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Old 13-08-2007, 14:25   #1
ares darkstorm
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Pensieri di una donna

[…]



In quel momento erano molti i rumori che riempivano l’aria..
Il metallico tonfo del vassoio a terra.
L’infrangersi del bicchiere sul tappeto pregiato.
Il fastidioso soffio del gatto che la portava a coprirsi le orecchie.
In quell’istante, in quel marasma di rumori d’ogni genere, lei udiva una sola cosa.
Il lento battito del suo cuore..




[…]


Quella ragazza mi farà morire uno di questi giorni, sono sicura che mi farà proprio morire.

L’uomo ascoltava passivo le parole della moglie.
Le sue lamentele erano talmente frequenti che ormai non lo tangevano nemmeno più.
Fissava lo scoppiettio del camino mentre si gustava la sua pregiata pipa.

Devi fare assolutamente qualcosa, non ne posso più dei suoi capricci, sempre così disubbidiente ed acida, non mi porta il minimo rispetto, devi fare assolutamente qualcosa.

La donna continuava il suo sproloquio mentre distante, in un’altra stanza della magione, l’oggetto di cotanta rabbia, descritto come il demonio in persona, piangeva..
Distesa sul morbido letto.
Con la gambe poste vicine al resto del corpo e le braccia a racchiudere il tutto.
Come a proteggersi da ciò che la circondava.
Una giovane fanciulla la cui bellezza era intaccata da quelle indegne lacrime.
I suoi occhi arrossati dallo sfogo si tingevano con il verde dell’iride.
I capelli del colore della notte cadevano sulle spalle.
Mentre lei teneva chino il capo.
Le lacrime scendevano lente dal suo viso.
Ma la loro origine era ben più profonda, lacrime che come un fiume avevano la propria sorgente delle profondità del cuore..

La fanciulla viveva con il padre e la madre.
La sua famiglia era molto benestante, il padre era un rinomato mercante che spesso viaggiava per lavoro.
Il tempo che dedicava alla famiglia era più che misero, ancor di più alla propria unica figlia.
Le giornate della giovane erano scandite dallo studio, ben poco tempo le era concesso per futili divertimenti.
Una ragazza vogliosa di prendere decisioni, questo era, ma anche privata di questa stessa libertà.
Il suo destino era già stato deciso e così sarebbe stato.
Soggiogata al volere della madre ed una volta maritata a quello del proprio compagno.
Naturalmente il marito era già stato deciso da tempo, uno spocchioso nobile di bassa lega, desideroso più della ricchezze della famiglia della giovane piuttosto che del suo cuore.
Un futuro ben poco roseo ma che forse sarebbe stato più soddisfacente del suo presente.
Le sue giornate, infatti, erano sì scandite dallo studio ma anche accompagnate dalle urla della madre, una voce stridula che non aveva mai fine, una bocca come un calderone da cui fuoriuscivano parole velenose e colme di odio per quella figlia che mai avrebbe voluto.
Odio che con il tempo fu presto ricambiato da quella stessa figlia costretta a vivere una vita che mai avrebbe sognato nemmeno nei suoi più oscuri e neri incubi.

Ma fu proprio in una notte oscura e nera che la sua vita cambiò.

La madre percorreva con passo militare il lungo corridoio della magione, quello che portava alle stanze della giovane.
Una volta raggiunto aprì la porte con fare deciso e nel totale silenzio entrò nella stanza.
La giovane come la madre non proferiva parola, la prima teneva il capo chino sui libri con il pennino in mano mentre trascriveva il contenuto di qualche tomo; la seconda invece, immobile sull’uscio della porta, fissava la giovane con sguardo inquisitorio.
Dopo poco percorse i pochi metri della stanza e raggiunse la scrivania.
Con forza strappò dal tavolo il libro su cui la giovane scriveva ed iniziò a compararlo al primo tomo. Infine con tono acido e saccente proferì il suo giudizio.

Ebbene? Tutto qui? Hai fatto così poco? Non posso crederci, una nulla facente, lenta, come al solito, impieghi troppo tempo nella trascrizione.

La donna, come al solito, sputava parole d’odio alla figlia che non osava rispondere, guai se avrebbe portato un tale affronto alla madre.

Sarai punita per questa tua incompetenza, questa sera non avrai alcun pasto, unicamente un bicchiere d’acqua. E le tue pause giornaliere saranno accorciate di quindici minuti.

La giovane ascoltava in silenzio, un giudizio ingiusto quanto severo.
La madre aveva già intenzione di punirla, qualunque fosse stato il risultato del suo lavoro, aveva con sé un vassoio con sopra il bicchiere d’acqua che quella volta, come tante altre, sarebbe stato il suo unico nutrimento, per quanto misero fosse.
In verità la ragazza aveva pienamente rispettato le pagine minime che avrebbe dovuto trascrivere ma non aveva né il permesso né il coraggio di contraddire la madre.
La donna poggiò il vassoio sul tavolo, un poco in bilico per la verità, nel frattempo il gatto della donna entrò nella stanza.
Un’animale dal pelo scuro, gli occhi infidi come quelli della padrona e gli artigli affilati in ugual modo.

Infine, l’ultima parte della tua meritatissima punizione.

La donna aprì le pagine del libro su cui la ragazza aveva trascritto per ore e con forza le iniziò a strappare.
La giovane osservava con occhi spalancati.
Il lavoro di un’intera giornata andava perduto in pochi secondi, tramutato in inservibile carta straccia.
E nel mentre la donna continuava il suo saccente discorso.

Questo indegno lavoro subisce la sua degna fine e tu, giovane insolente, dovrai trascrivere l’intero tomo per la colazione di domani mattina, o in caso contrario non riceverai alcun tipo di viveri fino alla giornata di dopo domani.

Ogni parola aveva l’effetto di una frustata sulla nuda schiena.
Ogni manciata di pagine strappate era come una pugnalata al petto.
Un dolore troppo grande per essere contenuto.
Un odio troppo profondo e potente per essere tenuto ancora a bada.

E da allora fu un momento..

Impugnò il lungo fermacapelli in metallo che teneva incastrato nella chioma, con forza, come a sfoderare una spada dal proprio fodero.
E come una spada si rivelò tagliente e letale.
Con passo lento si avvicinò alla madre che nel suo crogiolo di goduria per la sofferenza che portava alla ragazza, non si rendeva conto della minaccia a sé vicina.
E da allora fu un momento..

Un rapido colpo dell’inusuale arma..
E poi un altro, ed un altro, ed un altro ancora…
Infine lasciò la presa e si scostò..
Il corpo perse l’equilibrio dato ad ogni essere vivente e cadde a terra..
Urtò il tavolo che traballando fece spostare il bicchiere quel che bastava perché cadesse a terra assieme al vassoio.
Infine ella raggiunse il suo ultimo giaciglio, per quanto fosse freddo e sporco, lo raggiunse in un momento di odio, in un momento di vendetta.
Un tonfo sordo.

Eppure..

In quel momento erano molti i rumori che riempivano l’aria..
Il metallico tonfo del vassoio a terra.
L’infrangersi del bicchiere sul tappeto pregiato.
Il fastidioso soffio del gatto che la portava a coprirsi le orecchie.
In quell’istante, in quel marasma di rumori d’ogni genere, lei udiva una sola cosa.
Il lento battito del suo cuore..

Ed infine lo osservava..
Quel freddo corpo.
Ormai privo di vita eppure così traboccante di sangue.
Lo sguardo senza meta della donna.
Un’azione crudele.
Un omicidio.
Un assassinio..
Eppure ella non aveva alcun risentimento.
Alcun senso di colpa.
Ormai nessun dolore a bruciare il suo cuore.
Unicamente una solida ed indescrivibile sensazione di completezza..
Di potere..
Di superiorità..
Quasi un’estasi mentre osservava le mani grondanti di sangue..
Sangue strappato con la forza dalle vene della madre..

