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View Full Version : Colombo e le ultime interpretazioni storiografiche


soloman kull
16-12-2006, 19:31
Articolo di Umberto Maiorca su Cristoforo Colombo del 2003, un po datato ma ancora attuale. Magari un po lungo ma secondo me neanche tanto. Dateci una letta e ditemi che ne pensate

Genovese, corso, provenzale, portoghese, greco,galiziano, inglese, tedesco o ebreo convertito. Di Cristoforo Colombo, come del poeta Omero, sono molti i paesi che ne vantano i natali e,puntualmente in occasione di grande eventi (Genova 2004 capitale europea della cultura), storici, geografi, esoterici, giornalisti e teorici del complotto tornano a discutere e a rilanciare tesi sulla figura del grande navigatore. Colombo già sapeva dell’esistenza delle Americhe? Era andato a colpo sicuro grazie a carte nautiche cinesi e a un mappamondo particolare? Possedeva capacità extrasensoriali che lo guidarono lungo la rotta oceanica? Era un inviato del pontefice, forse anche
figlio illegittimo di papa Cybo? Colombo discepolo esoterico dei Templari? Ebreo in cerca di una patria per i correligionari cacciati dalla Spagna? Sono tante le domande (senza risposta?) su Colombo e le sue scoperte, quante le ipotesi, a partire da quella che indica nel 1492 la scoperta “ufficiale” di una terra già visitata alcuni anni prima. Un’ipotesi che il biografo del navigatore ligure
fra’ Bartolomeo de Las Casas conferma indirettamente affermando che: “Colombo era tanto sicuro
di arrivare a scoprire ciò che effettivamente scoprì, quanto si può essere sicuri del possesso di un
oggetto che si tiene in una cassetta chiusa a chiave”.
Prima di addentrarsi in ipotesi e teorie, parliamo di storia, di dati oggettivi e della vita del
navigatore:
1451. Nasce a Genova tra il 25 agosto e il 31 ottobre.
1474-1476. Compie i primi viaggi in mare aperto, a Chio, nell’Egeo.
13 Agosto 1476. Giunge fortunosamente in Portogallo dopo un naufragio.
1476-1483. Si stabilisce a Lisbona da dove compie viaggi verso l’Inghilterra, l’Irlanda, forse
l’Islanda, gli arcipelaghi atlantici e le coste della Guinea.
1479-1480. Sposa Felipa Moniz Perestrello; dalla loro unione nascerà Diego.
1480-1482. Inizia la corrispondenza con il cartografo Paolo dal Pozzo Toscanelli.
1484. Propone a Giovanni II, re di Portogallo, il suo progetto, ma ne riceve un rifiuto.
1485. Morta la moglie Felipa, si trasferisce in Spagna, nella zona di Palos.
Gennaio 1486. Ad Alcalá de Henares, viene ricevuto dai Re Cattolici, ai quali espone il suo
progetto.
Agosto 1488. Nasce Ferdinando, figlio naturale di Colombo e di Beatriz Enriquez de Harana.
2 gennaio 1492. I Re Cattolici entrano vittoriosi in Granada, mettendo fine alla Reconquista.
17 aprile 1492. I sovrani sottoscrivono in questa data le Capitolazioni nell’accampamento reale di
Santa Fé.
3 agosto 1492. Al comando di tre imbarcazioni (Santa Maria, Niña-Santa Clara, Pinta-Santa
Giovanna) lascia il porto di Palos, iniziando il primo dei suoi quattro viaggi.
12 ottobre 1492. Viene avvistata l’isola di Guanahanì, l’indomani ribattezzata San Salvador,
nell’arcipelago delle Bahamas.
Ottobre-dicembre 1492. Vengono scoperte Santa Maria de la Concepción, Fernandina, Isabela, le
Islas de Arena, Cuba, il 27 ottobre, e Hispaniola, il 6 dicembre.
25 dicembre 1492. La Santa Maria naufraga; con i rottami viene edificata la fortezza della Navidad.
16 gennaio 1493. Le due caravelle rimaste intraprendono il viaggio di ritorno.
4 marzo 1493. La Niña, capitanata da Cristoforo Colombo, giunge a Lisbona, e il 15 marzo, dopo 32
settimane, rientra nel porto di Palos, concludendo così il primo viaggio.
20 maggio 1506 (in mezzo ci sono altri viaggi) ricevuti i sacramenti e vestito l’abito terziario
francescano, circondato dai figli, dai fratelli, dai servitori e dagli amici, muore a Valladolid.
Cristoforo Colombo, il primo artefice della scoperta del Nuovo Continente, in realtà fu il secondo a
mettervi piede (terzo se si contano gli indigeni) per alcuni, quarto e, scorrendo in basso la classifica,
sempre più indietro per altri. In America vi giunge con almeno 400 anni di ritardo rispetto ai
vichinghi che fondano alcuni villaggi sulle coste della Groenlandia e che, nulla vieta, dovrebbero
aver esplorato anche le coste del nord-America. Molto più affascinante l’ipotesi che vuole Colombo
preceduto anche dalle navi cinesi dell’ammiraglio Zheng He, spedito dagli imperatori Ming, in giro
per tutti gli oceani, in una sorta di circumnavigazione commerciale del globo. Una spedizione,
quella dell’ammiraglio eunuco, che avrebbe toccato l’Oceano Indiano, Capo Buona Speranza,
l’Atlantico, il Cile, il Pacifico, l’Australia e di nuovo la Cina. Questo almeno quaranta anni prima
del viaggio di Colombo che, comunque, fece uso di carte nautiche copiate da quelle cinesi a
Venezia nel 1428. Secondo altri studiosi, inoltre, Colombo venne preceduto dagli egizi, dai fenici e
anche dai romani (una testa di terracotta di epoca romana, recuperata durante uno scavo, custodita a
Città del Messico lo proverebbe). Ultima e non meno importante ipotesi indica nella dodicesima
