Ruthrik
27-07-2007, 16:05
ERA DA QUALCHE ANNO A QUELLA PARTE CHE ORMAI AD“AMBROSIA” SI VERIFICAVANO INVERNI SEMPRE PIU FREDDI,CUPI E DESERTI. IL SOLE FACEVA FATICA A LEVARSI IN ALTO, LA NEBBIA SEMPRE PIU FITTA, IMPEDIVA AI CONTADINI E AI PASTORI, COSTRETTI A LAVORARE FUORI AL FREDDO, DI VEDERE CON CHIAREZZA E FERREA PRECISIONE IL CAMMINO DA PERCORRERE E IL LAVORO DA SVOLGERE. LE BESTIE DA PASCOLO, COL FREDDO E IL GELO, FATICAVANO A CAMMINARE, A CRESCERE E A PRODURRE LATTE, COSI ALCUNE DI LORO MORIVANO E VENIVANO ABBANDONATE NELLE DISTESE IMMENSE DI CAMPI. LE GIORNATE SEMBRAVANO INTERMINABILI E LA FATICA ACCUMULATA DURANTE IL GIORNO RENDEVA SEMPRE PIU DEBOLI E STANCHI I PADRI DI FAMIGLIE NUMEROSE CHE ASPETTAVANO DI ESSRE SFAMATE, ANCHE SOLO CON UN PEZZETTO DI PANE E UN BICCHIERE DI LATTE PRIVO DI SOSTANZE NUTRIENTI…
Quella sera, la pioggia batteva in maniera energica sul suolo, quando, un pastore, avendo fatto tardi, scendeva spedito dalle sinuose colline poco più distanti da Ambrosia dirigendo verso casa, come era sua consuetudine, il numeroso gregge che portava quotidianamente a brucare la soffice erba che affollava quei verdi prati.
Direttosi in una strettoia iniziò a costeggiare la poderosa montagna che anche se poco riusciva ad offrirgli un adeguato riparo da quella pioggia. Quando, poco più sotto, inizio ad udire delle voci, dei pianti che lo condussero dentro una grotta.
Entrando una vocina mite strillava nell’oscurità, uno scampanellio acuto. Un suono che non gli era famigliare. Cerco dentro la ruvida sacca che portava sempre con se una lanterna e dopo averla afferrata la accese.
Con gli occhi ancora appannati dalla troppa pioggia lancio un’ occhiata sul suolo e scorse dentro una cesta di vimini ornata con soffice paglia, una creatura dal viso splendido e dal corpo minuto, infreddolito e tremante per il troppo freddo.
Non esito un attimo a prendere la piccola creatura e metterla dentro il cappotto che serviva da riparo in quelle fredde sere.
Con il bastone fece cenno al gregge e inizio ad incamminarsi in maniera celere verso la sua piccola dimora, dove lo attendeva, come consuetudine, la sua consorte.
Appena giunto alle porte della casa inizio ad urlare e a bussare con forza alla porta. Appena aperta l’uomo pose subito il bimbo dinnanzi ad un caminetto che serviva a tenere calda la dimora iniziando a coccolarlo.
Man mano il bambino venne nutrito a dovere, cresciuto diventando sempre piu alto e robusto, si delineavano quelli che erano i lineamenti di un ragazzo virtuoso pronto ad aiutare quella coppia di pastori che egli stesso chiamava “madre” e “padre”, ignaro di tutto il suo passato.
Si divertiva ad andare al pascolo con il padre, le piacevano ogni specie di animale, giocava con tutti di essi, ma…. aveva un debole, un unico timore, odiava i pipistrelli, non riusciva nemmeno a guardare quelle che per lui erano “orribili creature”. Giunto all’ età di 10 anni inizio ad assaporare quelli che erano i gusti della natura, andava a fare lunghe passeggiate nei prati, nei boschi, si soffermava a dialogare con gli animali, li accarezzava, giocava, ma prima che il sole volgesse al termine tornava nella sua dimora.