Ma d’un tratto quella sensazione sparì.
La ragazza lasciò il suo tempio di soddisfazione e benessere e tornò alla realtà.
Alla cruda realtà..
Aveva ucciso la propria madre ma per quanto la donna fosse crudele ed ingiusta con la figlia, ella aveva commesso un reato imperdonabile.
Non poteva restare..
Non avrebbe avuto scampo..
Alcuna giustificazione o possibilità di perdono.
Così decise di andar via..
Prese ciò che le sarebbe servito.
Rapida afferrò delle vesti dal proprio armadio e le mise in una capiente sacca.
Si diresse in sala da pranzo, lì le vivande erano già pronte e servite in tavola.
La servitù si trovava nelle cucine a rifocillarsi con il cibo a loro dato, approfittò di questa assenza e trafugò parte di quella cena che con ingiustizia le era stata negata.
Tornò nella propria stanza per prendere le ultime vesti, un lungo mantello che l’avrebbe coperta, resa ignota e sconosciuta.
Ma mentre oltrepassava la porta della stanza con la sacca in spalla ed il mantello indosso, per un istante il pensiero andò al padre.
Chiuso nel suo laboratorio, indaffarato a contare quelle monete, frutto del suo unico amore, il commercio.
Un uomo in attesa dell’invito a cena della propria moglie, invito che mai sarebbe giunto.
Con risentimento ancora maggiore percorse il lungo corridoio che la allontanava sempre più dal quel corpo freddo.
Raggiunse l’entrata della casa, spinse giù la pesante maniglia ed uscì finalmente da quel luogo.
Uscì finalmente dal quel inferno..
Da quella vita..
Diretta in ogni luogo che non fosse quello..
Diretta verso un’altra vita, che qualunque fosse stata, sarebbe stata lei a decidere..
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.:Ich will:. - 1, 2, 3.. - .:Pensieri di una donna:.
"La loro moralità, i loro princìpi sono uno stupido scherzo,
li mollano appena cominciano i problemi, sono bravi
solo quanto il mondo permette loro di esserlo,
te lo dimostro, quando le cose vanno male queste
persone civili e per bene, si sbranano fra di loro,
vedi io non sono un mostro. sono in anticipo sul percorso.
tu hai tutte le tue regole e pensi che ti salveranno?
non te ne fai niente di tutte le tue regole,
di tutta la tua forza, non te ne fai. niente.
"

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Teo è una mente perversa e corrotta dal male puro.
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Old 13-08-2007, 21:22   #2
ares darkstorm
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Una fredda notte.
La pioggia cadeva sui ciottoli delle strade.
Lenta scivolava sulla terra e trasformava tutto in fango.
La luce fioca dei lampioni illuminava ben poco.
Solo i lampi tramutavano la notte in giorno in un lesto momento.

La ragazza percorreva le vie della città.
Infreddolita, con il cuore colmo di paure.

A coprirla un lungo mantello di una stoffa pesante, ma non forse non abbastanza per tenerla al caldo di fronte a tutte quelle intemperie.
In cerca di un luogo asciutto e caldo dove sostare per la notte proseguiva.
In quella notte buia era ben ardua cosa scorgere le insegne degli edifici.
Ma fra l’odore di bagnato che sovrastava la città, la ragazza carpì un profumo ben più piacevole.
Con passi rapidi lo seguì e ben presto raggiunse la ricercata locanda.

L’ora era tarda e ben poca gente si trovava anche a brindare nelle sale.
Ma alla giovane importava poco delle altre persone, chiese all’oste una stanza e dopo avergli dato quel poco di soldi che le rimanevano si diresse presso il piano superiore.
Strani rumori provenivano da alcune stanze.
Rumori che la incuriosivano ma che in verità, pienamente cosciente della loro lussuriosa natura, non osava ricercare od osservare più a fondo.
Si diresse così in una stanza vuota e la fece sua, ed una volta liberatasi dalla sacca semi vuota e dal pesante mantello, si buttò sul letto e si lasciò abbandonare alla stanchezza.


[…]

Come sei carina.. un vero fiore appena sbocciato..

La ragazza lentamente apriva gli occhi.
Una voce l’aveva svegliata.
Una voce maschile.
Ma suo malgrado era tutt’altro che l’oste a svegliarla nell’ora ormai mattutina.
Una volta aperti gli occhi si rese conto della situazione.
Un uomo le stava di fronte, la guardava e si trovava a distanza molto ravvicinata.
Presa dalla paura si alzò di scatto dal letto si cui dormiva e corse verso l’armadio, spaventata..


Suvvia bella ragazza, non c’è bisogno che ti spaventi a questo modo.. non ti farò nulla di cui ti possa lamentare..

Fu così che la giovane intuì.
Era stata scambiata per una di quelle donne di basso rango, semplici, che per vivere vendevano il proprio corpo.
Nei primi momenti si sentì offesa profondamente per l’ignobile errore.
Ma in seguito..
Riflettendo maggiormente sull’occasione che gli si mostrava dinnanzi, cambiò immediatamente comportamento.
Si alzò lentamente e con fare malizioso si andò a sdraiare sul letto.
L’uomo rimase a bocca aperta, in parte per il cambio improvviso ed in parte per la bellezza della ragazza.
In breve lui gli fu sopra e si lasciarono andare a momenti di sfrenata passione.


[…]


L’ora era divenuta ancora più tarda ed ormai la notte rispecchiava solo un imperturbabile silenzio.
Il corpo dell’uomo era adagiato sul letto, nel momento più profondo del sonno.
Ma nella notte una mente ancora rimuginava.
Un cuore ancora batteva sveglio.
La ragazza, desta nonostante l’ora, era seduta sulla poltrona di fianco al letto.
Pensava, e mentre pensava piangeva, in silenzio..

Per quanto il denaro le fosse utile in quel momento più che mai..
Non poteva lasciarsi andare in questo modo, trattata come un oggetto.
Dunque nella notte prese una decisione.
Frugò nella borsa e nelle vesti dell’uomo.
Prese tutto quello di valore che vi era, armi, denaro, gioielli, qualunque cosa..
Fatto questo prese la sua roba e fuggì..

Lontana da quella stanza..
Lontana da quella locanda..
Lontana da quella bassezza..
D’ora in avanti il denaro e tutto ciò di cui aveva bisogno l’avrebbe ottenuto sì da uomini lussuriosi che volevano il loro corpo, ma sarebbe stata lei a scegliere.
Lei li avrebbe usati e non l’opposto.
Lei li avrebbe ingannati e poi buttati come pezze sporche, oppure ingannati ancora per il bisogno e per il suo piacere.
Una predatrice in una città di predatori..
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"La loro moralità, i loro princìpi sono uno stupido scherzo,
li mollano appena cominciano i problemi, sono bravi
solo quanto il mondo permette loro di esserlo,
te lo dimostro, quando le cose vanno male queste
persone civili e per bene, si sbranano fra di loro,
vedi io non sono un mostro. sono in anticipo sul percorso.
tu hai tutte le tue regole e pensi che ti salveranno?
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Old 15-08-2007, 00:39   #3
ares darkstorm
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Uomini..
..possenti..
..coraggiosi..
..inarrestabili..
..gloriosi..


Tutte fandonie..
Tutte sciocchezze..

La ragazza era giunta in città da poco.
Un tempo effimero rispetto alla vastità della vita..
Eppure in quell'effimero tempo era già riuscita a farsi valere.
Il valore che non era scaturito da un combattimento portato a termine con successo, da un atto di coraggio o di generosità.
Il valore era stato ottenuto in modo ancora più abile e degno..

..con l'Astuzia..

In poco era riuscita ad afficinarsi agli esponenti maggiori della comunità, uomini che si erano fatti ingannare e raggirare con estrema facilità, tanta che pareva fosse un gioco..
Socializzando con i più inetti unicamente per diletto o per trarne profitto, e lì aveva vita il vero gioco..

La madre avrebbe mai permesso una cosa simile?
Un comportamento tanto abbietto?
Così scandaloso e poco consono ad una ragazza della sua casta..
Dire che non gli importava era decisamente sbagliato perchè lo faceva proprio per quello, poter finalmente vivere una vita sua dove le sue azioni per quanto sporche ed impure erano decise unicamente da lei.

Ma guai a vedere in lei solo una ragazzina il cui unico volere è disubiddire al volere dei genitori.

Molto più si cela sotto quelle spoglie di dolce fanciulla..
Molto più si nasconde sotto quel malizioso sorriso..
Molto più ha vita sotto quelle risate divertite..


Molto più si cela sotto Lascive..


