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Old 19-02-2009, 12:26   #1
Nalia la Brigante
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La laicità secondo Gianfranco Fini



Mi ha fatto un certo effetto, oggi, leggere la lettera di Gianfranco Fini a Repubblica. Premesso che difficilmente mi aspetto in futuro di digerire senza dare di stomaco la persona e soprattutto le sue radici politiche che per me restano una macchia indelebile, questa nuova versione di Fini "istituzionalizzato" non mi convince.

Questa sua lettera mi offre l'ennesimo spunto per non mutare la mia idea.
Si parla di laicità dello Stato, un argomento quanto mai attuale. Inevitabilmente il nostro pensiero va alla vicenda di Eluana Englaro, ma c'é dell'altro.
Scrive Fini:

In questo quadro si colloca anche il forte incremento della presenza nella società italiana di nuovi movimenti religiosi di diversa origine culturale e geografica, resa più complessa dal fatto che manca a tutt'oggi una legge di carattere generale che garantisca la libertà religiosa, pur nel quadro del multiculturalismo e del pluralismo religioso indubbiamente in atto. Una tendenza destinata inevitabilmente a crescere, e rispetto alla quale la società italiana, per fortuna, non ha vissuto tensioni interetniche, avendo manifestato una accoglienza nei fatti positiva per le minoranze religiose, ben più di quanto abbiano saputo fare altri grandi paesi europei.

Eh? No, aspettate, rileggete quella parte:

non ha vissuto tensioni interetniche, avendo manifestato una accoglienza nei fatti positiva per le minoranze religiose

Da chi é composta la società italiana? La risposa che mi viene, immediata, é "dagli italiani". E gli italiani avrebbero nei fatti manifestato un'accoglienza positiva verso le minoranze religiose? Ma Fini dove stava, prima di assumere la sua attuale carica istituzionale? Non nego che in alcuni casi l’integrazione sia avvenuta, ma non certo per merito di Fini (che sembra considerarla un dato positivo), del suo pastrocchio a quattro mani chiamato Bossi-Fini e taccio sugli alleati di governo che al giorno d’oggi si gloriano dell’essere “cattivi” contro gli immigrati.
Ma andiamo avanti.

Mi ha colpito molto che il Presidente della laicissima Francia, Nicolas Sarkozy, nel suo discorso pronunciato a San Giovanni in Laterano nel 2007, abbia introdotto il concetto di "laicità positiva", volendo così evidenziare la fine della sostanziale indifferenza dello Stato francese nei confronti del fenomeno religioso, vissuto, oltralpe, nell'ambito di una dimensione tutta personale e privata, completamente separata da quella pubblica.

Ma per favore. Parlare in Italia della “fine della sostanziale indifferenza dello Stato francese nei confronti del fenomeno religioso” fa ridere i polli. In un paese dove i politici di governo fanno a gara a portare l’acqua oltretevere con le orecchie, “la laicissima Francia” potrebbe essere solamente un esempio positivo.

Ebbene, quel concetto di "laicità positiva" era già ben presente nell'Accordo Craxi-Casaroli del 1984 di modifica del Concordato, con conseguente abbandono di quell'atteggiamento di "difesa" nei confronti dello Stato tipico dei Concordati tradizionali.
Un nuovo "Concordato-quadro" a maglie larghe, che rimandava la disciplina concreta dei singoli settori a successivi accordi, o a intese attuative tra il Governo e la Conferenza episcopale italiana, sulla base della "reciproca collaborazione per la promozione dell'uomo e per il bene del Paese" (articolo 1 dell'Accordo).


Sì sì, tutto perfetto, sulla carta. La realtà dei fatti invece é quella in cui le incursioni della religione nella politica sono quotidiane e di un’arroganza unica. Inutile fare degli esempi, mi pare siano sotto gli occhi di tutti.

Ma il clou é il finale:

Una laicità non certo aggressiva nei confronti della religione, aliena da degenerazioni laiciste ed anticlericali, aperta al riconoscimento del ruolo attivo e positivo della Chiesa nella società italiana. Una laicità dello Stato che deve però tenere conto che viviamo in un Paese la cui storia è inestricabilmente intrecciata alla vicenda del Cristianesimo e della Chiesa romana, perché si possa minimamente immaginare un reciproco disinteresse.

Molto francese, per restare in tema, il termine “reciproco disinteresse”. Al giorno d’oggi a me pare che sia la laicità dello stato (a livello istituzionale) che é impegnata in una strenua sopravvivenza rispetto alla religione. Oltretutto, vi invito a riflettere sulla maestosità di questa frase:

Una laicità non certo aggressiva nei confronti della religione, aliena da degenerazioni laiciste

Come può essere la laicità aliena da degenerazioni laiciste? Come l’acqua che non bagna?

L’unica cosa che emerge da questa lettera di Fini é solo un traballante equilibrismo su un tema sul quale, se non si avesse l’ossessione di non turbare il sonno del Vaticano, ci sarebbe moltissimo da dire.
Solo che la politica deve trattare la religione con i guanti bianchi, mentre la religione può permettersi di dire ciò che vuole per bocca dei suoi vari esponenti, confidando di trovare sempre più di un orecchio pronto a dargli credito.
E questa é l’unica forma di “reciproco interesse” attualmente in pratica in Italia, con buona parte di una “laicità dello stato” che somiglia sempre di più ad un concetto astratto, valido solo sulla carta.

(fonte: Repubblica.it)
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Last edited by Nalia la Brigante; 19-02-2009 at 12:31.
Nalia la Brigante is offline  
Old 25-02-2009, 09:40   #2
Artemisia
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a proposito di laicità e di accoglienza per le minoranze religiose, avete letto l'ultima simpatica pensata per le scuole romane?

Scuole, è quaresima anche nel piatto
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Old 25-02-2009, 11:02   #3
Nalia la Brigante
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Le voglio vedere, tutte 'ste domande che sarebbero pervenute per cambiare i menu. Cialtronerie da leccapiedi.
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