutti: prima nega il canestro a Gasol, poi a Walton, Bryant e Odom, quindi ad Ariza. Intanto Bosh commette il quarto fallo e Triano si affida a Bargnani e O’Neal. L’ultimo quarto inizia con il pareggio di Powell a cui segue una tripla di Bargnani. Con 8’50” da giocare Toronto perde definitivamente Bosh che si infortuna al ginocchio destro. Un jumper di Bryant porta i Lakers al comando per la prima volta nel secondo tempo a 6’27” dalla fine. Quando Bryant infila il canestro del sorpasso (94-95) la bilancia inizia a pendere dalla parte dei Lakers: “Da quel punto in poi, l’inerzia della partita è passata in nostro favore e siamo stati in grado di portare a casa il risultato - dice Fisher che aggiunge un commento sulla gara di Toronto -. Abbiamo dovuto sprecare più energie di quanto desideravamo. I Raptors hanno giocato una solida partita, con un buon contributo di molti giocatori. Penso che abbiamo ancora abbastanza benzina per vincere giovedì”. Così chiude Fisher riferendosi al big match di stasera a Boston. Un canestro in entrata dell’ottimo Graham porta Toronto a -2 a 42” dalla sirena, ma Bryant si incarica ovviamente del canestro decisivo e segna in jumper a 23” dalla fine (105-109). I tiri liberi dei Lakers aumentano il distacco negli ultimi secondi.
BRAVI COMUNQUE - Toronto deve arrendersi anche a Kobe Bryant e compagni, però stavolta è difficile muovere critiche ai ragazzi di Triano, autori di un grande sforzo collettivo. Si può ripartire dalla grande partita di Joey Graham, 24 punti e una difesa arcigna su Bryant che per arrivare ai 36 punti finali ha bisogno di 28 tiri, mentre nella magica serata al Madison Square Garden con soli tre tiri in più aveva raggiunto 61 punti. Si può ripartire dalle 9 stoppate di Jermaine O’Neal, un leone in mezzo all’area, e dalla ritrovata vena di Anthony Parker, bravo in regia al posto dell’assente Calderon e comunque presente in fase realizzativa. Anche per Andrea Bargnani è una serata positiva: 21 punti e 9 rimbalzi contro una squadra che porta bene al Mago (un anno fa Bargnani segnò 28 punti quando i Lakers sbarcarono all’ACC). Persino Roko Ukic si mette in mostra con alcune buone giocate e, malgrado la sconfitta, il pubblico per una volta evita di fischiare. Anzi, qualcuno fischia i tifosi che durante i tiri liberi a pochi secondi dalla fine cantano cori di “mvp” a Kobe Bryant. Nel frattempo, la stella di Toronto Chris Bosh era già diretta verso l’ospedale per accertamenti al ginocchio infortunato. “Siamo stati anche sfortunati perché perdere CB in una partita così importante è stato un colpo durissimo. Sarebbe stato utilissimo nel finale”, si lamenta Bargnani dopo la gara. È presto per fare previsioni in chiave playoff, ma con 9 partite in casa e solo 4 in trasferta nel mese di marzo, e un calendario piuttosto favorevole nel mese di aprile, Toronto potrà essere ancora in corsa nelle ultime gare di campionato. Molto dipenderà dalla salute di Calderon e Bosh.
Toronto: Bargnani 21 punti (6/14 da due, 2/5 da tre, 3/4 tl), 9 rimbalzi, 1 assist, 1 stoppata, 1 palla persa e 3 falli in 43’. Graham 24 (11/19), O’Neal 22 (9/17), Parker 18, Bosh 12. Rimbalzi: O’Neal e Bargnani 9. Assist: Parker 9.
L.A. Lakers: Bryant 36 (13/28), Gasol 31 (12/17), Odom 13, Fisher 12. Rimbalzi: Gasol 15. Assist: Walton e Bryant 5.