[...]
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li mollano appena cominciano i problemi, sono bravi
solo quanto il mondo permette loro di esserlo,
te lo dimostro, quando le cose vanno male queste
persone civili e per bene, si sbranano fra di loro,
vedi io non sono un mostro. sono in anticipo sul percorso.
tu hai tutte le tue regole e pensi che ti salveranno?
non te ne fai niente di tutte le tue regole,
di tutta la tua forza, non te ne fai. niente.
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Old 18-08-2007, 00:11   #4
ares darkstorm
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[...]


Il passato.
Per alcuni motivo di vanto.
Per coloro che in vita hanno portato a termine gloriose battaglie.
Per altri motivo di vergogna.
Per coloro il cui passato è irto di errori e peccati.
Ma per tutti, il passato non è qualcosa che ci si lascia alle spalle.
Ritorna sempre..
Nel bene e nel male..



[...]


La sera era ormai tarda..
La luna alta nel cielo.
La ragazza, con passo lento e stanco, si dirigeva presso la locanda, più volte desiderato luogo di riposo per stanche membra.
La vista ormai indebolita dalla stanchezza ma la porta della locanda era ormai dinnanzi a lei.
Ma d'un tratto una pesante mano le si posò sulla spalla.
Con forza la fece voltare e la ragazza ancora resasi conto di chi avesse di fronte venne violentemente colpita al volto.

Cadde a terra..
Portò la mano sulle labbra..
Sangue..

Solo in seguito alzò lo sguardo e riconobbe finalmente l'uomo che si ergeva di fronte a lei.


Lurida puttana!

Non avrebbe mai pensato di rincontrarlo, pensava che non l'avrebbe cercata ma ora più che mai si sbagliava.
La persona con cui, notti prima, aveva passato una notte di passione.
Scambiata per una prostituta come tante la ragazza a lavoro compiuto era fuggita portando con sè tutti gli averi dell'uomo.
Adesso però era tornato per riprendere ciò che era suo.

L'uomo si fiondò sulla ragazza.
Tentava invano di allontanarlo sferrando schiaffi e pugni che in verità si rivelavano più che inutili ed innocui.
Il realtà l'obbiettivo del bruto non era lei.
Con un colpo netto staccò il laccio con cui la sacchetta era attaccata alla veste della donna.
L'uomo si alzò e controllò l'importo all'interno della sacca.


Molto bene, ora ho ripreso ciò che è mio.

La giovane, ancora a terra, tentava di allontanarsi ma la paura le bloccava ogni muscolo utile.
L'aggressore iniziò ad osservare la donna, lo sguardo iracondo però si era mutato in qualcosa di peggiore.
I suoi occhi trasparivano lussuria ed una violenza forse peggiore di quella procurata dalle mani.
La ragazza capì subito l'origine di quello sguardo e la stessa paura che la bloccava a terra la spinse ad alzarsi e a fuggire.

Percorse solo pochi metri prima che l'uomo, decisamente più atletico di lei, la raggiunse saldandogli addosso.
I due si ritrovarono ancora a terra.
Si agitava, la ragazza, nel tentativo di spingere alla fuga l'aggressore o comunque per impedirgli di soddisfare il suo peccaminoso bisogno.
Lui però le stringeva le mani con forza, il dolore ai polsi bloccati era forte.

Lo squallore di quel momento aveva raggiunto il suo apice.
Alcuni forti schiaffi furono sferrati per imbonire quella che ormai era una preda.
La ragazza, sopraffatta dalla stanchezza di innumerevoli inutili sforzi, si lasciò andare e fece cadere ogni resistenza.
Voraci ed agitate le mani del lussurioso scostavano la gonna della ragazza per raggiungere l'obbiettivo di cotanta violenza.

Il pensiero della giovane in quel momento tornava alla promessa fattasi.

Sarebbe stata sempre lei a scegliere..

Sempre..e solo lei..

E così fu...

La ragazza, nella foga del momento, riuscì a prendere un piccolo pugnale che teneva nascosto nello stivale.
Con le mani ben strette lo impugnò e trafisse il braccio dell'uomo.
L'urlò di dolore si propagò in lungo ed in largo ma a quell'ora ben pochi sarebbe giunti ad osservarne la fonte.
La giovane si alzò ed iniziò a correre verso un boschetto lì vicino, nel tentativo vano di poter seminare l'uomo.
Quest'ultimo però non si diede per nulla per vinto e nonostante il braccio dolorante rincorse la donna.

Ben presto raggiunse il bosco, ma della propria preda non vi era traccia.
Con il respiro affannoso scrutava dentro il folto della vegetazione ma la donna era restia a mostrarsi.
Con passi goffi si addentrò sempre più all'interno..
Una mossa molto sciocca invero..
Un silenzio quasi surreale dominava quel luogo.
Nemmeno lo sbattito di ali di un gufo od il cicaleccio di un grillo.
Solo il rumore delle foglie secche che si spezzava sotto il pesante passo del ferito.

Fu il quel momento che il vero predatore venne allo scoperto.
Con un rapido movimento la ragazza uscì alle spalle dell'uomo ed armata di pugnale recise i legamenti delle caviglie dell'uomo, che senza più alcun sostegno cadde a terra sopraffatto dal suo peso.

Il dolore era atroce, un misto di urli e mugolii riempivano il bosco dove prima regnava il silenzio.
Un breve sorriso nel volto della donna e poi la fine.
Con violenza mise fine al dolore dell'uomo conficcandogli il pugnale nella gola.
Un colpo duro quanto letale.

In seguito, stanca, cadde a terra.


[...]

Il silenzio tornò a dominare nel boschetto.
Solo il respiro affannato della donna.
Seduta per terra, in mezzo a ramoscelli caduti e foglie secche.
Portò la mano sulle labbra.
Il sangue ancora sgorgava dalla ferita procuratagli.
Ma poi spinse lo sguardo sul cadavere dell'uomo.
Lo stesso sangue sgorgava questa volta a fiotti dalle caviglie e dalla gola dell'uomo, dove il pugnale ancora conficcato irretiva la carne.

L'errore di quell'uomo fu di credersi il vero predatore mentre la donna dimostrando la sua astuzia era riuscita a ribaltare la situazione e a divenire, lei, la vera ed unica predatrice di quella triste e fredda notte.
Mentre nel frattempo, dentro il cuore della ragazza, le stesse sensazioni di quella prima fredda notte, dove mise fine alla vita della sua ignobile creatrice, si ripetevano.
Una solida ed indescrivibile sensazione di completezza..
Di potere..
Di superiorità..
Quasi un’estasi mentre osservava il corpo della propria preda grondante di sangue..

Se con l'astuzia e l'inganno era riuscita a mettere fine alla vita di quell'uomo, niente le impediva di ripetere quel gesto ancora ed ancora ed ancora..
In modo da riprovare quella sensazione di estasi che sempre più avrebbe voluto non solamente ricordare in sogno.

E poi..
..se il passato avrebbe voluto tornarle a far visita..
..ella sarebbe stata pronta ad accoglierlo..

E con l'astuzia lo avrebbe accolto in quell'oscuro bosco che è l'inganno..
E con malignità l'avrebbe colpito al cuore con quel pugnale che non era altro che il suo odio..
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Old 22-08-2007, 12:02   #5
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E adesso puoi sentirne il respiro sul collo, puoi sentirne l'odore
puoi scoprirne gli accordi, il ritmo ed il sapore
e se appoggi l'orecchio sul muro puoi distinguerne le parole
e dietro alla festa smascherare il dolore
Sangue su sangue precipita senza rumore
Sangue su sangue precipita senza rumore


Sangue su sangue, niente di più..
Ogni sera, ogni momento, ogni istante è ideale per dare sfogo alla sua ira..
Tentare di saziare la sua insaziabile brama per quella divina sensazione..
Di libertà..
Di pienezza..
Di potere..

Chiunque era utile allo scopo..
Un giovanotto che troppo aveva osato chiederle..
Uno sporco ubriaco che senza alcuna grazia le rivolgeva proposte indecenti..
Un vecchio che la biasimava per le sue vesti..
Ma anche un semplice passante..
Un viandante in cerca di fortuna..
Un mercante in cerca di ricchezze..