tribù d’Israele, quella scomparsa, la colonizzazione del continente americano.
Ma la storia ufficiale continua ad indicare in Colombo e nel 12 ottobre 1492, sulle spiagge di San
Salvador, la persona, il giorno e il luogo della scoperta del Nuovo Mondo. Una scoperta ricca di
conseguenze e che, a differenza di quelle dei presunti predecessori del navigatore genovese, segnò
un punto di svolta nella storia dell’umanità. Una scoperta avvenuta anche in modo casuale.
Colombo navigò ad occidente per raggiungere le Indie e, invece, si trovò di fronte un continente. Ed
è su questo navigare affidandosi alla fortuna che alcuni studiosi nutrono qualche dubbio. Le scorte
di cibo e di acqua erano calcolate per un mese di navigazione. Quanto bastò a Colombo per
raggiungere le Americhe. Prende corpo, allora, l’ipotesi di Ruggero Marino che si basa sullo studio
della mappa del geografo turco Piri Re’is, disegnata nel 1513 e copiata da altre carte, tra cui una
segreta usata dal genovese. La mappa di Piri Re’is venne rinvenuta nel 1929 nei magazzini del
palazzo Topkapi di Istanbul e rappresenta nei minimi particolari la costa atlantica dell’America
meridionale e il Polo Sud (scoperto 300 anni dopo). Ma la particolarità risiede in una nota autografa
che recita: “Queste coste si chiamano litorale di Antilya. Sono state scoperte nell’anno 890 dell’era
araba”. Per il calendario gregoriano, quello occidentale, si tratta del 1485. Sette anni prima della
scoperta ufficiale. Secondo questa ipotesi, quindi, Colombo conosceva già la rotta da seguire e il
tempo di navigazione. Ciò spiegherebbe anche il carico di perline e specchietti per i selvaggi che
Colombo aveva con sé. In questo mistero si inserisce la figura di papa Innocenzo VIII, il genovese
Giovan Battista Cybo e che alcuni congetturano padre di Cristoforo Colombo. Ebbene Innocenzo
VIII muore una settimana prima che Colombo salpi da Palos, ma l’epigrafe tombale recita: “Novi
orbis suo aevo inventi gloria (nel suo pontificato la gloria della scoperta di un nuovo mondo)”. Una
precognizione?
Dagli archivi vaticani, inoltre, si attendono altre risposte. A partire dal mappamondo realizzato
precedentemente, su indicazioni di Colombo, la scoperta del Nuovo Mondo. E la tesi della
“riscoperta” dell’America torna anche negli studi di Marcello Staglieno. Colombo aveva già
raggiunto il Labrador e Santo Domingo nel 1477, quando si trovava imbarcato su una galea
portoghese diretto in Islanda. Testimonianza diretta viene fornita da Colombo stesso nelle
Capitolaciones (il contratto stipulato con la Corona di Spagna) e un’annotazione personale del
navigatore. Nel primo documento, redatto quattro mesi prima della partenza, si parla di un
“compenso di quello che ha già scoperto nei mari oceani”; nel secondo c’è un accenno agli
eschimesi del Labrador, scambiati per cinesi. Lo stesso Bartolomeo de Las Casas riporta come gli
indigeni di Santo Domingo giurassero “che uomini dalla faccia bianca erano stati nell’isola pochi
anni prima”.
Al di là delle suggestive ipotesi elencate rimangono alcuni dati di fatto che rendono unica la storia
del navigatore genovese. A partire dall’esperienza marinara di Cristoforo Colombo e che s’inquadra
affatto nella storia del suo tempo; così come il progetto di raggiungere l’Oriente navigando ad
Occidente. Un’idea che si stava imponendo negli ambienti scientifici ed eruditi dell’epoca: basti
ricordare l’influenza di Paolo dal Pozzo Toscanelli, con il quale Colombo e il fratello Bartolomeo
furono in contatto. Il navigatore ebbe il merito di concepire con maggior precisione tale disegno, rafforzandolo con la propria esperienza di uomo di mare. Giova, inoltre, ricordare che il progetto si
basava su un doppio errore geografico: che la Terra fosse molto più piccola e l’Asia molto più
estesa verso l’Europa. Cosa che rendeva realizzabile un viaggio che, con l’inattesa presenza di un
altro continente, si rivelò possibile. Ed è questo dato matematico che sta alla base degli impedimenti
che Colombo trovò sulla sua strada, più che le singolari ipotesi tramandate dalla “leggenda nera del
Medioevo”. Gli studiosi consultati dal re del Portogallo, Giovanni II, e quelli spagnoli, interrogati
dai Re Cattolici discussero esclusivamente da un punto di vista matematico e geografico. E
naturalmente non era in questione la sfericità della Terra, dato pienamente acquisito dalla cultura
geografica medievale, ma la sua dimensione.
Sulla figura di Colombo, infine, si accaniscono detrattori con ipotesi prive di fondamento,
interpretazioni non rispondenti ai risultati della ricerca storica. In questo senso si può intendere la
decisione del governo regionale dell’Andalusia di affidare al professore José Antonio Lorente,
direttore del laboratorio d’identificazione genetica dell’Università di Granata, una ricerca sul Dna di
Colombo per dimostrarne le origini spagnole. I risultati si conosceranno alla fine dell’anno ( la sicurezza non vi è ancora, da una notizia degli ultimi mesi sembra stiano confrontondo il DNA di italiani con il cognome colombo e spagnoli col cognome Colon paragonandoli ai presunti resti di Cristoforo Colombo, nd Soloman Kull)