New York Knicks-Clevaland Cavs 102-107
Kobe chiama e LeBron risponde. C’era da aspettarselo, se lo sentiva anche Mike D’Antoni. Il fenomeno di Cleveland non ci sta a fare da comparsa al Garden dopo lo straordinario show offerto da Bryant e fa venire l’acquolina in bocca ai tifosi che lo vorrebbero nella Grande Mela nel 2010, disputando una performance da cinema. Non solo 52 punti (e sarebbe già più che sufficiente…) ma anche una tripla doppia (11 assist e 10 rimbalzi) e alcune giocate davvero stellari. La truppa di Mike D’Antoni lotta ma alla fine non può che arrendersi davanti al talento di “King” James.
MILANESI A NY - Ci sono anche tifosi con sciarpa e maglia dell’Olimpia al Madison, il Gallo oramai fa tendenza. Il pubblico però , dopo l’esibizione di Kobe Bryant di lunedì, vuole vedere la risposta di LeBron James. E il fenomeno di Cleveland non delude attaccando subito il canestro e regalando sprazzi di sontuoso basket . I Knicks fanno quello che possono ma James parte fortissimo, spingendo i Cavs al 10-0. LeBron non rallenta, realizza 16 punti nei primi otto minuti del match e Cleveland prova a scappare. Kobe nel primo quarto del match di lunedì di punti ne aveva segnati 18, LeBron non vuole essere da meno e anzi proprio sulla sirena trova il suo 20° punto. Piovono applausi per il giocatore che tutti i tifosi del Garden vorrebbero vedere in maglia Knicks nel 2010. La squadra di casa al termine di un primo quarto segnato dalle giocate di James è sotto 36-24. Danilo Gallinari entra nel finale di frazione ma non ha grandi opportunità in attacco fino ai minuti finali del secondo quarto. Il motivo? All’inizio del secondo periodo un caldissimo Al Harrington (14 punti nella frazione) riporta in partita i Knicks. Harrington, un giocatore già non molto altruista di suo, segnando punti a ripetizione, decide di tentare la conclusione ogni volta che gli arriva la palla in mano. New York però torna a una sola lunghezza da Cleveland grazie alla tripla di un Gallinari troppo dimenticato in attacco. L’azzurro sul perimetro viene marcato da Ilgauskas e prova a sfruttare il mismatch nel finale di frazione. Le sue due conclusioni (una dalla lunga distanza) trovano il ferro, poi nel finale l’azzurro chiude un’eccellente penetrazione trovando la retina. 50-49 Cavaliers, con un LeBron meno incisivo (ma sempre pericolosissimo) rispetto al primo quarto. Cleveland chiude però il secondo periodo in crescendo e va al riposo avanti 57-52. Il secondo tempo si apre con un LeBron James che segna i primi sei punti della sua squadra. I padroni di casa riescono a rimanere nel match grazie ai canestri di Harrington. Il Gallo torna sul parquet a 5’43’’ dalla fine del terzo quarto e i Knicks, sotto di sette lunghezze, provano a piazzare la rimonta.
FUOCO DI PAGLIA - Il Garden esplode quando Tim Thomas porta avanti la truppa di Mike D'Antoni con una tripla (78-77) ma la giocata da tre punti del solito James li ricaccia indietro. Danilo Gallinari apre l’ultimo quarto realizzando due liberi, intanto continua la sfida a distanza tra James e Harrington. L’azzurro lotta in difesa ma tocca troppi pochi palloni in attacco e a 7’07’’ dalla sirena torna definitivamente in panchina. I Knicks non mollano e rimangono aggrappati al match ma “King” James non vuole sentire ragioni e ogni volta che Cleveland ha bisogno di un canestro il fenomeno dei Cavs risponde presente. LeBron non si limita ad attaccare il canestro ma mostra il suo solito altruismo e i Knicks, che riescono negli ultimi cinque minuti ad arrivare al -1 in un paio di occasioni, al termine di un match comunque coraggioso devono alzare bandiera bianca. Dopo il Kobe Show di lunedì anche con LeBron sul palcoscenico del Garden nessuno si annoia. Anzi adesso i puristi del basket discuteranno se valgono di più i 61 punti di Kobe oppure i 52 di LeBron conditi da 11 assist e 10 rimbalzi.
New York: Harrington 39 (13/16, 3/8). Rimbalzi: Harrington 13, Lee 10. Assist: Duhon 5.
Cleveland: James 52 (15/26, 2/7), Ilgauskas 15. Rimbalzi: Szczerbiak 13, James 10. Assist: James 11.
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MILANO, 5 febbraio 2009 - Detroit e Orlando, tornano alla vittoria nella notte Nba, mentre continua il momento no di New Orleans senza il faro Chris Paul. Golden State a segno senza Belinelli.

Golden State Warriors-Phoenix Suns 124-112
I Warriors spazzano letteralmente via Phoenix per tre quarti, guidati da una serata assolutamente stellare di Stephen Jackson, e prendendosi una grande soddisfazione contro gli ex Richardson e Barnes. L'inizio di partita è stato addirittura drammatico per gli ospiti, sotto 17-2 dopo 3 minuti con Azubuike già autore di 3 triple (19 punti per lui nel solo primo quarto, chiuso 43-30). I Suns, in sostanza, non si sono mai riavvicinati, andando già sotto di 20 con 8 minuti da giocare nel secondo quarto (54-34, tripla di Crawford), letteralmente travolti dal 52.2% dal campo dei Warriors (13/28 da fuori). Marco Belinelli, che ha saltato l'undicesima gara consecutiva per la distorsione alla caviglia destra, ha iniziato a lavorare più intensamente e sembra rientrerà dopo il week-end dell'All Star Game.
Golden State: Jackson 30 (8/14, 4/8, 2/2 tl), Crawford 27, Azubuike 25, Maggette 18, Biedrins 10. Rimbalzi: Jackson 11. Assist: Jackson 10. Phoenix: Richardson 24 (6/15, 3/7, 3/6 tl), Barbosa 20, O'Neal 17, Nash 16, Stoudemire 13, Barnes 10. Rimbalzi: O'Neal 12. Assist: Nash 9.

Orlando Magic-Los Angeles Clippers 125-96
Tutto molto facile per gli Orlando Magic, che malgrado l'assenza dell'infortunato Jameer Nelson hanno prodotto una prestazione offensiva clamorosa nel tiro da fuori (16/23 di squadra) e hanno trovato nel veterano Anthony Johnson un uomo in grado di non far rimpiangere il playmaker titolare. "Non giocherò così ogni sera", dice lui, "altrimenti sarei già diventato un titolare nella Lega in questi anni". I Clippers? Alla settima sconfitta consecutiva, la 21esima nelle ultime 23 gare, la formazione di Dunleavy ha già ben poco da chiedere a questa stagione. Baron Davis riconosce la superiorità dei Magic: "Loro avevano più fame, sono una grande squadra. Hanno fatto quello che dovevano, giocando allo stesso modo anche se non c'era Nelson".
Orlando: Johnson 25 (3/3, 6/8, 1/1 tl), Lee 21, Turkoglu 20, Howard 12, Battie 10. Rimbalzi: Howard 15. Assist: Turkoglu 6.
LA Clippers: Thornton 27 (11/16, 5/6 tl), Gordon 14, Camby 12, Novak 11. Rimbalzi: Camby 9. Assist: Jones 6.

New Orleans Hornets-Chicago Bulls 93-107
I Bulls, in un buon momento ma non certo una corazzata, hanno dimostrato ancora una volta quanto pesa l'assenza di Chris Paul. Gli Hornets, che senza il loro leader veniva venivano da tre sconfitte consecutive, erano sotto già di 18 lunghezze alla fine del secondo quarto, dopo aver concesso di tutto in difesa (13 dei primi 16 tiri a segno per gli ospiti, 44-62 il punteggio all'intervallo). "Noi abbiamo semplicemente giocato molto bene in attacco, bisogna però ammettere che senza Paul, New Orleans è un'altra squadra". Per i Bulls, impegnati nella sesta di sette trasferte consecutive (la prossima sarà a Dallas), è arrivata la quarta vittoria.
New Orleans: Stojakovic 24 (5/8, 3/6, 5/5 tl) e West 24 (7/17, 10/11 tl), Brown 17. Rimbalzi: West 14. Assist: Brown 7.
Chicago: Rose 21 (10/13, 0/1, 1/2 tl), Gordon 19, Noah 16, Thomas 15, Deng e Nocioni 13. Rimbalzi: Thomas 10. Assist: Gordon 7.

