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Old 02-11-2012, 05:21   #1
Punkipa
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Il mio nome è Amon. [BackGround]


Capitolo I



Avrei voluto poter tornare indietro, non molto, quanto sarebbe bastato per impedirmi di fare ciò che ho fatto...
Gli ultimi barlumi di sanità mentale stavano svanendo, mentre l'immagine del volto di mia figlia diveniva sempre più sfocato nella mia mente, piano i ricordi scivolavano via, era inevitabile.

Mi chiamo Amon, il tuo nome è Amon

Lo continuavo a ripetere, mentre con un punteruolo incidevo quelle parole sul pavimento della mia casa, il mio nome era Amon, e forse avevo una figlia, e una moglie, probabilmente anche una bella vita, ma dov'ero? ero in ginocchio su un pavimento, con un punteruolo in mano.

Mi chiamo Amon. Non dimenticarlo.

Cos'avevo fatto? qualcosa di terribile, ma l'avevo gia' dimenticato, era troppo tardi? anche sforzandomi non riuscivo a capire dove fossi e perchè, la mano continuava a calcare nervosa il pavimento, quando si fermò di botto non sapevo più quel che stavo facendo.
E mentre l'ultimo dei miei ricordi lasciava l'antro piu' profondo della mia memoria il mio cuore cessò di battere, per sempre, come svuotato fui cancellato dall'esistenza, ma il mio destino fu' piu' terribile di cosi'.
Si, la mia vita trovò termine quella notte, ma i miei occhi si aprirono ancora una volta, e fu' come nascere.

Il tuo nome..è Amon?

Così diceva la scritta sul pavimento, dove a quanto pare ero svenuto, decisi di credere a quanto scritto, in quanto non sapevo proprio chi fossi, molte domande iniziarono a esplodermi in testa mentre piano iniziavo a muovere i miei primi passi per scoprire di nuovo il mondo.
Doveva essere una stanza da letto, mi balzò subito all'occhio uno specchio dove mi venne la curiosità di conoscere il mio viso, non ero davvero male, avevo dei capelli lunghi che mi scendevano fin sotto alla schiena, di un nero lucente, i miei occhi di una tonalita' opaca simile al grigio, il fisico era in forma, sentivo di poter muovere una montagna, dovevo essere nel fiore dei 25 anni, piu' o meno.
Stavo respirando, smisi immediatamente quando me ne accorsi, era come trattenere il respiro ma senza sforzo, non ne avevo bisogno?
Eppure lo sapevo, gli esseri umani avevano bisogno di respirare per vivere, e cos'era quella voce? sentivo come una vocina dentro di me, un richiamo forse? ma a cosa? avevo sete.
Avevo bisogno di acqua, e subito, mi sentivo arido.
La cercai...per diversi minuti, sentivo la ragione gocciolare via, mi mossi per la casa, scoprendo nuove stanze, non vi feci particolarmente attenzione, ma doveva abitarci una famiglia li dentro, forse la mia? quello che era certo: in quel momento non vi era nessuno.
Finalmente giunsi nella cucina, dove trovai dell'acqua, bevendola mi accorsi che la sete non veniva meno, mi arrabbiai, contro cosa ancora non lo so, ma mi arrabbiai, quello che stavo provando in quel momento era incontrollabile, lanciai la brocca d'acqua vuota contro la parete, e mi sentii in colpa poco dopo per averla rotta, quasi piansi...Ma che importava? forse non era neanche mia quella brocca.
Dovevo lasciare quella casa, stavo impazzendo.
Era buio, ma era come se fosse giorno, i miei occhi potevano fendere l'oscurita' e carpirne ogni particolare, iniziai a capire di non essere come gli altri, ma quali altri? lo scenario che mi si parava davanti era deserto, casupole, di legno, e una strada vuota, silenziosa, immobile.
Non c'era nessuno li? o forse si.
L'odore, si era l'odore, non so descriverlo... un'odore cosi'...godurioso...
...Quell'odore mi portò al centro di quello che sembrava un piccolo villaggio, ove una donna avvenente era legata a un palo, dalla bocca le colava del sangue, il vestito strappato lasciava intravedere i suoi doni mentre il sangue ne contornava le forme, era quello l'odore, proveniva da lei, alla vista di quello scenario mi sentivo eccitato, volevo forse stuprare quella donna? no, non era quello, non era il mio sesso ad essere eccitato ma qualcos'altro, quel richiamo, divenne sempre piu' forte, feci veloci passi versi di lei, urlava forse?
no, aveva la lingua mozzata, il sangue veniva da li, chi l'aveva ridotta cosi?non era importante.
Aveva gli occhi sbarrati, potevo percepire la sua paura, ma paura di cosa? Dovevo salvarla e scoprire chi l'aveva ridotta cosi', ma mentre ci pensavo la mia bocca era gia' sulla sua, e con i miei canini acuminati affondavo la carne della ragazza, assaporando il suo sangue caldo, non so paragonare quella sensazione a qualcosa, non so spiegarvi, ecco, immaginate di fare sesso dieci volte con la piu' bella donzella, poi immaginatevi dieci volte quella felicità, e forse otterrete quello che ho provato io a nutrirmi per la prima volta.
Durò ore, o forse secondi, comunque troppo, perchè la uccisi.
I suoi occhi non erano piu' carichi di paura, ma vuoti come le sue vene, privi di vita, come il resto del suo corpo, l'espressione era rimasta contratta.
Divenni triste, piansi, per ore, credo, piansi sangue? non ero molto lucido.
Ed ecco giungere a me una dolce voce, come miele.