Bibliografia essenziale

Colombo Cristoforo, Diario di bordo. Libro della prima navigazione e scoperta delle Indie, a cura
di Gaetano Ferro, Mursia, Milano 1985.
Colón Cristóbal, Textos y documentos completos, a cura di Consuelo Varela, Alianza, Madrid 1982,
p. 199.
Harvey Miles, L’isola delle mappe perdute, Rizzoli, Milano, 2001.
Heers Jacques, Cristoforo Colombo, trad. it., Rusconi, Milano 1983;
Menzies Gavin, 1421, la Cina scopre l’America, Carocci, Roma, 2002.
Morison Samuel Eliot, Cristoforo Colombo ammiraglio del Mare Oceano, trad. it., il Mulino,
Bologna 1985;
Staglieno Marcello, Cristoforo Colombo, 1892, Genova.
Taviani P. E., Cristoforo Colombo. La genesi della grande scoperta, Istituto Geografico De
Agostini, Novara 1974, 2 voll.;
Verlinden Charles, Cristoforo Colombo. Visione e perseveranza, trad. it., Edizioni Paoline, Roma
1985.
Wiesenthal Simon, Operazione Nuovo Mondo, trad. it., Garzanti, Milano 1991.

Bogardan
18-12-2006, 10:07
Prima di tutto: Colombo è genovese!
(c'è una casa di Colombo persino nel paese sperduto dove vivo io, e testimonianze della famiglia nella Parrocchia :rotfl: )


Detto questo per difendere dove vivo.... Davvero cose interessanti.. Ovvio che come in tutte le cose escono ipotesi azzardatissime, strano non siano uscite come al solito robe sugli alieni come in archeologia antica :awk:

Nel testo si è scordata un'altra popolazione che si pensa abbia toccato le Americhe ben prima di tutti gli altri: i Fenici
Anche se secondo me è un grande falso storico riporto il riassuntino che avevo fatto sul mio blog spulciando qua e là sulla rete:



Nel 1872 sulle coste del Brasile uno schiavo trova una pietra con strani segni. Il suo padrone fa una copia e la spedisce al Museo Nazionale di Rio. Gli studiosi ci mettono poco a capire di trovarsi davanti ad una iscrizione in caratteri fenici, ma quando cercano di studiare l'originale testo di Paraibo (ormai rinominato così dalla località in cui è stato trovato) scoprono che è scomparsa.
Come in molti di archeologia la trama si offusca di leggenda.
La pietra non si trova, spuntano appunti sull'iscrizione e quant'altro.....

La scrittura e la stilistica combaciano.
Nell'iscrizione l'autore dice di essere un marinaio di una delle innumerevoli navi della flotta partite dal Mar Rosso per circumnavigare l'Africa (fatto attestato da Erodoto). Ma una tremenda tempesta scatenata da Bhaal divise le navi durante il viaggio, e dopo innumerevoli giorni erano alfine sbarcati su questa terra.

Per quanto tutti combaci è difficile credere che la cosa sia potuta avvenire, sopratutto visto che l'originale della pietra è scomparsa e quindi non si possono fare prove per datarla. Se poi pensiamo alla navigazione di quei tempi, di solito diurna e sempre a vista delle coste; beh questi naufraghi per quanto sospinti dai monsoni verso il Brasile dovrebbero aver avuto una buona dose di fortuna per arrivare sani e salvi in Brasile.