Dallas Mavericks-Portland Trail Blazers 104-99
Un ispirato Jason Kidd ha guidato Dallas al successo su Portland, che stavolta non è riuscita a completare una rimonta nell'ultimo quarto. I Mavs dopo un primo quarto equilibrato, hanno preso un buon margine con un parziale di 15-6 (con 7 di Terry e 6 di Bass), per andare al riposo sul 57-45. Un buon inizio di ripresa di Nowitzki (4 dei primi 6 punti di Dallas) ha portato al massimo vantaggio (63-47). I Blazers sono rientrati nel match con 5 punti di Outlaw e 4 di Roy (86-81 a 7 minuti), e ancora Roy a chiudere un 7-0 per il -3 a 10 secondi dal termine (100-97), ma i tiri liberi di Terry hanno permesso a Kidd e compagni di vincere. Kidd, tra l'altro, ha scavalcato Oscar Robertson nella classifica degli assist di tutti i tempi (9895 contro 9887).
Dallas: Howard 23 (10/14, 1/3), Terry 20, Bass 19, Nowitzki 16, Wright 11. Rimbalzi: Nowitzki 11. Assist: Kidd 10.
Portland: Roy 26 (6/15, 4/5, 2/2 tl), Aldridge 21, Bayless 14, Outlaw 13, Fernandez 12. Rimbalzi: Roy 7. Assist: Bayless e Outlaw 4.

Washington Wizards-New Jersey Nets 88-115
Privi di Caron Butler, DeShawn Stevenson, Juan Dixon e Andray Blatche (inutile ormai citare Gilbert Arenas) e con una prova da 4/20 da parte di Jamison, Washington aveva ben poche armi a disposizione per resistere a lungo contro i Nets, sebbene questi ultimi siano solamente alla terza vittoria nelle ultime 11 trasferte. Il momento cruciale, dopo una prima metà di gara tutto sommato equilibrata (53-58), i Nets sono scappati via concretizzando la loro grande serata nel tiro da fuori (12/22), che ben si è abbinata al rendimento del centro Brook Lopez (6/6 dal campo). Il parziale di 35-18 nella terza frazione ha steso i padroni di casa, e mentre i tifosi scandivano il nome di Eddie Jordan, il coach esonerato all'inizio di stagione, il suo successore, Ed Tapscott, ora ha un record di 9-29.
Washington: Young 21 (10/17, 0/3, 1/1 tl), James e Pecherov 13, Jamison, Songaila e McGee 10. Rimbalzi: Jamison 6. Assist: Young 4.
New Jersey: Harris 26 (10/15, 0/2, 6/6 tl), Carter 20, Anderson 18, Dooling 14, Lopez 12. Rimbalzi: Lopez 12. Assist: Harris 7.

Detroit Pistons-Miami Heat 93-90
Alla fine escono dal campo più soddisfatti quelli di Miami, malgrado la sconfitta, come spiega Dwyane Wade: "È stata una delle partite più belle in cui ho giocato quest'anno. Abbiamo giocato alla pari con una squadra che lotterà fino alla fine per vincere". I Pistons, dal canto loro, volevano riconquistare il loro pubblico dopo 4 sconfitte interne consecutive, ma hanno visto interrompersi la striscia di 259 partite con il tutto esaurito (21.720 presenti, 356 sotto la massima capienza). I Pistons hanno provato a mettere sotto Miami in apertura di terzo quarto, con un parziale di 14-4 (con 8 punti di Wallace) che li ha portati sul +13 (61-48), ma la reazione ospite, con Wade e Beasley protagonisti, ha rimesso tutto in discussione. Ancora Wallace, con la tripla a 20" dalla fine, sembrava rimettere le cose a posto per Detroit (92-87). Ma un'altra tripla di Wade e un 1/5 ai liberi dei Pistons dava alla stella degli Heat l'ultima chance per il pareggio, ma il ferro ha detto no.
Detroit: Wallace 18 (3/5, 4/6) e Stuckey 18 (8/15, 2/2 tl), Prince 16, Hamilton 12, Iverson 11. Rimbalzi: McDyess 17. Assist: Hamilton 7. Miami: Wade 29 (6/22, 4/9, 5/7 tl), Marion e Beasley 16, Chalmers 12, Haslem 10. Rimbalzi: Haslem 10. Assist: Wade 13.

Memphis Grizzlies-Houston Rockets 104-93
Seconda vittoria in cinque gare con coach Lionel Hollins per i Grizzlies, che con il nuovo sistema di gioco ha ridato fiducia ai suoi giocatori. "Tutti i ragazzi si stanno trovando meglio con il nuovo stile offensivo, e si vede nel modo in cui si cerca sempre un passaggio in più per trovare tiri migliori". Houston, sotto di 14 all'inizio dell'ultimo quarto, si è riavvicinata fino al -4 (93-97 a 4'16 dalla fine) con 3 triple (2 di Battier, 1 di Von Wafer) e 6 punti in fila di Yao Ming, ma Battier e McGrady, da fuori, hanno sbagliato i tiri che potevano ulteriormente accorciare il divario, mentre 5 punti in fila di O.J. Mayo mettevano al sicuro il successo di Memphis.
Memphis: Mayo 32 (9/15, 4/7, 2/2 tl), Gay 18, Warrick 17, Gasol e Conley 10. Rimbalzi: Gay e Conley 9. Assist: Conley 7.
Houston: McGrady 21 (9/16, 0/5, 3/6 tl), Yao Ming 20, Alston 15, Battier 12. Rimbalzi: Yao Ming 20. Assist: Alston 6.