“Quella era la moglie del defundo Amon.”

Ma non ero io Amon? Probabilmente no, ero vivo e vegeto, e avevo appena ucciso la donna dinnanzi a me, comunque all'udire di quelle parole mi voltai, mi si presentò dinnanzi una donna che tutt'ora non so descrivere, era bella, troppo bella.


"In vita ha profanato tutto cio' che di sacro rimaneva, ed è morto, ed ora anche l'ultimo essere vivente che sapeva quel che ha fatto lo è."

Continuò a parlare, io ancora non riuscivo, le parole mi si fermavano in gola stavo fremendo, avevo appena bevuto del sangue da un corpo caldo, ed ero su di giri. Non capivo cosa me ne poteva fregare della storia di questo tizio, volevo solo sapere chi ero...no, volevo solo altro sangue.



"Avrai timore della mia fiamma vivente che morderà
a fondo ed assaporerà la tua carne, berrai solo sangue.
mangerai solo cenere.
Sarà sempre come quando morirai, ma non morendo mai, vivendo in eterno,
camminerai per sempre nelle tenebre, tutto ciò che toccherai sbriciolerà nel nulla, fino alla fine dei giorni.”


Tutta l'eccitazione che provavo svani' di botto, le sue parole mi fecero paura, volevo scappare da quella donna, eppure la sua voce era cosi' dolce...ma perchè mi diceva quelle parole?


Amon, sei condannato a vagare per sempre su questa terra, per volere dell'altissimo, contrariamente dalla fine misericordiosa che l'altissimo ha donato ai tuoi seguaci. Hai un'intera eternita' per pentirti e redimerti.
questo è quanto.

Teminò quello che aveva da dire, avevo appena ricevuto una condanna senza sapere il perchè, ero dunque io Amon, e quella che avevo ucciso era mia moglie, ma non me ne importava niente, non era nessuno per me, anche se da quanto diceva quella figura era l'ultima mortale a sapere cosa avevo fatto per meritarmi una maledizione tanto esemplare.
Mentre i miei pensieri vagavano non mi accorsi che la donna che mi parlava era scomparsa, e che io ero solo, assieme alla mia presunta moglie...morta...in un villaggio deserto.










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