Tutti diversi eppure tutti così uniti dal medesimo destino..
Quello di essere solo delle prede..
Giocattoli senza molta importanza per coloro che realmente godono della pienezza della vita..
Ma alla fine dell'opera..
Quando solo il respiro della predatrice rimane a riempire l'aria..
Ed ella ripone gli artigli macchiati del divino nettare..
Alla fine..


Niente di più..
E' solo sangue su sangue..
Sangue su sangue che precipita senza rumore...



- - - dedicato a De Gregori che mi ha ispirato - - -
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"La loro moralità, i loro princìpi sono uno stupido scherzo,
li mollano appena cominciano i problemi, sono bravi
solo quanto il mondo permette loro di esserlo,
te lo dimostro, quando le cose vanno male queste
persone civili e per bene, si sbranano fra di loro,
vedi io non sono un mostro. sono in anticipo sul percorso.
tu hai tutte le tue regole e pensi che ti salveranno?
non te ne fai niente di tutte le tue regole,
di tutta la tua forza, non te ne fai. niente.
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Last edited by ares darkstorm; 22-08-2007 at 12:05.
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Old 26-08-2007, 21:36   #6
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Un ombra..
La proposta di un ombra..
Una proposta allettante, quasi impossibile da rifiutare..
Una famiglia, una nuova famiglia..
Farne parte le avrebbe valso molti privilegi..
Privilegi che si sarebbe dovuta guadagnare.
Le avrebbero insegnato tecniche che doveva imparare con il sudore della fronte ed il sangue delle vene.
Le avrebbero dato occasioni che doveva prendere al volo senza alcuna esitazione, esitare voleva dire morire..
E se avrebbe superato ogni ostacolo, se avrebbe affrontato e sconfitto ogni avversario..
Finalmente avrebbe ottenuto ciò che voleva, sarebbe stata abile in ciò che faceva, abile e letale..


Silenziosa come l'aria..
Veloce come il falco..
Letale come la tempesta..


[...]

Molto più si cela sotto quelle spoglie di dolce fanciulla..
Molto più si nasconde sotto quel malizioso sorriso..
Molto più ha vita sotto quelle risate divertite..

Molto più si cela sotto Lascive..


[...]
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In una fredda notte..
Stretta fra quelle fredda mura..
Sfogliando le fredde pagine di un vecchio tomo..

E in tutto questo dov'è il calore? Dov'è il piacere? L'estasi?
La conoscenza da sola è ben poca cosa; eppure, molti sono i saggi che hanno affermato che il vero potere risiede nella conoscenza..
Tutte sciocchezze, tutte fandonie..

Tutto quel sapere non aveva alcun peso da solo, nessuna utilità..
Ella poteva conoscere a memoria ogni particolare, dai sinuosi movimenti dell' Alto ai goffi ma poderosi attacchi del Nano, ma non ricavarne nulla..

Il calore risiede in quell'istante, il piacere e l'estasi anch'essi..
Ed è in quel momento che la conoscenza diviene potere, quando è messa in pratica, quando il freddo pugnale trafigge la carne della propria preda..

Lì risiede il vero piacere..il vero calore..
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.:Ich will:. - 1, 2, 3.. - .:Pensieri di una donna:.
"La loro moralità, i loro princìpi sono uno stupido scherzo,
li mollano appena cominciano i problemi, sono bravi
solo quanto il mondo permette loro di esserlo,
te lo dimostro, quando le cose vanno male queste
persone civili e per bene, si sbranano fra di loro,
vedi io non sono un mostro. sono in anticipo sul percorso.
tu hai tutte le tue regole e pensi che ti salveranno?
non te ne fai niente di tutte le tue regole,
di tutta la tua forza, non te ne fai. niente.
"

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[...]

La nostra storia continua..
Non ci allontaniamo dalla via presa fino ad ora..
Ma come in ogni storia, spesso, vi sono altri aspetti altrettanto importanti che si scostano dal protagonista ma che ugualmente hanno il dovere di essere raccontati..
La nostra storia dunque continua..
Cambiando luogo..
Cambiando protagonisti..
Continua..


[...]



Una stanza..
Una delle tante in quella grande casa..
Piena di libri, di conoscenza..
Da tempo tutto ricoperto di grigia polvere.
E nell'ombra di quella stanza, illuminata solamente da una fioca luce morente..
In quell'ombra vi era un uomo.
Da tempo si era chiuso in quella oscura stanza.
Chiuso nei suoi pensieri, senza più concedersi nè cibo nè acqua..
Poichè qualcos'altro nutriva il suo freddo cuore.

L'odio..

Un uomo senza criterio, una mente ed un cuore fatti di ingranaggi senza più alcuna traccia di un'anima..
L'avidità aveva consumato quell'uomo ed in pietra aveva tramutato il suo amore.

Il silenzio affiancava l'ombra di quella stanza..
Solo il lento respiro dell'uomo, mentre fumava avidamente da una pregiata pipa..
Fissava la fioca luce che proveniva dal focolare..
Gli occhi brillavano e riflettevano il calore del camino.
Mentre quella fredde mente rimuginava..
Architettava qualcosa..
Pensava e ripensava..
Pensieri corrotti attraversavano la sua mente, corrotti dall'odio..

Un uomo che possedeva tutto, rinomato e spesso anche temuto nel mondo del commercio; possessore di grandi ricchezze, il rispetto che con fatica aveva ottenuto..ormai era tutto perduto.

Nel silenzio pensava..architettava qualcosa..
Ed allo stesso tempo malediva quella donna..
La fonte del suo male, del suo odio..delle sue disgrazie..
Quella giovane donna che con tanta ira aveva assassinato la propria genitrice, insozzando il nome della propria famiglia..

D'un tratto..

La porta della stanza di aprì, lentamente..
La luce entrò nella stanza ed illuminò l'uomo..
Gli occhi dell'uomo, arrossati dalla fiamma che con odio vedeva morire a poco a poco, fissavano l'altra persona..
Un ragazzo migherlino, colui che aveva aperto quella porta, con voce tremante, intimorito dallo sguardo dell'uomo, proferì alcune parole rivolte nell'ombra..


Signore, siamo pronti..

Un sorriso apparve sul volto dell'uomo.
Con un cenno di congedo fece andar via il ragazzo e tornò a fissare la fiamma, ormai quasi del tutto spenta.
Ma il silenzio fu nuovamente interrotto, questa volta dalla voce roca dell'uomo, profonda e fredda..


Sto arrivando piccola mia, sto arrivando Lascive..

E proferendo queste parole, nell'ombra, infine anche l'ultima fioca scintilla si spense..
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solo quanto il mondo permette loro di esserlo,
te lo dimostro, quando le cose vanno male queste
persone civili e per bene, si sbranano fra di loro,
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di tutta la tua forza, non te ne fai. niente.
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L'ora era tarda, talmente tanta che si poteva facilmente dire fosse fin troppo presto.
Una fioca luce si alzava da Nord, il sole sorgeva e l'alba portava il suo calore su quella fredda terra.
L'Accampamento Algardiano, eretto sotto la montagna, giaceva ancora nell'ombra.
Dopo la conquista della cittadina erano rimaste ben poche persone in quel luogo, quelle che bastavano per gestirlo e per evitare che marcisse nelle mani di qualche gruppo di orchi.
E lì, mentre ormai tutti riposavano le proprie membra, ella sostava con fare guardingo.
Seduta su di un gruppo di tronchi, posti intorno ad un fioco focolare come panche.
E lì ella osserva la fiamma, con la schiena ricurva, la osservava mentre ogni tanto vi gettava qualche ceppo per ravvivarla.
Tutta la notte era rimasta ad a pensare, chiusa nella sua mente, nei suoi pensieri.
I raggi del sole, oramai, era finalmente giunti sull'Accampamento.
La fiamma era quasi spenta, quando lei chiuse gli occhi e sospirò.
In verità, l'origine di questo suo rimaner desta per tutta la notte non era il semplice rimuginare nella sua testa, piuttosto ella attendeva.
Non pochi erano gli occhi indiscreti che le poneva addosso, occhi quasi invisibili ma che ella riusciva a percepire e vedere.
La ragion d'essere di tali osservatori gli era però ignota, a questo pensò la donna tutta la notte, pensava ed attendeva una mossa di quegli uomini, un azione che potesse farle intuire le loro intenzioni, la loro origine o mandante.
Ma la sua attesa si rivelò futile, d'un tratto, come quegli occhi apparverò dall'ombra..sparirono al suo interno.
Senza più tornare.
Un'attesa vana dunque che però le aveva dato alcune risposte, obbiettivo di quegli uomini non era intervenire bensì osservare, osservare lei.
Ma ben poco aveva dato loro da osservare, a quel punto, quando ormai il sole solcava il cielo limpido e il primo vociare di uomini e donne si udiva al mattino, altre domande si agitavano nella mente della donna.
A chi rispondevano quegli osservatori, da chi sarebbero tornati a riferire ciò che videro quella notte.
A chi apparteneva la mano le cui fila muovevano quegli occhi di burattini, nell'ombra...
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Old 21-09-2007, 17:00   #10
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[...]