Minnesota Timberwolves-Atlanta Hawks 86-94
Privi di Joe Johnson (a casa con l'influenza), gli Hawks hanno ottenuto una preziosa vittoria in casa di Minnesota, appoggiandosi sul talento di Marvin Williams, che nelle ultime 7 gare sta girando a 17.1 e 8.4 rimbalzi di media. "Penso che Marvin abbia risposto presente e dimostrato che può giocare ad altissimo livello", ha detto il suo coach Mike Woodson. Atlanta ha controllato la gara nei primi tre quarti, arrivando proprio con Williams al massimo vantaggio (73-56) sul finire del terzo quarto. I T'Wolves, che avevano iniziato con 6/29 nei tiri dal campo, sono poi rientrati in partita con 4 triple (2 di Miller e 2 di McCants), riavvicinandosi fino al -2 (84-86, entrando nell'ultimo minuto). A quel punto, però, l'esperienza e la freddezza di Mike Bibby si sono fatte sentire: sua la tripla del +5, a 44 secondi dalla fine, che ha ridato fiducia ad Atlanta per chiudere il match. Minnesota: Jefferson 18 (7/17, 4/6 tl), Miller 17, Love 16, Foye 15, McCants 10. Rimbalzi: Love 14. Assist: Miller 4.
Atlanta: Bibby 24 (5/11, 3/4, 5/7 tl), Williams 23, Smith 19. Rimbalzi: Williams 10. Assist: Bibby 7.

Oklahoma City Thunder-Denver Nuggets 113-114
Per la seconda volta in due trasferte a Oklahoma City, Carmelo Anthony ha deciso con un suo tiro la partita in favore di Denver, prendendosi prepotentemente il centro dell'area malgrado tre difensori su di lui. "Non credevo che ce l'avrei fatta", dice, "c'era un sacco di gente intorno a me", dice lui. I Thunder, che avevano chiuso benissimo il secondo quarto avanti di 11 (70-59), avevano a loro volta superato Denver a 17 secondi dalla fine, con la loro stella Kevin Durant. Un successo particolarmente importante, questo, per i Nuggets, che malgrado le assenze degli infortunati Billups e Martin si mantengono sulla scia dei San Antonio Spurs per la seconda piazza nella Western Conference.
Oklahoma City: Durant 31 (7/14, 3/5, 8/10 tl), Green 24, Westbrook 20, Watson 12, Collison 11. Rimbalzi: Durant e Collison 8. Assist: Watson 8. Denver: Anthony 32 (12/26, 1/3, 5/5 tl), Smith 22, Nene 20, Andersen 12. Rimbalzi: Nene 8. Assist: Anthony 11.
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NEW YORK, 12 febbraio 2009 - Grande impresa per i Toronto Raptors di Bargnani, che con l'italiano e il croato Roko Ukic fermano i S. Antonio Spurs, mentre i New York Knicks perdono di misura sul non impossibile campo dei Clippers dopo un tempo supplementare.

Toronto Raptors-San Antonio Spurs 91-89
Trascinati dal finale straordinario di Roko Ukic (22 punti, gli ultimi 5 nel minuto finale) i Raptors recuperano da -8 nell’ultimo quarto e superano San Antonio grazie anche a Bargnani (23p.) e Kapono (20p. Chris Bosh salta la quarta partita consecutiva per l’infortunio al ginocchio subìto nell’ultimo quarto della sfida contro i Lakers (Bosh deve dunque rinunciare all’All Star Game). A riposo anche Calderon, così la regia viene di nuovo affidata a Parker e Kapono è la guardia titolare. L’inizio di Bargnani promette bene: dopo aver ricevuto il pallone in post basso, l’azzurro gioca uno contro uno marcato da Bonner e realizza i primi due punti dei Raptors con un semigancio da centro area. Bargnani realizza ancora dalla media e poi arriva a quota 6 battendo Tim Duncan con palleggio tra le gambe e cambio di direzione concluso con un gran canestro in entrata centrale. Duncan e Parker spingono l’attacco di San Antonio, mentre Toronto resta a contatto con i canestri in jumper dell’altro Parker. Intanto O’Neal stenta a trovare ritmo. Dopo un primo quarto equilibrato (20-22), Toronto mette la testa avanti nel secondo quarto con degli ottimi spunti di Ukic (5/5 nel primo tempo), Kapono e Moon. A metà gara Toronto conduce 49-43 con 12 punti di Bargnani (4/12), che nella seconda frazione segna 4 punti dalla lunetta, e fa 1/5 dal campo forzando un paio di tiri.

RIMONTA - Parker e Duncan guidano gli Spurs con rispettivamente 13 e 14 punti. San Antonio recupera in fretta lo svantaggio nel terzo quarto, con due triple di Mason e 5 punti di fila di Ginobili, che riporta avanti la sua squadra (53-55). Il ritmo della gara è lento e tutt’altro che spettacolare. Bargnani segna ancora due punti dalla lunetta, ma sbaglia altri due tiri. Una fiammata improvvisa di Kapono ribalta il punteggio in favore dei Raptors (64-62) verso la fine del periodo, ma Tony Parker è svelto a raddrizzare la situazione e San Antonio torna a +2 dopo tre quarti. C’è ancora un errore di Bargnani da tre all’inizio dell’ultimo quarto, mentre comincia il Manu Ginobili show che segna i primi sei punti della frazione e porta gli Spurs a +8. Toronto segna col contagocce (6 punti in 6 minuti) e l’ottima difesa degli Spurs tiene Jermaine O’Neal (2/11) sotto controllo.