Un giorno uscito dalla sua casa, andò lungo quel sentiero che percorreva ogni giorno, quando soffermatosi a parlare con un cittadino del luogo, si accorse che il sole volgendo a termine stava dando spazio alla luna, allora inizio a percorrere al chiaro di luna quel tortuoso sentiero.
Arrivato a meta della strada udì dietro un grosso arbusto degli zoccoli di un cavallo che poggiavano lentamente sul suolo, inizialmente preso da tanta paura inizio a correre, ma avendo preso un po di coraggio si arrestò, volse lo sguardo fisso in quell’ arbusto e disse: “chi siete??”
Non avendo nessuna risposta inizio ad avvicinarsi piano piano verso quell’albero, aveva il cuore che gli batteva all’impazzata e le gambe iniziavano a tremare sempre più per ogni passo che faceva verso l’albero.
Appena arrivato a fianco, raggirò il maestoso albero, ma non ebbe nemmeno il tempo di farlo che fu afferrato ad un braccio, notò un viso malvagio ma allo stesso tempo composto da lineamenti delicati che lo fissava in maniera disinvolta, chissà cosa avrebbe voluto….
Mentre lo stava fissando tutto un tratto senti un dolore atroce, come due pugnali di piccolo calibro infilzarsi rapidamente sul suo minuto collo e con la stessa rapidità uscire di nuovo.
Stramazzo al suolo privo di sensi ma ancora in vita, giacque per un paio di minuti sul suolo e appena alzatosi…… inizio a notare delle nuove sensazioni, frastornato dalle incantevoli parole di quell’uomo bevette un pò di sangue uscito dal taglio sul polso fatto poco prima dallo stesso uomo.
Dopo aver bevuto stramazzo di nuovo al suolo e cadde in un lungo sonno. Svegliatosi era stordito e ansimante ma riusciva a ragionare, molte cose erano cambiate in lui, sentiva, infatti svilupparsi nuove sensazioni. Era notte, non vi era alcuno spiraglio di luce ma lui distingueva benissimo tutto ciò che lo circondava, la foresta, le bestie, ma soprattutto riusciva a stare accanto ai pipistrelli, riusciva a comprendere anche il loro linguaggio. Si alzo e non riconoscendo più la sua umile dimora vago di grotta in grotta nutrendosi solo di caldo sangue… ma sapeva dove era diretto…. Ardeal.
In seguito a molte peripezie riuscì a trovare la città sotterranea e subito fu accolto dal re di essa Luirs Vladeki il quale osservandolo gli diede un nome: Ruthrik, appartenente alla mobilissima famiglia dei Vladeki.
Inizio a imparare quella che era l’arte della necromanzia divenendo sempre pi forte e potente ed essendo al continuo servizio del suo re.
Quella sera, la pioggia batteva in maniera energica sul suolo, quando, un pastore, avendo fatto tardi, scendeva spedito dalle sinuose colline poco più distanti da Ambrosia dirigendo verso casa, come era sua consuetudine, il numeroso gregge che portava quotidianamente a brucare la soffice erba che affollava quei verdi prati.
Direttosi in una strettoia iniziò a costeggiare la poderosa montagna che anche se poco riusciva ad offrirgli un adeguato riparo da quella pioggia. Quando, poco più sotto, inizio ad udire delle voci, dei pianti che lo condussero dentro una grotta.
Entrando una vocina mite strillava nell’oscurità, uno scampanellio acuto. Un suono che non gli era famigliare. Cerco dentro la ruvida sacca che portava sempre con se una lanterna e dopo averla afferrata la accese.
Con gli occhi ancora appannati dalla troppa pioggia lancio un’ occhiata sul suolo e scorse dentro una cesta di vimini ornata con soffice paglia, una creatura dal viso splendido e dal corpo minuto, infreddolito e tremante per il troppo freddo.
Non esito un attimo a prendere la piccola creatura e metterla dentro il cappotto che serviva da riparo in quelle fredde sere.