Dubbi, una infinità di dubbi..
Molte le domande che la giovane si poneva ma beh poche le risposte che possedeva..
Dubbi, una infinità di dubbi..


[...]



Da molto aveva deciso di concentrarsi maggiormente sui suoi studi, molti i polverosi tomi che ancora doveva consultare, piuttosto che pensare al mondo che lo circondava, colmo di domande senza risposta.
I problemi che dimoravano all'esterno del covo non sarebbero mai riusciti ad entrare nel più segreto e celato dei luoghi.
La giovane era seduta vicino i freddi tavolati di pietra, con avidità leggeva ogni parola e con attenzione scrutava ogni immagine.
Molta l'attenzione che prestava alla lettura, all'analisi.. ma quanto veramente rifletteva su ciò che leggeva?
Nonostante l'aria feroce con cui scorreva le pagine, ella si poneva ben altri dubbi che quelli riguardo l'anatomia dei Drow.
I suoi occhi percorrevano frase dopo frase ma la sua mente in verità era altrove, proiettata su altri argomenti e luoghi.
Entrambi ignoti, non sapeva bene cosa stesse accadendo intorno a lei ed era decisa a scoprirlo..

Solo il tentativo di pensare ad altro, di convincersi da sola che lo studio era più importante secondo lei, ma mentiva a sé stessa.
La ragazza chiuse gli occhi e poggiò la fronte sul libro.
Si chiese cosa veramente volesse ottenere da quei libri, visto che ben altro occupava la sua mente.
Prese così una decisione, che per quanto sbagliata poteva apparire ad altri, era la scelta migliore per la fredda mente di quella donna.
Chiuse di scatto in libro, lo infilò nella sacca e si diresse rapidamente verso l'uscita.

Oltrepassò la vegetazione, tenendosi il più possibile distante da occhi indiscreti..

Voleva e doveva scoprire chi l'osservava, indugiare era da sciocchi, dare del tempo prezioso a quelle identità sconosciute era troppo incauto, del resto non aveva la certezza che volessero solo tenerla d'occhio.
Ben presto sarebbero potuti passare dall'usare una acuta vista all'uso di rapide mani, e non poteva farsi trovare impreparata.

Si diresse verso la locanda.
Doveva parlare con Ray, detto il Sopraffino, chiunque l'avesse spiata lo aveva fatto sicuramente anche all'interno della città e probabilmente era rimasto lì; Ray a modo suo sapeva tutto quello che succedeva in città, la gente che passava, le facce nuove e quelle vecchie, gli attriti e gli amori..ben più vasta era la rete dei suoi Fratelli ma quella era una faccenda che riguardava solo lei, o almeno questo credeva..

Il Sopraffino, solitamente, era restio a rivelare le informazioni in suo possesso, poiché la giusta informazione detta alla persona sbagliata gli sarebbe potuta costare la vita, ma ben pochi erano coloro interessati a toglierlo di mezzo poiché ben di più erano coloro che usavano la sua rete di informazioni.
I modi della giovane furono insolitamente bruschi, trovò il suo uomo mentre canticchiava qualcosa di fronte la locanda, come suo solito, lo prese per la camicia e lo sbatté sul muro reggendo ancora la presa.

Alcune guardie, non poco distanti, si voltarono attirati dalla scena; nonostante il suo ruolo, la giovane non poteva lasciarsi immischiare in problemi del genere e notando gli sguardi delle guardie decise per un diversivo.
La ragazza diede un avido bacio a Ray, in seguito, prolungando il contatto, trascinò l'uomo dentro la locanda.
Le guardie si fecero ingannare dalle apparenze e scambiandosi una breve risata tornarono alla loro ronda.
A loro insaputa quel passionale comportamento non era il fine, bensì il mezzo..
Il bacio continuò per alcuni secondi anche dentro la locanda, la donna al bancone ci fece ben poco caso poiché abituata al trambusto in quella città.
Lasciando trasparire una possente voglia di peccato, la donna portò il Sopraffino negli alloggi superiori, si diresse in una stanza e chiuse la porta a chiave, in seguitò buttò l'uomo sul letto che per tutto il tragitto aveva un' espressione più stranita che compiaciuta.
La situazione si calmò un poco ed i movimenti frenetici ebbero fine.
La ragazza si avvicinò lenta verso l'uomo, prese con eleganza una sedia e si sedette.
La sua offerta era chiara, lei aveva bisogno di informazioni e se gli fossero state fornite avrebbe dolcemente ricompensato l'informatore.
Ray accettò senza pensarci molto e così la donna iniziò con le sue domande.
Chiese se fossero giunte nuove persone in città, se aveva veduto nuovi volti o se quelli vecchi erano cambiato un pò troppo.
Lo strimpellatore di liuto rifletté per qualche momento prima di dare la propria risposta.
Parlò di alcuni uomini d'arme giunti dal Nord, si fermarono in locanda per una notte dopo aver festeggiato fino a tardi il loro successo in una importante battuta di caccia.
Vi era anche un giovane uomo, con una barbetta ispida, molto timido ed impacciato, con una mano priva di qualche dito.
Infine un vecchio uomo, fare molto aristocratico, all'apparenza un mercante giunto per fare affari, se ne andò a mani vuote però, schernito da alcuni uomini abbandonò la cittadina molto presto.
Dalla descrizione di Ray pareva che fra quelle persone non ci fossero gli uomini che cercava e questo non gli piacque per nulla.
La ragazza si alzò di scatto dalla sedia e prese nuovamente l'uomo per la camicia, lo sbatté sul muro cambiando totalmente modo di fare.
La sensualità era stata soppiantata con forza dalla freddezza, con sguardo determinato e voce sicura ma flebile chiese all'uomo se nessun altro si fosse visto in città ultimamente.
Ray, un poco timido ed innervosito dal fare della ragazza, rispose con fare impaurito.

Beh.. ho...ho visto due uomini poche lune fa, vennero proprio qui, alla locanda, mi...mi parai di fronte a loro prima che entrassero, canticchiavo qualcosa come a mio solito, non facevo nulla di male.

La giovane strinse la presa e sollevò verso il muro l'uomo, che palesemente parlava con fare vago.

Mi.. mi hanno preso e buttato a terra, senza alcun motivo.
Mi hanno anche...mi hanno anche rotto il liuto, si.. si son spezzate alcune corde nella caduta, ripararle costa non poco..


La giovane ripeté il gesto precedente ma con più forza, evidentemente l'uomo era intimorito dalle conseguenza che la presenza di tali individui fosse resa nota a qualcuno.

Va bene! Va bene! Hanno.. hanno preso qualcosa qui, qualcosa da mangiare, nulla di complesso o costoso.
Son rimasti solo il tempo del pasto e poi han preso una camera, in seguito non li ho visti più.


La ragazza chiese una descrizione dei due, ripetendo nuovamente l'intimidazione.

Erano.. erano cupi, indossavano pesanti vesti scure, un cappuccio cadeva sulle spalle di uno dei due mentre l'altro lo indossava, non ho visto il suo volto ma..ma l'altro l'ho osservato bene.
Era.. era molto pallido, barba incolta, e...e...uno sguardo.. beh...faceva paura. .fu lui a buttarmi a terra...bastardo..,
si ripeté il gesto della donna, aveva.. dei capelli corti, molto corti, quasi rasati.. si notavano perchè contrastavano con la barbetta.

La giovane lasciò di scatto la presa.
L'uomo si lasciò trasportare dal peso e si sedette spaurito sul letto.
Lei iniziò a dirigersi lentamente verso la porta ma venne interrotta da Ray.