SERIE - Fortunatamente per Toronto, malgrado il 4/16 parziale al tiro, Bargnani non si scoraggia e indovina una serie di canestri (4/4 compresa la sua prima tripla) che tengono i Raptors in partita (80-83 a 2’35” dal termine). Gli ultimi due minuti sono incandescenti: il solito instancabile Ginobili (15 punti nel quarto periodo) segna in entrata e dalla lunetta (+5 San Antonio a un minuto e mezzo dalla fine), ma Anthony Parker infila una provvidenziale tripla. E ancora il protagonista che non ti aspetti, Roko Ukic segna da tre dall’angolo a 49” dalla sirena (88-89). Non ancora appagato, Ukic replica in entrata con un canestro di grande difficoltà. La ciliegina sulla torta su una prestazione da incorniciare e due punti che spingono Toronto in vetta a 20” dalla fine. Ginobili grazia i Raptors sbagliando un layup con la difesa avversaria addosso e O’Nel segna un tiro libero che fissa il risultato finale sul 91-89 per Toronto, dopo l’errore di Tony Parker in jumper all’ultimo secondo. Una vittoria improbabile e meritata per come si era messa la situazione nel terzo quarto. Una vittoria del cuore firmata Roko Ukic, mvp del match con 22 punti (career high), 9/13 (e 2/3 da tre, il suo punto debole) al tiro e 2/2 dalla lunetta. Ma più che le cifre contano il coraggio e il carattere dimostrato nel finale di gara. Ukic racconta così il canestro vincente: “Non ho sentito nessuna pressione. Ho solo visto un varco e ho cercato di andare fino in fondo”. Andrea Bargnani è stato bravo a rimanere concentrato malgrado i ripetuti errori al tiro, concentrazione che gli ha permesso di tenere Toronto in partita con uno sprazzo fondamentale in attacco a metà dell’ultimo quarto, oltre a tanta buona difesa quando la palla non ne voleva sapere di entrare. O’Neal chiude con 7 punti e 5 palle perse, ma si rende utile in difesa con 10 rimbalzi e 6 stoppate. La vittoria conta doppio considerate le assenze di Bosh e Calderon e l’abbandono dell’uomo più in forma dei Raptors nelle ultime partite Joey Graham, uscito per una contusione dopo soli 9’.
Toronto: Bargnani 23 punti (7/16 da due, 1/5 da tre, 6/6 tl), 8 rimbalzi, 1 palla recuperata e 2 perse, 2 falli in 43’. Ukic 22 (9/13), Kapono 21 (9/16), Parker 10. Rimbalzi: O’Neal 10. Assist: Parker 4.
San Antonio: Ginobili 32 (12/23), Parker 22 (9/20), Duncan 20 (8/18). Rimbalzi: Duncan 13. Assist: Duncan 7.

Los Angeles Clippers-New York Knicks 128-124dts
Un’altra sconfitta, la sesta consecutiva, per i Knicks e anche allo Staples Center i rimpianti per coach D’Antoni non mancano. New York rimane davanti per tutto il match, poi una leggerezza di Al Harrington a 25’’ offre ai Clippers l’opportunità’ di trascinare il match al supplementare. Detto, fatto e nell’ovetime la squadra di casa ha la meglio. Nell’ultimo match prima della pausa per l’All Star Game Mike D’Antoni deve fare la conta dei suoi uomini. Con un roster già ridotto ai minimi termini il coach newyorchese contro i Clippers deve fare a meno anche degli infortunanti Chris Duhon e Quentin Richardson, mentre Tim Thomas, vittima di un problema muscolare, rimane sul parquet un solo minuto prima di gettare la spugna. I Knicks comunque iniziano con il piglio giusto e mostrano di aver dimenticato in fretta la brutta serata di Oakland. Coach D’Antoni, anche a causa degli infortuni, mescola le carte e fa partire in quintetto un caldissimo Robinson, reduce dai 30 punti contro i Warriors, e Jeffries.

GALLO DALLA PANCA - Dopo due partite da titolare si deve accomodare in panchina quindi Danilo Gallinari. L’attacco è decisamente fluido, almeno all’inizio. I Knicks trovano buone soluzioni e nonostante facciano fatica dalla lunga distanza (1/9 nel primo quarto) provano a staccare i Clippers. Gallinari entra a 4’01’’ dalla fine del primo quarto e mostra subito una gran voglia di fare. Questa volta ci sono giochi per l’azzurro in attacco. Il Gallo trova il ferro dal perimetro poi va in post e dà un assaggio della sua versatilità con due canestri di lusso. Peccato non vederlo più spesso nella zona pitturata a sfruttare i mismatch, ma D’Antoni ha bisogno di lui sul perimetro. I Knicks provano a scappare e all’inizio del secondo quarto arrivano al +10. Robinson e Chandler fanno la differenza ma i Clippers non mollano e grazie alla leadership di Baron Davis e ai canestri di Erik Gordon piazzano un parziale di 9-0 e tornano sotto. Gallinari non è fortunato nel secondo quarto. Fallisce una tripla, un tentativo dalla media distanza e due conclusioni da sotto per poi tornare in panchina a 5’24’’ dal riposo. La gara rimane equilibrata e le due squadre all’intervallo sono separate da un solo punto (59-58 a favore dei Knicks). New York gioca la sua partita anche nel terzo quarto. Robinson e Chandler continuano a segnare, con l’andare dei minuti la stanchezza però si fa sentire. D’Antoni regala minuti perfino a Malik Rose. Gallinari torna sul parquet a 4’58’’ dalla fine del terzo quarto, fallisce una conclusione dal perimetro e vede il suo avversario diretto, Steve Novak , trovare la retina con due triple da distanza siderale. Gli ospiti chiudono la terza frazione avanti di una lunghezza ma schiacciano sull’acceleratore all’inizio dell’ultimo quarto. Il Gallo torna in panchina a 10’52’’ dalla sirena, New York riceve punti inaspettati da Jeffries e arriva al +8. I Clips però non ci stanno e con le triple di Novak riescono a rientrare nel match e a riprendere gli ospiti sul 100 pari.

ERRORE DECISIVO - New York potrebbe chiudere i conti nel finale ma un’incredibile leggerezza di Harrington frena i Knicks. L’ex Golden State, infatti, trasforma un rimbalzo offensivo nel canestro del +3 a 25’’ dalla fine, ma Harrington rimane aggrappato al ferro e riceve l’inevitabile tecnico che Novak trasforma. I Clippers ringraziano e con il canestro di Randolph a 11’’ dalla sirena acciuffano il supplementare. Nell’overtime la gara rimane punto a punto fino a quando la tripla di Baron Davis, a sette secondi dalla fine, rompe definitivamente l’equilibrio e regala il successo ai Clippers. Danilo Gallinari chiude con quattro punti (2/7 da due e 0/1 da tre) e quattro rimbalzi in 17’ di gioco.
Los Angeles Clippers: Gordon 30 (6/8, 4/8), Novak 23, Randolph 22, Thornton 20. Rimbalzi: Randolph 15. Assist: Davis 20.
New York: Robinson 33 (11/16, 2/11), Chandler 27, Harrington 19, Lee 17, Jeffries 16. Rimbalzi: Lee 12, Harrington 11, Jeffries 10. Assist: Robinson 15.
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NEW YORK, 13 febbraio 2009 - Miami passa a Chicago, Boston supera Dallas mentre Golden State ha la meglio su Portland.