Con il bastone fece cenno al gregge e inizio ad incamminarsi in maniera celere verso la sua piccola dimora, dove lo attendeva, come consuetudine, la sua consorte.
Appena giunto alle porte della casa inizio ad urlare e a bussare con forza alla porta. Appena aperta l’uomo pose subito il bimbo dinnanzi ad un caminetto che serviva a tenere calda la dimora iniziando a coccolarlo.
Man mano il bambino venne nutrito a dovere, cresciuto diventando sempre piu alto e robusto, si delineavano quelli che erano i lineamenti di un ragazzo virtuoso pronto ad aiutare quella coppia di pastori che egli stesso chiamava “madre” e “padre”, ignaro di tutto il suo passato.
Si divertiva ad andare al pascolo con il padre, le piacevano ogni specie di animale, giocava con tutti di essi, ma…. aveva un debole, un unico timore, odiava i pipistrelli, non riusciva nemmeno a guardare quelle che per lui erano “orribili creature”. Giunto all’ età di 10 anni inizio ad assaporare quelli che erano i gusti della natura, andava a fare lunghe passeggiate nei prati, nei boschi, si soffermava a dialogare con gli animali, li accarezzava, giocava, ma prima che il sole volgesse al termine tornava nella sua dimora.
Un giorno uscito dalla sua casa, andò lungo quel sentiero che percorreva ogni giorno, quando soffermatosi a parlare con un cittadino del luogo, si accorse che il sole volgendo a termine stava dando spazio alla luna, allora inizio a percorrere al chiaro di luna quel tortuoso sentiero.
Arrivato a meta della strada udì dietro un grosso arbusto degli zoccoli di un cavallo che poggiavano lentamente sul suolo, inizialmente preso da tanta paura inizio a correre, ma avendo preso un po di coraggio si arrestò, volse lo sguardo fisso in quell’ arbusto e disse: “chi siete??”
Non avendo nessuna risposta inizio ad avvicinarsi piano piano verso quell’albero, aveva il cuore che gli batteva all’impazzata e le gambe iniziavano a tremare sempre più per ogni passo che faceva verso l’albero.
Appena arrivato a fianco, raggirò il maestoso albero, ma non ebbe nemmeno il tempo di farlo che fu afferrato ad un braccio, notò un viso malvagio ma allo stesso tempo composto da lineamenti delicati che lo fissava in maniera disinvolta, chissà cosa avrebbe voluto….
Mentre lo stava fissando tutto un tratto senti un dolore atroce, come due pugnali di piccolo calibro infilzarsi rapidamente sul suo minuto collo e con la stessa rapidità uscire di nuovo.
Stramazzo al suolo privo di sensi ma ancora in vita, giacque per un paio di minuti sul suolo e appena alzatosi…… inizio a notare delle nuove sensazioni, frastornato dalle incantevoli parole di quell’uomo bevette un pò di sangue uscito dal taglio sul polso fatto poco prima dallo stesso uomo.
Dopo aver bevuto stramazzo di nuovo al suolo e cadde in un lungo sonno. Svegliatosi era stordito e ansimante ma riusciva a ragionare, molte cose erano cambiate in lui, sentiva, infatti svilupparsi nuove sensazioni. Era notte, non vi era alcuno spiraglio di luce ma lui distingueva benissimo tutto ciò che lo circondava, la foresta, le bestie, ma soprattutto riusciva a stare accanto ai pipistrelli, riusciva a comprendere anche il loro linguaggio. Si alzo e non riconoscendo più la sua umile dimora vago di grotta in grotta nutrendosi solo di caldo sangue… ma sapeva dove era diretto…. Ardeal.
In seguito a molte peripezie riuscì a trovare la città sotterranea e subito fu accolto dal re di essa Luirs Vladeki il quale osservandolo gli diede un nome: Ruthrik, appartenente alla mobilissima famiglia dei Vladeki.
Inizio a imparare quella che era l’arte della necromanzia divenendo sempre pi forte e potente ed essendo al continuo servizio del suo re.