Ma...non.. non avevi detto che.. mi avresti.. beh...ricompensato?

La ragazza interruppe il suo tragitto verso l'uscita, si fermò a pochi centimetri dalla porta, così, senza voltarsi, gli rispose.

Nonostante i tuoi occhi vedano molte cose e le tue orecchie ne sentano altrettante, impara a non fidarti di tutto ciò che vedi o ti viene detto, spesso le apparenze ingannano e le parole son più viscide e menzognere che mai.

Detto questo aprì la porta e se ne andò.
Lasciò il povero Ray da solo, in quella stanza dove le sue speranza e voglie furono scosse dalla fredda realtà.
La ragazza aveva scoperto che i suoi osservatori erano passati anche da Algard, la loro presenza non era passata inosservata a tutti e si decise a sfruttare questo particolare.
Ciò che voleva sapere l'aveva scoperto, la sua ricerca aveva inizio..

..la sua caccia aveva inizio...
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vedi io non sono un mostro. sono in anticipo sul percorso.
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Old 04-10-2007, 21:23   #11
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[...]

Molti narrano di potenti cavalieri e di abili maghi, duelli senza riserbo per salvare dolci fanciulle, lunghe traversate per raggiungere al galoppo la torre del malvagio; ebbene, questa non è una di quelle storie.
Questa storia che vo a narrare parla di uomini, molti uomini, e di una donna.
Alcuni di questi uomini erano saggi ed abili nella loro arte, i migliori che avessero solcato la fredda terra.
Altri uomini erano ricchi e corrotti dalla cupidigia, possessori di preziosi ma troppo avidi per poter vedere oltre l'anello della propria grassoccia mano.
L'ultimo uomo era giovane, maldestro, mosso da grande ardore ma incapace di mostrare le giuste doti, poiché egli non ne aveva.
Infine, dunque, vi era la donna, il suo volto adornato di falsità e la sua mente laboriosa come gli ingranaggi, e com' essi altrettanto fredda.

[...]


Finalmente erano giunti.
L'ora era tarda e le vie della serrata cittadina fredde e silenziose.
Il gelido fischio del vento attraversava le vuote abitazioni e le colme tesorerie.
La donna avanzava con passo furtivo, quasi inpercepibile il rumore delle consumate suole.
Il giovane, di fianco alla donna, seguiva i movimenti della Sorella seppure con palese incapacità di imitarla.
Non molte furono le vie che la coppia dovette percorrere, infine raggiunsero il caseggiato.
Nascosti dietro il cauto angolo di un edificio adiacente, osservavano il luogo dove avrebbero dovuto consumare il loro triste compito.
Alcun fuoco o bagliore ad illuminare le finestre, nessun rumore o brusio ad oltrepassare la porta.
Il giovane, a differenza della donna che scrutava le fondamenta dell'edificio, portò la propria attenzione sulla sommità della casa, sul tetto ed infine sull'obbiettivo di cotanta ricerca.
Lo sbocco del camino.
Un eccellente idea elaborata da una mente decisamente poco fine, residui dell'insegnamento dei Maestri.
Ma più che difficile era attuare tale idea.
La donna, dapprima restia ad un tale azzardo, decise di porre la propria fiducia al giovane, acconsentì alla sua idea e si accinse così ad attuarla.
Con fare goffo si arrampicò, rompendo qualche vaso e qualche tegola, finalmente il giovane raggiunse la cima e vacillando ad ogni passo arrivò alla propria meta.
Cauto si fece scendere per il camino ma il ragazzo non poteva fare sfoggio di doti che non aveva, fu così che ben presto mise un piede in fallo e cadde verso il freddo e duro pavimento.
La donna, che attendeva all'esterno, seguiva i movimenti del giovane con l'attento udito e non poté non percepire il fracasso dovuto alla rovinosa caduta.
Come il tuono segue rapido il lampo, non passò molto perchè la luce di una calda torca portasse coscienza dell'accaduto.
Il vecchio uomo sputò parole velenose all'intruso, ma la donna poteva ben poco dall'esterno ed era incapace di prestare aiuto al malcapitato Fratello.
La sua mente iniziò ad elaborare vari piani per risolvere la situazione ed analizzando ogni particolare intorno a sé riuscì a trovare la soluzione.
Legato ad un paletto, accanto alla casa, vi era un cavallo malandato, molto vecchio e stanco.
La mente ben poco lucida della bestia sarebbe stata la salvezza dell'intruso.
Corrompendo l'animale con prelibate carote, la donna convinse la bestia nel produrre più rumore possibile.
Cotanto baccano avrebbe portato il vecchio uomo ad uscire per scoprirne l'origine; all'apparenza parrebbe distrazione di poco conto di fronte ad un giovane misterioso caduto da un camino, ma il vecchio prestava ben poca attenzione all'uomo poiché le sue minacce difficilmente sarebbero divenuti fatti, l'età gli rendeva impossibile un tale sforzo.
Avrebbe così atteso la venuta del suo possente compare e nel frattempo il giovane intruso tremava dalla paura, costretto in un angolino.
Il nitrito della bestia attirò l'attenzione del vecchio che però sembrò restio ad uscire dalla casa, il rumore non bastava e ve ne era bisogno di altro ancora per realizzare il proprio piano.
Consapevole di ciò, la donna estrasse un lungo pugnale dal fodero che portava sotto il mantello, e mentre il destriero era distratto dai succulenti ortaggi, ella gli trafisse lo stomaco e provocò uno squarcio lungo tutta la bruna pancia.
La bestia cadde subito a terra, sopraffatta dal proprio peso che già difficilmente reggeva in condizioni normali.
I versi di dolore che propagava era laceranti, intrisi di una sofferenza tale che passarono solo pochi secondi perchè l'anziano uomo uscisse dall'edificio.
La donna riuscì a celare la propria presenza e quando finalmente la sua vittima uscì dalla propria rocca, poté giungergli alle spalle e consumare il proprio dovere.
La fredda lama andò a contatto con la calda giugulare, due elementi in estremo contrasto che partoriscono nella donna una sensazione sublime per quanto innaturale.
L'uomo si accasciò a terra come la bestia che era e come tale era il suo destriero, bestia anch'esso anche se non quanto il proprio anziano padrone.
La donna si accorse verso le porte dell'edificio, finalmente aperte.
All'interno vi era il giovane, a dir poco terrorizzato all'idea di perder la propria vita.
Venuto a conoscenza della sorte del vecchio riacquistò la perduta calma ed insieme alla Sorella consumarono la seconda parte del proprio dovere.
Lesti afferrarono ogni prezioso o raro artefatto che avevano sott'occhio, qualsiasi oggetto di valore che potesse portare splendore alla propria causa, e di tali bellezze quella stanza ne era più che colma.
La rapidità era la loro arma migliore in quel momento, poiché tanto quanto il vecchio volle scoprire l'origine del nitrito sofferente della bestia, anche il suo giovane compare, probabilmente nei paraggi, sarebbe accorso incuriosito.
Ma la donna aveva mal calcolato i tempi e ben presto il guercio fece la propria apparizione nella stanza, adirato dalla visione del cadavere del compagno.
Con movimento stranamente rapido per la sua molle, portò a sé il giovane compagno della donna, e puntandogli una spada alla gola lo minacciava di morte.
La donna era cauta, un movimento sospetto ed il guercio avrebbe sgozzato quel goffo giovane, non poteva tornare con un cadavere di troppo.
Fu così che decise di sfruttare l'indecisione dell'uomo, la situazione lo opprimeva ed appannava i suoi già lenti e deboli sensi.
E così, sfruttando questa debolezza, la donna estrasse rapida un coltello dal proprio stivale e lo lanciò con precisione innefabile verso la fronte del guercio.
L'uomo, con sguardo vuoto, perse lentamente la presa sulla spada, che cadde a terra con tonfo sordo.
Anch'egli infine seguì la propria arma, cedendo pochi istanti dopo.

L'aria si era fatta pesante, le finestre della casa erano chiuse da tempo ed i respiri avidi dei presenti agognavano la fresca brezza notturna.
La donna, con passo lento e stanco, si avvicinò al cadavere del guercio ed estrasse il coltello dal cranio, lo ripulì un poco sulle vesti del malcapitato e portò uno sguardo al Fratello, sguardo che fece intendere più di mille parole.
Finì di raccogliere anche gli ultimi gioielli e si dileguarono dal posto, senza lasciare alcuna traccia se non delle opache macchie di sangue dinnanzi la casa e dei corpi affondo nelle rive della città.