Chicago-Miami 93-95
Il giocatore che sembra essere al centro di diverse operazioni di mercato, Shawn Marion, decide il match realizzando a un secondo dalla fine il canestro che regala il successo a Miami. Marion potrebbe però dover far presto le valige. Pat Riley vorrebbe provare a portare a Miami Amare Stoudemire ma difficilmente Phoenix riprenderebbe (anche solo per pochi mesi, visto che sarà un free agent a fine stagione) Marion che invece interessa parecchio ai Raptors i quali offrono agli Heat Jermaine O’Neal. Si deciderà tutto nei prossimi giorni. Intanto gli Heat passano a Chicago grazie all’ennesima prestazione di grande sostanza di Dwyane Wade, che nella Windy City è nato e cresciuto. Il leader di Miami realizza 24 punti e offre a Marion l’assist per il canestro decisivo. “Ho visto arrivare il raddoppio – commenta l’All Star di Miami – e ho scaricato su Marion. Shaw si è liberato benissimo e ha realizzato il canestro che ci ha permesso di conquistare un successo importante”. La pausa per l’All Star Game arriva in un momento particolare per i Bulls (anche loro vorrebbero trovare il modo di mettere le mani su Stoudemire prima della chiusura del mercato). Chicago, infatti, sta deludendo le aspettative non solo dei tifosi ma anche di dirigenti e della stessa proprietà. Quattro sconfitte nelle ultime cinque gare devono fare riflettere un po’ tutti a cominciare da Vinny Del Negro la cui panchina, se la situazione non dovesse migliorare, potrebbe presto iniziare a scottare.
Chicago: Gordon 34 (10/19, 0/2), Thomas 15. Rimbalzi: Noah 11. Assist: Rose 6.
Miami: Wade 24 (9/21, 0/2), Beasley 21. Rimbalzi: Beasley, Marion, Haslem 7. Assist: Wade 7.

Dallas-Boston 92-99
I campioni in carica chiudono la prima parte della stagione con un successo costruito con il cuore e il carattere. Boston dopo un bruttissimo primo tempo in cui gioca senza grande intensità e con una certa arroganza, cambia marcia nella ripresa e nell’ultimo quarto si affida a Paul Pierce. L’Mvp delle finali Nba dello scorso giugno prende per mano la squadra, firma 18 dei suoi 31 punti nel quarto periodo e mette k.o. i Mavericks. Boston riesce a piazzare la rimonta anche senza il suo head coach Doc Rivers. Il tecnico dei Celtics, furioso per un paio di fischi ai danni di Kevin Garnett, nel terzo quarto protesta vibratamente, si vede fischiare due tecnici e deve incassare la susseguente espulsione. Poco male, anche senza Rivers i campioni in carica, sotto di 15 punti nel terzo quarto, trovano la forza di reagire sfruttando il passaggio a vuoto in attacco dei Mavs nell’ultimo periodo e centrano così il loro 44° successo della stagione. Ottima anche la prestazione di Rajon Rondo: per lui una sontuosa tripla doppia.
Dallas: Nowitzki 37 (11/24, 2/4), Howard 17. Rimbalzi: Nowitzki 8. Assist: Kidd 10.
Boston: Pierce 31 (9/18, 0/2), Allen 20, Rondo 19, Garnett 16. Rimbalzi: Rondo 15. Assist: Rondo 14.

Golden State-Portland 105-98
Dopo il convincente successo sui Knicks di Mike D’Antoni i Warriors (sempre privi di Marco Belinelli e Andris Biedrins che dovrebbero rientrare dopo la pausa per l’All Star Game) replicano superando i Blazers. I padroni di casa giocano alla grande per i primi tre quarti di match e arrivano anche al +18. Nel finale però Portland, guidata da un eccellente Brandon Roy, tenta la disperata rimonta. I Blazers risalgono fino al -4 (97-93) a 25’’ dalla sirena, ma Golden State fa calare il sipario sulle speranze degli ospiti realizzando otto liberi consecutivi. I Warriors conquistano così il loro quarto successo nelle ultime cinque gare.
Golden State: Maggette 24 (8/15, 1/1), Jackson, Ellis 20. Rimbalzi: Turiaf 11, Randolph 10. Assist: Jackson 6.
Portland: Roy 37 (11/16, 3/5), Aldridge 20. Rimbalzi: Outlaw 12, Oden 11. Assist: Rodriguez 7.
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PHOENIX (Usa), 15 febbraio 2009 - Come da protocollo l’All Star Saturday si apre con la consueta conferenza stampa di David Stern. Questa volta però il commissioner, come sempre incredibilmente a proprio agio davanti ai reporter, oltre alle solite frase celebrative sulla Lega, propone una novità che tutti sembrano gradire. Dal prossimo giugno il premio di Mvp delle finali verrà intitolato al grande Bill Russell. Un’onorificenza meritata per uno dei più grandi personaggi della storia dello sport a stelle e strisce.
STERN - “Bill ha vinto 11 titoli con Boston – commenta Stern – ma non ha mai conquistato il premio di Mvp della finali, solo perché lo abbiamo istituito nel 1969 quando Russell partecipò, vincendole, alle ultime finali della sua carriera. Quell’anno il premio andò a Jerry West. Adesso però è arrivato il momento di celebrarlo dedicandogli questa onorificenza”. Parla anche Bill e non nasconde la sua commozione. “Ho da poco perso mia moglie Marilyn – dice Russell trattenendo a stento le lacrime – sarebbe stata molto orgogliosa di questa onorificenza. Vi ringrazio tantissimo”.
Stern poi tocca tanti argomenti anche quello più a cuore ai tifosi italiani di Nba, lo sbarco dei Knicks in Italia a ottobre. Difficile però possa accadere quest’anno. “Naturalmente sappiamo benissimo che New York è una squadra molto attraente per il mercato italiano per la presenza di Mike D’Antoni e di Danilo Gallinari, però non possiamo fare annunci in questo momento perché non abbiamo finalizzato nessun progetto. Ma posso dire che prima o poi i Knicks in Italia ci verranno…”.
LA SERATA - Inizia poi il programma della serata del sabato con la sfida non troppo appassionante delle Shooting Stars. Quattro squadra formate da tre giocatori, una “leggenda Nba”, una cestista Wnba e un attuale giocatore Nba, che si sfidando cercando di realizzare canestri da diverse posizioni nel minor tempo possibile. Phoenix non ha dimenticato le rivalità con gli Spurs e fischia a scena aperta il trio di San Antonio e in particolare Tim Duncan (cosa abbastanza inusuale in un All Star Game), alla fine comunque vince Detroit (team formato da Bill Laimbeer, Arron Afflalo e Katie Smith)) che in finale batte proprio Phoenix. La “Skilles Challange”, un percorso fatto di passaggi, dribbling e tiri, la vince invece il rookie di lusso Derrick Rose. Il playmaker di Chicago in finale supera Devin Harris e completa il percorso in soli 35.3’’. Molto più appassionante la gara del tiro da tre. Alla fine trionfa il nome meno nobile, Daequan Cook. Il giocatore di Miami riesce a riprendere Rashard Lewis, che sembrava aver già vinto la gara, trovando la retina con tutti e quattro i suoi ultimi tiri del secondo round. Pareggio e “overtime” tra Lewis e Cook, con il campione uscente Jason Kapono eliminato. Lewis perde subito la concentrazione e chiude con soli sette punti, Cook, invece, di punti ne realizza 19 e conquista il titolo.
L’evento clou però è naturalmente la gara delle schiacciate. A scaldare gli spettatori ci pensa lo spagnolo Rudy Fernandez con un paio di numero di circo, poi ruba le luci della ribalta il campione in carica, “Superman” Dwight Howard. La gara sembra segnata, ma ci pensa il piccolo Nate Robinson a fare cambiare idea ai giudici. La guardia dei Knicks, che sfoggia una divisa verde condita da scarpe dello stesso colore, chiede aiuto al suo rivale, Howard, il quale viene “scalato” da Robinson che dopo aver superato “l’ostacolo Superman” schiaccia con veemenza, mostrando tutto il suo straordinario atletismo. Fosse un po’ più disciplinato tatticamente Robinson sarebbe davvero un fenomeno. Ma per l’All Star Saturday basta e avanza e Nate così vince meritatamente lo “Slam Dunk Contest”.
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TORONTO, 19 febbraio 2009 – Shawn Marion debutta a Toronto, ma la vittoria va ai Cavs che approfittano della confusione nel gioco dei Raptors. Marion debutta positivamente con 10 punti, 6 rimbalzi e 6 assist. Impreciso Bargnani (come molti dei suoi compagni), autore di 11 punti con 5/14 dal campo.

Toronto Raptors-Cleveland Cavaliers 76-93
Con un solo allenamento alle spalle, Shawn Marion e Marcus Banks hanno esordito con la maglia dei Raptors nella sconfitta casalinga contro LeBron James e i suoi Cavs. I Raptors non riescono a trovare ritmo in attacco e hanno le idee confuse in difesa, e si arrendono a Cleveland nel terzo quarto. Toronto paga sia l’assenza di Chris Bosh sia la mancanza di intesa ed esecuzione dei giochi dovuti all’inserimento improvviso di due nuovi giocatori. Jose Calderon non è al meglio e gioca con il freno a mano tirato, e i tentativi di correre vengono spenti dal titubante regista spagnolo. Così il gioco di Toronto vive soltanto di qualche improvvisazione e di spunti personali, Mandando a nozze la difesa dei Cavs. Sotto i tabelloni il divario è notevole (48-32 in favore di Cleveland nei rimbalzi) ed è la prima statistica che salta all’occhio dalla partenza di Jermaine O’Neal. Toronto chiude anche con un misero 36% dal campo e Bargnani con 5/14. La partita del Mago è condizionata da due falli in poco più di tre minuti in avvio di gara, il primo su Ilgauskas dopo appena 18”. Peccato perché Bargnani aveva iniziato con due belle penetrazioni contro il centro lituano, entrambe a bersaglio. Il secondo fallo manda in panchina l’azzurro precocemente, e Triano deve affidarsi a Voskuhl. Toronto resta in partita nel primo tempo, anche se soffre tremendamente il pick and roll dei Cavs che regala comode conclusioni dalla media a Ilgauskas. La difesa di Bargnani su Ilgauskas uno contro uno è discreta, ma nei giochi a due i Raptors subiscono sempre. Così LeBron James non infierisce e si limita a distribuire il pallone, chiudendo il primo tempo con 4 punti e 2/7 al tiro, mentre Ilgauskas è a quota 14 e Mo Williams a 11 punti. Bargnani realizza 6 punti nel primo tempo con 3/7. Il terzo canestro è una conclusione a rimorchio in transizione e gli errori sono tutti dal perimetro. All’inizio del terzo quarto Toronto pasticcia in attacco: un paio di turnover di Parker, uno sfondamento di Graham e Cleveland segna 8 punti consecutivi, due dei quali arrivano da una grande schiacciata di James in taglio a canestro che riceve un passaggio al volo da Ilgauskas. I Cavs vanno a +14 e Toronto non ha le armi per poter recuperare. Bargnani infila una tripla (48-59) dopo un’entrata con tiro-cross che sorvola il ferro, quindi il finale del quarto è ancora di marca Cavs (56-71). Nell’ultima frazione si continua senza sussulti e Cleveland conquista il successo con James che sfiora la tripla doppia (20+9+9) senza sudare troppo. Ovviamente c’era curiosità nel vedere all’opera soprattutto Marion, il cui esordio può essere giudicato positivo: 10 punti (4/9), 6 rimbalzi e 6 assist. Jay Triano viene espulso nel corso dell’ultimo quarto per proteste, poi c’è spazio anche per Marcus Banks (4 punti con 2/6 in 12’) e infine l’occasione per il primo canestro nella nba del centro australiano Jawai. Senza O’Neal e per ora Bosh (che ha ripreso ad allenarsi, ma il suo rientro non è stato ancora deciso), il frontcourt di Toronto è ora ridotto a Bargnani, Voskuhl e Jawai, con Marion e Graham utilizzati a turno da ala forte. Significa che Bargnani avrà d’ora in avanti tante responsabilità in più e dovrà rimboccarsi le maniche a rimbalzo. Ma in primo luogo dovrà cercare di evitare di commettere due falli nei primi minuti di gioco, i Raptors hanno bisogno di avere in campo Bargnani il più possibile. Toronto ha anche bisogno di ritrovare Bosh e di un Calderon al massimo, dopo di che si potrà valutare meglio il nuovoassetto con Marion e Banks. Intanto Andrea Bargnani ha già approvato l’arrivo di “Matrix”: “È un giocatore che a me piace molto perché ovviamente gioca molto in contropiede, è un giocatore molto veloce. Giocare in velocità è la cosa che più si addice a noi, ma ci vorrà un po’ di tempo. È arrivato ieri”. Shawn Marion non ha promesso i playoff nella conferenza stampa di presentazione, ma ha rivelato che era stufo del gioco noioso di Miami: “Il gioco deve essere eccitante. Ero stanco di giocare quello stile noioso a metà campo. Non piace nemmeno ai tifosi. La gente si diverte quando ti vede correre avanti e indietro, schiacciare e raggiungere punteggi alti”. Contro i Cavs è andata male, 76 punti sono una cifra lontana dalle speranze di Marion, ma contro la difesa soft dei Knicks, prossimi avversari di Toronto, magari Matrix saprà mantenere le promesse.
Toronto: Bargnani 11 punti (4/11 da due, 1/3 da tre), 4 rimbalzi, 1 palla persa, 4 falli in 32’. Graham 15 (6/16), Calderon 13, Marion 10. Rimbalzi: Parker 7. Assist: Marion 6.
Cleveland: Ilgauskas 22 (11/17), James 20 (9/17), Williams 17, Szczerbiak 11. Rimbalzi: Varejao 14. Assist: James 9.