Il freddo clima notturno si fece da parte per il calore delle prime luci.
Ma questo cambiamento era irrilevante vista la meta finale dei due, nelle umide cavità della terra si trovava il giaciglio del meritato riposo degli spietati inviati.
Giunti dinnanzi ai Maestri riferirono ogni cosa, il bottino era grande cosa ma nel resoconto vi erano molti punti che non piacquero per nulla agli abili uomini.
Mentre la donna si era fatta valere e aveva dimostrato grandi doti ed abilità, il giovane, suo compagno, era stato protagonista di numerosi strafalcioni, di troppi atti di incompetenza si era macchiato per poter rimanere impunito.
Molte lune erano passate da quando quel goffo ma determinato ragazzo era divenuto un Fratello, tale nome gli era stato donato ma era una nomina senza alcun peso effettivo.
Fratello veniva chiamato ma non era tale, non era come gli altri, non aveva la medesima abilità, la medesima freddezza, il medesimo dono.
Egli non era un Fratello.
Il giovane fu congedato, mentre i Maestri rimasero a proferire con la donna.
A lei fu affidato un compito che per quanto scomodo avrebbe dovuto portare a termine.
Il giovane uomo era stato più volte tenuto d'occhio, esaminato, valutato, e non era una valutazione positiva.
Incapace di divenire un pari dei propri Fratelli.
Non aveva più motivo di essere un Fratello, e in caso di fallimento nella propria strada per divenire un Abile, la sorte di costoro era una sola.
Per questo la donna raggiunse il non più fratello nella sala grande, dinnanzi alla vuota vasca.
Lo raggiunse alle spalle, mentre lui era ignaro di tutto.
Ignaro della presenza alle sue spalle, ignaro del suo fallimento, ignaro della sua sorte ormai segnata.
Lo raggiunse alle spalle e finalmente la donna compì quel atto di giustizia che un inetto come lui si sarebbe meritato fin dall'inizio, ma che sempre gli era stato negato per il suo essere Fratello.
Quel atto di crudeltà che sempre gli procurava una immensa estasi, quel momento di piacere, era ormai compiuto.
Finché della vita dell'inetto non rimase che un freddo corpo, circondato dal vitale sangue e lasciato cadere giù nella vasca.

La donna fece ritorno dai propri Maestri che la elevarono al ruolo che da tempo sapeva di meritare, e che finalmente era divenuto suo, aveva fatto suo!
In quel momento aveva raggiunto una nuova esistenza, il suo ingrato passato sarebbe stato solo una pagina sgualcita nel libro dei suoi ricordi.
Aveva una vita sua, un'altra vita, che lei aveva scelto e aveva curato, fino al raggiungimento di questo istante, di questo momento..

Avrebbe percorse le fredde strade del mondo consapevole del suo vero essere, della sua vera dote.
PoichP di falsità si adornava il suo volto e molto era celato, poiché di ingranaggi era composta la sua mente e come loro era fredda.


Poiché..

...molto più si cela sotto quelle spoglie di dolce fanciulla..
...molto più si nasconde sotto quel malizioso sorriso..
...molto più ha vita sotto quelle risate divertite..

Molto più si cela sotto Lascive..
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Immersa in un vasto mare di nebbie,
ella sostava.
Nessun destriero al suo fianco,
solo la sua fredda mente.
Sola sostava,
eretta sulle proprie gambe e in attesa della fine.
Una fine ed una morte,
il cui destinatario ancora ignoto era agli interessati.

Nel silenzio della notte si fecero avanti dei rumori,
pesanti passi di neri cavalli.
La donna scorse i due figuri,
che lenti si avvicinavano a lei.
Imponenti in groppa ai loro destrieri,
si ergevano dinnanzi a lei.
Nonostante la difficile visuale,
la donna riconobbe gli uomini.
I loro lineamenti e le caratteristiche,
erano quelli descritti dal mite Rey.
Erano loro gli uomini che cercava,
e che in quel luogo aveva deciso di attendere.
D'un tratto però, emerse dalle nebbie un terzo figuro.
Un uomo tozzo, avvolto da un nero mantello che impediva di vederne il viso.
Si avvicinò ai due uomini e si fermò in mezzo a loro, ma sostava pochi metri più indietro, come timoroso di avvicinarsi ulteriormente.
Dal modo in cui eran giunti, la donna, si rese conto chi dei tre era il burattinaio e chi la marionetta.

Così, nel silenzio, una voce si fece avanti.
Una voce roca, profonda e fredda come il cuore che le dava vita.
Voce che la donna non impiegò molto a riconoscere,
sebbene da lungo tempo non la sentiva.

Lascive, quanto tempo è trascorso dal nostro ultimo incontro? Invero, te lo chiedo poiché io stesso non lo ricordo; piuttosto rammento il luogo e son certo anche tu lo ricordi molto bene.
Una sala fredda, ampia, io sostavo su di una poltrona, impegnato in nulla di più difficile che fumare la mia pipa, mentre tu sedevi di fronte il tavolo, impegnata nello studio.


Terminato il discorso, rimase solo il sottile rumore del vento, che affiancava la nebbia nella valle.
La donna, rimase alcuni secondi a contemplare i tre figuri, prima i due sgherri e poi il tozzo uomo, infine diede la risposta desiderata.

Sì, rammento con dispiacere quel triste momento, triste come ogni momento vissuto in quella fredda sala, sui quei freddi libri.
Mentre voi, non facevate altro che riposarvi sulla poltrona, impegnato nella totale nullafacenza, finché solitamente, come quel ultima volta, giungeva rapida e nera quella vile donna, che con voce stridula mi ordinava di recarmi nella mia stanza poiché con il mio scribacchiare vi distraeva dal vostro importante riposo, padre.


L'uomo si levò il mantello che alto impediva di farsi riconoscere,
il viso apparve così dinnanzi a loro:
un barba incolta, occhi stanchi e neri, colorito pallido e pochi capelli arruffati e mal gestiti.
Appariva proprio come l'uomo che era diventato, ossessionato, corrotto prima dall'avidità ed ora dall'odio e dal risentimento.

Mia cara Lascive, immagino che tu sappia perchè mi trovo qui.
Per quanto ti sia ostinata a fuggire dal tuo passato e dalle tue azioni commesse, non sei riuscita a pieno nel tuo intento, e la mia presenza e dei miei amici qui, lo dimostra palesemente.


La donna ascoltava il discorso del padre in silenzio, ascoltava passivamente quel monologo intriso di pazzia.

Tu, con la tua ignobile colpa e misfatto, hai macchiato di un segno indelebile la nostra famiglia, la tua famiglia!!
Nel periodo in cui sei stata lontana dal focolare materno, siam divenuti zimbello e motivo di riso per gli altri.
Una moglie assassinata, e per giunta dalla propria figlia.
Un evento indecente che mi ha distrutto!!
Distrutto i miei affari, la mia reputazione e me!!
Un segno indelebile, come ho già detto, ma che ugualmente proverò a lavar via, userò un umido panno, riscaldato e riempito del tuo rosso e caldo sangue.


Mentre parlava l'uomo aveva continui sbalzi d'umore, a volte calmo e freddo, altre furibondo e dal tono violento, altre ancora quasi dormiente e con occhi socchiusi.
Con un gesto fece intendere alla donna di parlare, poiché molto aveva da dire ma se avesse proferito o meno non sarebbe ugualmente cambiato nulla, ciò che sarebbe accaduto di lì a poco era già deciso.

Padre, venite qui, nel mio nuovo presente, infrangete le fragili mura della mia nuova esistenza e vita.
Mi additate come l'origine delle vostre disgrazie, della inevitabile decadenza di ciò che siete e di ciò che vi circonda.
Mi minacciate di morte per giunta, ma quello che non capite e che mai potrete capire, è che non avete più alcun potere su di me, nessun diritto e nessun modo per impedire le mie scelte ed azioni.
Come potete non rendervi conto di ciò che siete divenuto, siete sempre stato un uomo corrotto dalla cupidigia, disonesto e pronto a commettere misfatti alla prima occasione se questi avrebbero potuto appesantire le vostre casse.
Ma l'odio che avete reso vostro alleato è divenuto con il tempo il vostro fardello, lo avete usato ma con il tempo avete fatto sì che fosse lui ad usare voi e siete divenuto un infimo burattino della vostra ira, come gli uomini di cui vi circondate.


Il padre della giovane, con voce irata e possente, rispose alle parole e alle accuse della figlia.

Non puoi giudicarmi, non ne hai il diritto!! Io ho tutto il potere che mi serve per fare ciò che voglio con te! Ho il potere di perdonarti, di punirti, di abbandonarti e di ucciderti se voglio! Perchè tu sei e sarai sempre mia figlia, quella povera sciocca che ha ucciso sua madre in un momento di idiozia misto a rabbia, la povera e mite ragazza che sostava sui libri per ore e ore senza mai sorridere al mondo e ringraziare dell'immensa generosità nostra per averti cresciuto e curata!

La donna, non attese un istante ancora per realizzare le proprie intenzioni.
Accadde tutto quasi in un momento.
Una mano immersa con rapidità dentro il mantello, un ampio salto vicino ai due uomini che colpiti caddero a terra, il cavalli spaventati fuggirono via e la bestia ancora presente nitrì con forza e si sollevò da terra intimorita, facendo cadere a terra il proprio padrone.

Due corpi, distesi a terra, circondati da una pozza di sangue che andava ad unirsi e ad allargarsi.
Nitriti di bestie spaventate in lontananza.
Un padre, non più considerato tale, giaceva a terra volgendo la schiena all'umido manto erboso, e con timore indietreggiava mentre la donna, puntava una sottile lama verso di lui.
Con passo lento ella avanzava, e con goffi movimenti, strisciando da terra lui indietreggiava, fino a che la ragazza non allungò la lama, impedendo i movimenti dell'uomo.
Ella ripose la spada, per un istante il sopravvissuto pensò di esser salvo e azzardò un sospiro, sospiro che si interruppe bruscamente quando la giovane si sedette sul tozzo corpo dell'uomo.
Protese il volto verso quello del padre, che esprimeva terrore dopo la rivelazione che la donna gli aveva posto di fronte.
E mentre i due volti era uno dinnanzi all'altro, ella sorrise e con voce serena esclamò.

Padre, sì, io posso sorridere, e mentre sorrido, uccido.
E posso bagnarmi le guance di lacrime artificiali e atteggiare il mio volto a seconda delle occasioni.
Questo sono divenuta, poiché tua figlia è già morta e per quanto tu non te ne sia accorto, giace defunta assieme al corpo della madre nella sua e tua fredda e vuota magione.


E poi fu solo un altro istante, un fiotto di sangue e fu solo un altra morte.

Immersa in un vasto mare di nebbie,
ella sostava.
Nessun destriero al suo fianco,
solo la sua fredda mente.
Sola sostava,
eretta sulle proprie gambe mentre contemplava il piacere.
Quella calda e sublime sensazione,
che toccava le sue labbra, sfiorava il suo seno, attraversava gambe e braccia e giungeva al cuore.
In quel lieto e peccaminoso momento..
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"La loro moralità, i loro princìpi sono uno stupido scherzo,
li mollano appena cominciano i problemi, sono bravi
solo quanto il mondo permette loro di esserlo,
te lo dimostro, quando le cose vanno male queste
persone civili e per bene, si sbranano fra di loro,
vedi io non sono un mostro. sono in anticipo sul percorso.
tu hai tutte le tue regole e pensi che ti salveranno?
non te ne fai niente di tutte le tue regole,
di tutta la tua forza, non te ne fai. niente.
"

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Quante lune eran trascorse dal patricidio commesso con piacevole diletto, eppure era sempre la stessa luna a solcare il freddo firmamento.

Il tempo era trascorso inesorabile come ogni volta ma vi son occasioni in cui avvenimenti considerati eccezionali ed unici, accadono in tempi ben più brevi di quanti si attenda e giungon inaspettati.
Un seme era stato piantato all'interno d'una grigia vallata, la sua vita accresciuta e curata con l'odio degli uomini ed il sangue dei nemici; eppure il destino beffardo ha calpestato il debole fiore appena nato e scosso la fragile terra su cui era cresciuto.

Dove prima vi era la vita brulicante d'un fiorente popolo ora vi erano macerie che esalavano morte e distruzione, entrambi doni che tale popolo era solito dispensare più che ricevere.

Eppure essi perseveravano senza tregua, spronati dal proprio cuore colmo d'ira e bramoso di grandezza, di gloria.
Così, quel morente fiore fu strappato dal terreno forse avvelenato dal troppo odio e posto non più all'interno d'una fredda vallata ma a ridosso d'una imponente montagna; non più nascosto ed impaurito dentro mura sicure ma fiero e possente, quasi a sfidare la magnificità delle montagne a loro vicine.

Un popolo bramoso di rinascita, colpito nella culla da un destino traditore ma ugualmente sopravvissuto e deciso come sempre e più che mai a rivivere.

Rivivere..
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Una Dea, celestiale e timorante visione.
Ella s'erge sul proprio glorioso destriero la cui grandezza è però insignificamente se paragonata all'immensa bellezza della Signora.
Visione che incute paura se non il terrore più puro nei cuori degli infedeli, coloro che oseranno esserLe avversari giungeranno presto a morte certa quanto dolorosa.
Visione che riempie i cuori d'ogni piacere, dono che con infinita grazia Ella conferisce ai suoi fedeli e ai suoi seguaci, coloro che han avuto l'astuzia di abbracciare la nuova fede.

Lo stupore sui loro occhi, l'ilarità sui loro visi, il timore nei loro cuori.
Come la Dea ch'Ella era poteva manovrare a piacimento gli uomini presenti, controllare i loro cuori e le loro menti con nient'altro che divina maestria.

Ed ella Le porgeva nient'altro che una grande ammirazione, poichè Lei incarnava tutto ciò che la donna voleva diventare, l'apoteosi della sua dote naturale.
Opporsi a Lei era un comportamento stupido quanto vano, seguire la corrente invece avrebbe portato solo giovamento alla sua persona, giovamento e grazie.
Un azzardo, senz'altro; le sue parole avrebbero lasciato trasparire la fede più intensa ma nel suo cuore si sarebbe celata la nera verità, un cuore che batteva per nessun'altro che sè stesso.


In una notte in cui il cielo si è tinto di rosso ed ha pianto lacrime nere, in una notte come questa tutto era cambiato.
I cuori degli uomini si erano spenti per rinascere a nuova vita, una vita vissuta all'ombra della Signora.
Sempre nell'ombra..
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Il tempo trascorso da quella notte portatrice del divino non era molto, eppure il clima non era già più lo stesso.
Alcuni uomini camminavano con passo più deciso dal solito, altri più timorosi, altri ancora non sapevano semplicemente dove andare e rimanevano immobili a rimuginare sul da farsi, ancora inconsapevoli che gli eventi erano accaduti e che volenti o nolenti ne avrebbero preso parte.

I primi uomini già intraprendevano discorsi sulla Signora, contemplando le nottate al fresco e rigraziandoLa per il dono concessogli.
Altri piuttosto tramavano malcelati complotti, poichè la nuova Dèa non era ben voluta da tutti, ma breve sarebbe stata la loro esistenza se avrebbero osato smascherare il proprio dissenso.

Mentre lei, lei aveva fatto la sua scelta.
Avrebbe mentito.
Avrebbe ingannato.
Avrebbe addirittura pregato, così facendo sarebbe sopravvisuta in quel turbinio di intolleranza.

Eppure, tutto questo le diveniva pesante ogni giorno di più.
Menzogna dopo menzogna, il peso della propria maschera si faceva sentire.
Maschera che le diveniva stretta, che mutava sempre più in fretta.
Dover alzare il capo e guardare sempre facce nuove, che odiava sempre più delle vecchie, doverle fissare negli occhi e chiamarle "concittadini" provovaca in lei una sensazione di disgusto.
Ma se il Destino avrebbe voluto, tutto ciò sarebbe presto cambiato.

Poichè nascosti nell'Ombra, essi tramavano..
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