Los Angeles Lakers-Golden State Warriors 129-121
Golden Stategioca una signora partita contro la squadra con il miglior record nella Nba, mette alle corde Kobe Bryant e compagni ma non riesce a piazzare il colpo del ko e deve subire la rimonta di Los Angeles nel finale. I Lakers cosi’ portano a casa il successo, 129-121 il punteggio, ma i Warriors escono dal match a testa alta. Molto incoraggiante il rientro sul parquet di Marco Belinelli. Le due squadre sembrano aver nostalgia dell’All Star Game e decidono di giocare una sfida stile partita delle stelle. Il cronometro dei 24’’ non serve, Lakers e Warriors corrono e prendono conclusioni velocissime, il ritmo è altissimo e il pubblico della Oracle Arena si diverte. I padroni di casa mostrano di attraversare un ottimo momento di forma e mettono in difficoltà i leader della Western Conference. Jamal Crawford e’ perfetto nel primo tempo (1/1 da due, 3/3 da tre e 5/5 ai liberi), Stephen Jackson canta e porta la croce, Anthony Randolph, promosso titolare a causa dell’assenza dell’infortunato Andris Biedrins, ha energia da vendere e si fa rispettare sotto canestro. I Lakers non stanno a guardare. Kobe Bryant e Pau Gasol sono due spine nel fianco della difesa di Golden State, dalla panchina, invece, Phil Jackson riceve la sorprendente produzione di Josh Powell (12 punti nel primo tempo). A 11’30’’ dal riposo si rivede finalmente Marco Belinelli. L’azzurro, out a causa di un problema alla caviglia destra dallo scorso 11 gennaio, sembra pienamente recuperato e si sacrifica in difesa francobollando prima Sasha Vujacic poi Luke Walton. In attacco Beli gioca con diligenza, mette a referto un paio di assist poi trova la tripla del +8 a metà del secondo quarto. Golden State continua correre, guidata dalla leadership di un Jackson che in difesa deve fare gli straordinari su Bryant, e arriva al riposo avanti 68-62. La ripresa si apre nel segno dei Warriors. I Lakers vanno sotto anche di 12 punti nel terzo quarto ma non perdono la testa e con i canestri di Gasol e Bryant tornano sotto. All’inizio dell’ultima frazione gli ospiti provano a piazzare lo sprint. LA torna davanti e sembra pronta a prendere in mano le redini del match ma proprio Marco Belinelli, con una tripla in contropiede, riporta davanti (99-98) i padroni di casa. Nelson regala un paio di minuti di ossigeno in panchina a Jackson allora a marcare Bryant ci pensa il bolognese cavandosela egregiamente, anche se Kobe firma una tripla dopo essersi liberato in maniera energica (e probabilmente fallosa) di Beli. Il match è davvero bello, Stephen Jackson rientra e un buon Belinelli torna in panchina, i Lakers subiscono la pallacanestro spumeggiante dei padroni di casa ma a quattro minuti dalla sirena, grazie a due triple consecutive di un sorprendente Trevor Ariza, tornano davanti. Una volta in vantaggio i Lakers non si guardano più indietro e mettono ko i pur volenterosi e brillanti Warriors piazzando un parziale di 11-1. Il risultato finale, 129-121, è sicuramente ingeneroso per i padroni di casa che fino a pochi minuti dalla fine hanno accarezzato il successo. Marco Belinelli chiude con sei punti (2/2 da tre), due rimbalzi, quattro assist e un recupero in 15 intensi minuti.
Golden State: Maggette, Jackson 24, Crawford 23, Ellis 15. Rimbalzi: Randolph 12. Assist: Jackson 9.
Los Angeles Lakers: Bryant 30 (7/19, 2/3), Gasol 24, Odom 22, Ariza 17, Powell 16. Rimbalzi: Gasol 13. Assist: Bryant 9.
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